“Garantisco io”. La faccia del professor Veronesi, uomo per tutte le sicurezze, campeggia sulla Gazzetta dello Sport. Non contento di garantire la totale affidabilità del nucleare, anzi di giurare su di esso, ora ci vende certezze anche sul ciclismo libero dal doping.

Forse andrà lui stesso al Giro d’Italia a scovare gli atleti che in segreto si bombano, facendo meglio degli stessi direttori sportivi? Farà l’ispettore Clouseau investigando negli spogliatoi? Nemmeno per idea: se ne rimarrà tranquillo a casa, perché la sua faccia e la sua garanzia sono soltanto parte di una sponsorizzazione, l’accoppiamento di un personaggio a un prodotto o un evento.

E del resto da medico dovrebbe sapere che andare a quasi 30 km all’ora su salite del 6 per cento, non si fa senza un consistente aiutino. Quindi cosa ci vuole garantire?

Ma del resto non ha nessuna importanza che Veronesi sappia davvero di ciclismo o di nucleare e nemmeno che se ne interessi, basta che ci metta la faccia, perché ormai la pubblicità non è soltanto l’anima del commercio, ma anche quella della politica. Se poi qualcuno sarà pizzicato con l’epo in tasca, basterà aprire un ripensamento, come è avvenuto per Fukushima. Questo è davvero sicuro.