
Anna Lombroso per il Simplicissimus
Se fosse viva Arendt sceglierebbe un altro titolo per il suo libro più citato, ma probabilmente molto poco letto. Lo chiamerebbe “la banalità dell’idiozia”. Che non riguarda solo i criminali cretini ma ancor più chi li segue ed esegue i loro ordini, ma ancora di più quelli che senza un utile vero e concreto li ammirano e li promuovono, forse solo per appagare quella vile vocazione ad omologarsi in quello che genialmente Arbasino ha definito lo snobismo di massa.
Non c’è nemmeno bisogno di commentare questo felice caso di eccellenza di banalità del cretinismo che non sappiamo se affligga di più l’intervistata o l’intervistatore.
A pronunciarsi sulla condizione femminile è Adriana Faranda per tale “Cosebellemagazine” che dischiude un contesto che francamente avevamo poco esplorato: la discriminazione nell’ambito della lotta armata e le pari opportunità nel terrorismo, compromesse dall’innegabile machismo che vi allignava. Infatti “La voce degli uomini nei momenti di decisione, come nei momenti di scelta e di preparazione alle “azioni” aveva un peso diverso rispetto a quella di noi donne. Noi avevamo una diversa sensibilità che avrebbe potuto incrinare la determinazione e pregiudicare la costanza” ci confida la campionessa di buoni sentimenti.
Facendoci supporre che laddove si fossero adottate opportune quote rosa il caso Moro avrebbe avuto un epilogo meno cruento in virtù, cito ancora, del fatto che “noi donne eravamo più legate agli affetti, alla vita passata, meno disposte ad annullare la nostra individualità per la collettività. Noi eravamo anche mamme. Sicuramente per un uomo sono stati più facili sia l’ingresso sia la permanenza nell’organizzazione”.
Ma povera Faranda allora aveva proprio sbagliato tutto, se pensava che l’appartenenza alla lotta armata avrebbe significato affrancamento dei diseredati, uomini e donne, e riscatto dal primato del profitto che colpisce uomini e donne, e le donne magari un po’ di più.
Si ci hanno fatto sapere che si è ricreduta. Nel suo personale revisionismo infatti precisa i contorni della militanza dell’impegno: “La militanza è un termine ostile perché presuppone omologazione, disciplina, poco spazio per il cambiamento, per l’individualità, per la diversità. E’ un obbligo. L’impegno, invece, è sempre ragionato ed è una scelta quotidiana che coinvolge la persona integralmente e dà massimo spazio alla creatività, alle idee e all’innovazione”.
Eh si dobbiamo intendere che quello che lei ha speso nelle Br fosse impegno. Ma tutto lascia intendere che quella che continua ad esercitare con tenace e sussiegosa determinazione nel campo della scemenza sia militanza, dura, pura e semplice. La stessa di chi la intervista, la stessa di chi ce la vomita in rete invece di far calare un rispettoso e doveroso silenzio, non certo sulla storia, ma sulle misere cronache dei protagonisti “nostro malgrado” di pagine tra le più oscure di questo paese


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@ Stai scherzando??? Quello era il titolo?
Hai ragione da restare senza parole….
dimenticavo una gemma del prestigioso sito in oggetto: l’intervista si intitola Una dilettante dai molti talenti. Non occorre commentare
infatti Nadia sarebbe obbligatoria per loro una certa “discrezione”, mica poi molto di più. Non esigo la vergogna il pentimento per carità, ne so anche poco. Ma come dici tu la decenza, quella si. Ma mi indigna di più l’ammirata adesione dell’imbecille che le offre il microfono.
Non é la prima volta che lo scrivo ma applicare la Damnatio memoriae che la saggezza pagana dell’Antica Roma riservava a chi si era macchiato di azioni turpi sembra proprio una cattiva idea? Mi é venuta la nausea a leggere queste dichiarazioni della Faranda sulla condizione femminile nel terrorismo…che avrebbero fatto avessero avuto stesso potere decisionale degli uomini, avrebbero reso le vittime del terrorismo “un pò meno morte”? Come si sarebbe realizzato il killeraggio soft al femminile?? Ma la decenza di non mostrarsi più, di non parlare più non ce l’hanno?…Mah!
il nostro ex gruppo ha canecallato il mio post. farò come le rapitrici seriali, li rischiverò e loro lo cancelleranno e così via.. ma è una battaglia persa immagino abbiano trasmesso il loro knowhow anche alle figlie
🙂 sì, meravigliosa la “militanza della scemenza”, che è una cosa che sta contagiando un numero discreto di femmine pennivendole:-), come quella che ha costruito questa intervista, come quella di chi le pubblica. Alla fine ha ragione Toscani: le donne italiane devono essere veramente pessime se quello che esce in edicola vestito da “femminile” è scritto da donne e pieno di merda. La rete non si salva, la merda si trasferisce nel web. Grande Anna, grandissima!