Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si è sacrosanto voler contribuire a svegliare un popolo indolente e accidioso. In tempi di sveglie digitali che proiettano l’ora sul soffitto, ronzano, pigolano, emettono vocette insinuanti e jingle persecutori un gruppo di donne per dare un segno di continuità con la storia che ritorna implacabile ha deciso di scuotere dal sonno le romane con l’antico collaudato starnazzare delle oche del Campidoglio. Arcaiche fino a un certo punto però perché la performance del risveglio, alla quale le signore sono invitate a presentarsi con “qualcosa di “ochesco” un abito bianco, un becco di cartone, piume, quello che si vuole, chi vuole avere il fiocco rosa, viola, fucsia, lilla, etc..” e con un cartello “con una frase che racconti quello che le donne vogliono. Esempio: voglio un lavoro che non sia precario, voglio che il mio essere donna venga raccontato dai media in maniera diversa, voglio decidere quando e come diventare madre, voglio poter girare per le città senza aver paura ecc.” sarà un flash mob. Che francamente ricorda i corvi o gli indiani metropolitani ingenuamente creativi ma purtroppo con poco seguito e innamorati della speranza che una risata possa seppellire allora il capitalismo e la Dc oggi più modestamente un premier felicemente affetto maniacali coazioni a sfondo sessuale.
Ma la provocazione delle autoproclamatesi ochette, ochette come quelle rosee signore vanerelle e ridenti che una volta piacevano tanto agli uomini ora piuttosto spaventati da altri esemplari femmina della specie umana, molto più feroci, pare non sia piaciuta affatto a gran parte delle più sussiegose e severe reduci dei fasti del “se non ora quando”, che hanno censurato le frivole esuberanze delle pennute e piumate del Campidoglio invocando serietà e sobrietà più consone a tempi che fanno rimpiangere le invasioni di popoli vicini ma ostili.

Anche perché è da un bel pezzo che Brenno e i suoi barbari sono già dentro Roma e si stanno dedicando al sacco della città e dell’intero Paese,