C’è qualcuno che quasi quasi si intenerisce per il Cavaliere, schiavo dei suoi vizi e dei suoi servi, per il potente che viene munto senza ritegno dagli amici, schernito dalle mignotte, trattato come un “pezzo di merda”, come un vecchio bavoso da sfruttare.
In effetti deve essere spaventoso leggersi in quelle intercettazioni, che sono lo specchio che non ha mai avuto, la verità che ha sempre evitato. Però Silvio raccoglie soltanto una piccola parte dei veleni che ha seminato in questi anni e di certo a me non suscita pena, tanto più che il ritratto a chiaroscuro che gli stanno facendo lo incanaglisce e lo peggiora sempre di più, portandolo a sfasciare tutto come un Erode delle istituzioni.
La pena me la fanno invece quegli italiani che non hanno intercettazioni in cui specchiarsi per comprendere la loro realtà e quella del Paese, per essere destati dal sonno e distolti dall’idolo costruito con la connivenza, con gli interessi, con la resa di fronte agli inganni e al peggio si sé.
Certo ora sanno che il grande conquistatore e scopatore idolatrato, il perenne cinquantenne truccato, è un vecchio col “culo flaccido” come dice la Minetti, repellente alla carne fresca che deve pagare, preso in giro dal mondo dei suoi clientes. Tristemente anche in questo scellerato tramonto, un’autobiografia del Paese.


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QUEL DIAVOLO CORNUTO DI BERLUSCONI E LE RAGIONI DELLA LA SUA VENDETTA
– Sconsiglio la lettura di questo articolo alle persone impressionabili –
Che Dio ci guardi dai cornuti che hanno raggiunto il potere!! La loro ira sarà tanto maggiore quanto, la loro condizione estetica, psicologica e culturale, risulti miserevole.
Se poi, il soggetto in questione, è basso, tozzo, pelato e con gli arti inferiori monchi ed arcuati e, il movente della sua frustrazione da corna, è imputabile a un capellone barbuto, prestante e colto, esponente di primo piano di “potere operaio”, sappiate che la sua sete vendetta, non conoscerà limiti di sorta, fino a patteggiare con il maligno gli ultimi brandelli della propria anima. Questo fatto, riconducibile ai tempi dell’università (e che qualsiasi altra persona normale, benché amareggiata, avrebbe vissuto come un doloroso incidente di percorso), ha ferito a morte l’amor proprio e l’orgoglio smisurato del nostro, allora, giovane Primo Ministro, alterando per sempre il suo stato di coscienza, la capacità critica e relativizzandone, così, i parametri di giudizio. Codificare il mondo, in puttane da usare come merce di soddisfazione sessuale e, in comunisti da sterminare, è l’estrema conseguenza di quello stato psicotico prodotto dal tradimento non contemplato e mai concepito e, dalla conseguente condizione di cornuto. Una ulteriore semplificazione, interviene a separare le donne in due sotto-gruppi dove, le brutte, sono sporche e comuniste, in antitesi con le belle, libere e compiacenti e, gli uomini, in sudditi scodinzolanti e sovversivi bolscevichi. I sudditi, in seguito, per ragioni diverse di carattere eccezionale, li potremo suddividere, in responsabili e traditori.
Il fatto che, in tutti questi anni, Berlusconi, non abbia mai speso una parola di condanna sul ventennio fascista e lo sterminio degli ebrei ad opera del nazismo (disertando platealmente le date più significative della storia d’Italia), la dice lunga sulla natura perversa delle sue convinzioni. Le varie amicizie e simpatie particolari (platealmente ostentate come traguardi personali di politica estera) con i vari dittatori africani e il compagno di merende Putin, sono un elemento importante, distintivo e significativo della visione socio-politica di questo inquietante personaggio.
La possessione, entra in ballo quando, il soggetto ferito e frustrato, non è in grado, per nessun motivo al mondo, di accettare la circostanza che ha prodotto una tale lacerazione e, pur di mettere in atto la sua vendetta, si appella all’intercessione e all’intrusione del maligno. In cambio, il Demonio, pretende una totale sudditanza e le consegne immediate di ogni sentimento della sfera umana che sia in contrasto con le ragioni del suo progetto necrofilo. Il potere economico, mediatico e politico, rappresentano le roccaforti all’interno delle quali le quali, i servi di Satana, pianificano strategie deputate all’omologazione del pensiero unico, al plagio, al raggiro e alla corruzione.
Siamo veramente in pochi oggi, nel mondo occidentale, in grado di riconoscere la presenza del maligno e, capaci di codificare alcuni atteggiamenti e specifici comportamenti che ne confermano l’esistenza e la sua portata distruttiva .
Le farneticazioni sistematiche del cavaliere Berlusconi, i loro contenuti contraddittori intrisi di menzogne lapalissiane che negano l’evidenza e l’oggettività dei fatti, una totale assenza di pudore e del sentimento di vergogna, sono alcuni dei caratteri distintivi e peculiari che tracciano un profilo sufficientemente esaustivo, al fine di confermare la possibilità di un intervento sovrannaturale di entità maligna.
Sbaglieremmo se immaginassimo il Demonio come un super eroe del male, atletico e impavido. Il suo aspetto, il più verosimile, è quello di un uomo piccolo e stupido, con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha solitamente un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui, la bugia, costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva, lo porta ad attribuire a quelli che, ritiene i suoi avversari e nemici, tutti suoi difetti a cominciare dalla menzogna.
Il nostro personale, piccolo diavolo italiano, essendo privo di qualsiasi forma di intelligenza, eccelle, per compensazione, in furbizia, scaltrezza, ovvietà e automatismo logico di difesa. L’assenza di etica e di morale, poi, gli permettono di espletare con maggiore forza, libertà e determinazione le sue strategie di delegittimazione e diffamazione, elevandole fino ai massimi livelli.
Questo individuo incarna il germe malefico dell’ossimoro al potere, riducendo la verità ad un inquietante esercizio di relativismo. E’ furbo ma stupido, infantile ma vecchio, generoso ma ladro, cattolico ma divorziato, paladino della famiglia ma puttaniere, socialista, ma di estrema destra.
E’ l’attore principale di una grottesca commedia dell’assurdo da suburra, dove tutto è il contrario di tutto e, qualsiasi ragionevolezza, buon senso e costrutto logico, vengono risucchiati dentro il vortice gelatinoso della mistificazione.
Per tutto questo, l’impostura (un vistoso apparato di falsità e di menzogne), contraddistingue la natura diabolica di Silvio Berlusconi che, nel tempo, si è affinata a tal punto, da rendere inconsistente il confine con la stessa verità.
Per questo signore del male, tutto si riduce a mero fatto personale ed effetto pirotecnico. Come dimenticare i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, scaturita dalla vanità, dalla sudditanza, dall’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un progetto eversivo e di vendetta!! “Mi chiedo se serva questo sacrificio”, afferma dopo la notizia di un nuovo caduto italiano in Afganistan! Contraddizione, incoerenza, totale assenza di autocritica e di pudore, si attestano a tare genetiche del posseduto.
Questo impostore, da oltre quindici anni, ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico e, nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato il suo potere e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere che persegue il suo progetto mefistofelico, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Pensare per un solo attimo che abbia a cuore le sorti di questo martoriato paese, è un’ingenuità grossa come una casa! Solo chi é stato vittima di un potente maleficio, causa la predisposizione, la potenzialità o le affinità caratteriali, può ancora credere ad una tale assurdità!
In verità, il diavolo Berlusconi, mira ad attuare il suo piano di distruzione etica, morale e materiale di questo covo di comunisti (l’Italia), per consegnare la sua vendetta nelle sudice mani di Satana in persona. Definirlo un politico, un imprenditore di successo, un piduista, un mafioso o un puttaniere, mortifica la verità e riduce il soggetto, a specifica e mera condizione umana. Berlusconi non è niente di tutto ciò! No è un politico, ma fa uso della politica, non è un imprenditore ma fa uso del potere economico, istituzionale e di tutti i privilegi del caso, per soddisfare le perversioni del suo Ego malato e posseduto.
L’attacco del nostro piccolo Diavolo alla scuola pubblica che, dichiara, essere terreno di coltura ideologico deputato ad inculcare idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie e spacciare per buoni, principi e valori sbagliati, è la dichiarazione delirante (ultima di una lunga lista di minchionerie) adottata allo scopo strategico di spostare l’attenzione sugli ultimi avvenimenti che lo riguardano; privati e giudiziari. Un’affermazione ipocrita e contraddittoria e che si scontra con la portata di fuoco diseducatrice delle sue tre reti commerciali, intrise di una tale volgarità, lordume morale e qualunquismo esistenziale, da trasfigurare l’ultimo lupanare di infimo ordine, in un collegio di orsoline. Quando irrompe nel programma di Gad Lerner, esaltando il 110 e lode conseguito da Nicol Minetti, viene da chiedersi se, le modalità attraverso le quali è giunta alla carica di consigliere regionale, siano le stesse messe in campo per laurearsi. Emilio Fede che chiede la tangente di 400.000 euro a Lele mora, per avere intercesso verso l’amico Berlusconi di un prestito a suo favore, non modifica in nessun modo i suoi rapporti con il Cavaliere. Al contrario, ne rafforza l’appartenenza e lo consacra a figlio naturale del suo venerabile Maestro del male, che vede i lui la realizzazione di tutti i suoi insegnamenti. L’atteggiamento irascibile e sprezzante e quel ghigno malefico, stemperato da un finto sorrisetto intriso di sarcasmo e di odio quando, solo ieri, il presidente Berlusconi, conferma la sua assoluta contrarietà ai matrimoni gay e alla possibilità di adozione per i single, sono gli elementi ascrivibili alla rappresentazione iconografica e simbolica dell’entità maligna. I sistematici attacchi ai giudici, alle istituzioni, alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica, si rivelano il continuo tentativo di alterare, manipolare e ribaltare la percezione della realtà, allo scopo di trasporre la vittima in carnefice e, viceversa.
Il diavolo non vuole la pace, ma cerca il conflitto perenne. Attraverso la menzogna e la mistificazione, ordisce la sua vendetta contro il mondo, contro Dio e, contro tutti gli uomini ragionevoli e di buon senso che, con i loro atti, gli rammentano, quella sua condizione di di analfabeta della vita e di eterno becco.
Quando la moglie Veronica, su Repubblica, lo definisce “un uomo malato” allertando la politica tutta, dal pericolo di un tale potere nelle sole, sue mani, intendeva comunicare al mondo intero (senza esplicitarlo) della sua natura demoniaca.
Per il nostro piccolo Diavolo, la vendetta, è il primario nutrimento. Nient’altro al mondo, può mitigare il dolore lacerante del suo orgoglio ferito, ne risvegliare le ragioni di un’autostima oramai defunta. Non esistono armi idonee e adatte a combattere una tale circostanza, tanto più, se il nostro piccolo Diavolo, può contare sulla cieca obbedienza di una nutrita schiera di, adepti, servi e chiassose tifoserie che operano compatti al fine di soddisfare ogni suo più subdolo desiderio, ordine e infamia.
Auspicare una rivolta popolare, morale e civile, di tutta la cittadinanza, conoscendo a priori, l’immobilismo atavico del popolo italiano e la sua congeniale codardia, è un esercizio di illusionismo che ci possiamo risparmiare. Non possiamo fare altro che appellarci in comunione, ad un intervento divino, ma sapendo che “Dio, ascolta le nostre preghiere se, egli stesso, le pronuncia con le nostre labbra”.
Gianni Tirelli
VITTORIO SGARBI: UN FENOMENO DA BARACCONE
Ascoltare dalla sgradevole voce di Vittorio Sgarbi la parola libertà, ripetuta come in un loop grottesco e irritante, mi procura un tale disagio che, solo una lunga serie di calci bene assestati al centro del suo culo, potrebbe placare la mia frustrazione.
A questo fenomeno da baraccone, la libertà è stata servita su un piatto d’argento, frutto del sacrificio di tutti quegli italiani che, alla farsa delle parole gridate e alla sceneggiata, hanno anteposto l’azione, la dignità e un decoroso silenzio. Una libertà, oggi, trasfigurata in licenza, diffamazione e improperio, adottata a proprio uso e consumo e assunta a quotidiana pratica relazionale. Questo personaggio inaffidabile, finto, abusivo, invalido e scadente, viene illegittimamente spacciato per un intellettuale, da tutto quel branco di caproni, incapaci e incompetenti che, nel brutalità dei suoi attacchi, intravedono il coronamento virtuale al loro stato di ignavia cronica, e una rivalsa ad una codardia, conclamata e connaturata.
Una astratta cerebralità e l’ostentazione urlata di una superiorità infondata, (non ascrivibile ad alcunché di tangibile e di ufficiale), sono le armi dello Sgarbi, a difesa di una insicurezza psicotica di fondo che, se sollecitata, rischia di degenerare in isteria compulsiva per poi, accanirsi sui nervi scoperti di una precaria autostima.
Un vile che si scaglia, senza un reale motivo e in forma plateale, contro gli inermi per poi, nell’ombra, lontano da sguardi indiscreti, ubbidire supinamente agli ordini impartiti dall’alto di chi lo foraggia, non è un uomo, ma il peggiore dei servi.
Quella che Vittorio Sgarbi vorrebbe fosse letta e accreditata come intelligenza, in verità è un’auto difesa camuffata da feroce indignazione, escogitata allo scopo di intimidire l’avversario, scoraggiandolo da ogni altra rimostranza.
Sgarbi, non è niente, non dice niente, non produce niente e non insegna niente. E’ il verso di se stesso; l’immagine iconografica di una inedita e moderna stupidità che, attraverso il filtro mediatico di un ripetuto repertorio circense da suburra, trasfigura la sua originaria inconsistenza culturale, in un eccentrico esercizio didattico.
Quando prende le difese di Silvio Berlusconi sul caso Ruby, assolvendolo in toto da ogni responsabilità morale, deontologica e politica, affermando di avere avuto, lui medesimo, rapporti sessuali con la marocchina (con l’intento, in questo modo, di sdrammatizzare la questione per sdoganarla come fisiologica e necessaria adducendone una sorta di privilegio ad personam), conferma, in questo modo, la sua natura servile e pusillanime, permeata di ipocrisia, narcisismo paranoide e codardia.
E’ il classico soggetto affetto dalla “sindrome della nonna”, la quale, sostituendosi alla madre naturale, riempie il piccolo Vittorino di morbose attenzioni, perdonandogli qualsiasi cosa e traducendo ogni suo gesto e pensiero, in un surrogato di genialità. Il risultato, poi, è lo Sgarbi che tutti conoscono. Quando, durante un contraddittorio, ha esaurito il vuoto del suo argomentare (precedentemente preparato a tavolino e affilato in modo tale da potere colpire a morte l’ignaro antagonista), si inceppa come un disco rotto, riproducendo, all’infinito e, con carica emotiva sempre maggiore, l’ultimo insulto della sua lunga e fiorita lista di improperi. Non c’è nulla di creativo, originale o di immaginifico nelle sue parole gridate, ma solo arido apprendimento scolastico, combinato ad buona dose di memoria. L’assenza, poi, di introspezione, di una corretta e coerente analisi delle circostanze e, un’incapacità di base ad addivenire a conclusioni oggettive, equidistanti da ogni interesse, privilegio e appartenenza, collocano lo Sgarbi, fuori da ogni dimensione che si possa definire o ritenere di natura intellettuale.
“E’ del poeta il fin la meraviglia, parlo dell’eccellente e non del goffo..” scriveva il grande Gianbattista Marino.
Il fine ultimo dello Sgarbismo è la meraviglia – lo stupore del telespettatore sovrastato dall’iperbole e quasi perso nel ginepraio letterario in cui la rappresentazione delle azioni più banali, viene amplificata con concetti di tronfia verbosità, che si sovrappongono senza sintesi. Più che a trasmettere nozioni e contenuti, Vittorio Sgarbi, mira ad esprimere sensazionalismi, effetti illusionistici, per stordire ed ammaliare chi ascolta. Ma Sgarbi non è Marino e, la sua, una platea di allocchi –
Gianni Tirelli
CARO BERLUSCA: L’AMERICA E’ FINITA
Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento.
Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo.
“Faremo la fine della Grecia”, ha dichiarato tempo addietro, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.
Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco. Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica): “un’altra cosa a fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità nella politica.” Da non crederci!!!!
Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.
Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo.
Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.
Gianni Tirelli
IMPOSTORI DAL CULO FLACCIDO
La cosa che, in maniera sconcertante e trasversale, accomuna e si pone come elemento caratteriale dominante, dei rappresentanti di questa maggioranza, è la menzogna. Ogni altro individuo esterno, che per qualche ragione, entri in contatto con questa gente, viene infettato in forma virale dal germe della mistificazione e della contraffazione della realtà. Un comportamento talmente diffuso nell’entourage berlusconiano, da essere assunto a normale pratica relazionale, confortata, inoltre, da una convinzione ostentata e gridata. Per queste persone (dal linguaggio banale e sempre volti a negare tutto ciò che è evidente), la bugia costituisce una regola e, la sua introiezione proiettiva, li porta ad attribuire agli avversari tutti i loro difetti; la menzogna in primis. Belpietro, Sallusti, Vittorio Feltri, Bondi, Cicchetto e Capezzone, per fare solo due nomi, sono l’espressione più esaustiva del livello di virulenza di una malattia che, per assuefazione, si è attestata a cronica patologia.
Sono questi gli impostori dal culo flaccido; flaccidi dentro, nell’anima e nel corpo. Loro, le vere puttane di questo caravanserraglio di moderni freaks plastificati, contraffatti dal bisturi della monnezza morale. Escrementi umanoidi partoriti dal mercimonio della loro dignità, dell’onore, degli affetti, e privati del piacere di una vera amicizia, sana, leale e disinteressata – immuni a tutto ciò che riguarda la sfera del sociale e il valore della solidarietà, insensibili ai drammatici problemi attinenti al disastro ambientale, morale, etico e ai loro effetti sulla società.
Oggi, il nostro paese, è rappresentato da questa inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di Berlusconi, è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia politica. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.
Cosa c’è di virile e carismatico, in un essere basso e chiatto che trascorre la gran parte del suo tempo al chiuso di cliniche di bellezza, fra estetiste e truccatori, chirurghi plastici, parrucchieri e miracolosi calzolai? In verità, quest’uomo, è al di fuori, di ogni tentazione, che sia di natura umana.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta, Emilio Fede o Lele Mora, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?
Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a baluardo di potere e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. Così, la contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.
Gli “Psicopatici Carismatici” sono mentitori solitamente potentati, dotati di qualche tipo di talento che affinano nel tempo allo scopo di manipolare gli altri. Generalmente, possiedono una capacità quasi demoniaca di persuasione agendo sulle debolezze e i lati peggiori della gente, per averne in cambio una totale sudditanza, il servilismo e, in certi casi, anche la vita. Possono essere leaders di sette, culti religiosi, fazioni politiche, assolutamente convinti dell’efficacia della loro opera di mistificazione.
Nella maggioranza dei casi, la pratica sistematica della menzogna è frutto di una completa mancanza di Autostima e, funzionale ad accreditare un ruolo nella società che, diversamente, per acclarata incapacità, sarebbe precluso. In sostanza è un Autodifesa nei confronti di un mondo che si ritiene ostile perché troppo strutturato.Hitler e Mussolini, del resto, sono l’esempio eclatante di un opera di mistificazione (la propaganda) pianificata a tavolino e dei suoi effetti deliranti. Un corto circuito nel sistema Rappresentativo, dall’immaginario al simbolo – dalla fantasia alla realtà.
La bugia è sempre un meccanismo di difesa. Molti ne fanno uso in situazioni di pericolo (dal bambino che ha fatto la marachella, all’adulto che, ragionando, ritiene sia più opportuno nascondere o alterare alcuni aspetti di una sua azione). Ma qual’è il suo significato profondo? Quando la bugia diventa un fatto “compulsivo” e, non dirne, crea disagio e la si vive come qualcosa di molto vicino alla realtà, tanto da vivere la quotidianità all’interno della bugia, a questo punto, entriamo nel campo della psicopatologia.Il vero problema non sta nel definire chi sia il “bugiardo patologico”, ma cosa induce a questa fuga dalla realtà e ad innescare quel meccanismo di difesa che ne genera la sua contraffazione. Emilio Fede che nega in maniera lapalissiana la telefonata con Lele Mora sulla spartizione di un prestito del Cavaliere, lo stesso Silvio Berlusconi che afferma con una spudoratezza sconcertante di non avere mai avuto rapporti sessuali a pagamento, invitando tutti alla sobrietà e, non più tardi di ieri, al rigore morale, Nicol Minetti che lo definisce “un pezzo di merda dal culo flaccido” mentre in diretta televisiva Lui la difende a spada tratta, elencandone i meriti e le capacità, tutto questo, rientra in una rappresentazione grottesca e patologica dell’impostura cronica e di un esercizio di manipolazione della realtà dei fatti. Tali deprecabil icomportamenti, per ragioni mediatiche e spirito di emulazione, tracimano dall’ambito in cui si consumano, per essere, in seguito, adottati e presi ad esempio da tutti coloro che si riconoscono, per affinità, in questa grave e moderna patologia. E oggi sono in tanti!
Devo infine aggiungere, per un dovere scientifico e completezza di analisi che, gli “impostori dal culo flaccido” (per la quasi totalità di sesso maschile), proprio in ragione dei comportamenti indotti da una tale patologia, sono destinati a portare le corna, vita natural durante. Questa miserevole e frustrante condizione di becchi, li porta a considerare ogni individuo, un possibile traditore, costringendoli in uno stato di perenne ansia, che solo nel rapporto a pagamento, li libera (momentaneamente) da quel pungente tormento psico-esistenziale.
Gianni Tirelli