C’è qualcuno che quasi quasi si intenerisce per il Cavaliere, schiavo dei suoi vizi e dei suoi servi, per il potente che viene munto senza ritegno dagli amici, schernito dalle mignotte, trattato come un “pezzo di merda”, come un vecchio bavoso da sfruttare.

In effetti deve essere spaventoso leggersi in quelle intercettazioni, che sono lo specchio che non ha mai avuto, la verità che ha sempre evitato. Però Silvio raccoglie soltanto una piccola parte dei veleni che ha seminato in questi anni e di certo a me non suscita pena, tanto più che il ritratto a chiaroscuro che gli stanno facendo lo incanaglisce e lo peggiora sempre di più, portandolo a sfasciare tutto come un Erode delle istituzioni.

La pena me la fanno invece quegli italiani che non hanno intercettazioni in cui specchiarsi per comprendere la loro realtà e quella del Paese, per essere destati dal sonno e distolti dall’idolo costruito con la connivenza, con gli interessi, con la resa di fronte agli inganni e al peggio si sé.

Certo ora sanno che il grande conquistatore e scopatore idolatrato, il perenne cinquantenne truccato, è un vecchio col “culo flaccido” come dice la Minetti, repellente alla carne fresca che deve pagare, preso in giro dal mondo dei suoi clientes. Tristemente anche in questo scellerato tramonto, un’autobiografia del Paese.