I messaggi che raccontano su come l’Italia viene vista all’estero, non lasciano scampo. Perché alle risate che suscita Berlusconi e la sua corte dei miracoli, alle barzellette che si raccontano, corrisponde in realtà un giudizio severo e sprezzante sugli italiani che per molti anni hanno votato il grande corruttore,  amato il clown,  coperto e giustificato il malato.

Forse non c’è migliore sintesi delle parole di una ragazza londinese, peraltro di orgine africana: ” ma che razza di gente siete?”

Dal momento che lavoro due giorni a settimana in Francia e che ho contatti frequentissimi con la Germania, trovo che non si saprebbe esprimere meglio il modo con cui si va sedimentando il giudizio sul nostro Paese.

E alla fine è anche ineccepibile: Berlusconi è stato l’alibi attraverso cui un’intera società ha assolto se stessa e i suoi vizi: le sue incapacità, l’amoralità, la corruttela, l’egoismo, la chiusura mentale. Un alibi per la mediocrità, per la mancanza di scrupoli,  per la mancanza di idee e per la mancanza di cuore.

Il danno è fatto e non sarà facile ripararlo. Non basterà certo una caduta del governo e  una buona uscita, un salvacondotto da parte di una politica ormai opaca, a far cambiare l’opinione che hanno di noi. Forse bisognerebbe che Berlusconi fosse chiamato a rispondere di tutti i suoi scheletri negli armadi, che almeno simbolicamente varcasse la porta di una prigione, che si dissipasse l’aura di connivenza o di omertà attorno a lui. Che l’intera corte dei miracoli  e dei servi vergognosi, venisse spazzata via. Che i profittatori diretti e indiretti del suo malgoverno pagassero le conseguenze.

Si solo così potremo cancellare almeno in parte il sospetto di complicità. Ed evitare di dirci: ma che razza di gente siamo.