C’è qualcosa di indecoroso in ciò che sta succedendo nel Pd. E non sono le divisioni continue su tutto, ma il fatto che esse avvengano sul nulla. Pretesti, spezzoni incoerenti di pensieri, bolle di sapone che vengono fabbricate per nascondere lotte di potere, interessi di cassetta elettorali e interessi non meglio specificati.

Rottamatori di Arcore, modem, router, Marchionne, primarie, liberisti improvvisati e forse compassionevoli contro apparati, Vendola o il terzo polo, lo Stato o il Papa: il calderone bolle come per la preparazione di un filtro magico. Ma è solo il veleno della non politica, della battaglia di apparati decrepiti tra loro e contro apparati in formazione. Tutti uniti però contro il proprio elettorato.

Un caos nel quale il discrimine tra una società più giusta e una più ingiusta finisce per diventare una nota a margine. Non dico uno straccio di programma, un brogliaccio d’azione, nemmeno più un’aspirazione. Anzi in qualche caso persino una remora fastidiosa. Ma che capsita vogliono dalla loro vita gli operai di Mirafiori, i pensionati, i precari, gli studenti, i nuovi poveri e tutti quei mentecatti che pensano all’etica, alla civiltà, alla legalità? Insomma a tutte queste cazzate?

E’ del tutto evidente  che in questo magma privo di un qualche senso per il Paese, bisogna dire che almeno il  Pd un segretario indiscusso ce l’ha: si chiama Silvio Berlusconi, l’unico che riesce a tenere assieme la congrega fermamente risoluta a niente. Senza di lui la P e la D schizzerebbero via impazzite.

Forse è solo per questa ragione, per questo furibondo e continuo tentato suicidio, che il Pd vuole cacciarlo: non sia mai che accetti senza mali di pancia un segretario.