Mi chiedo perché una rivista chieda ai propri lettori di esprimersi sull’uomo dell’anno, per poi non tenere conto del loro parere. Me lo chiedo e rispondo: perché Julian Assange, l’uomo scelto dai lettori di Time, era troppo imbarazzante per un magazine di stretta osservanza all’establishment.

Lo dimostra la scelta alternativa: quella di Mark Zuckenberg, il noto fondatore di Facebook. Ora nessuno nega che FB sia il più affermato social network e che forse meriterebbe una copertina, ma il suo creatore non ha inventato nulla, né dal punto di vista tecnico (è stato Andrew McCollum a metterci le mani), né ideativo (l’idea sostanziale è dovuta ai gemelli Winklevoss cui è stato riconosciuto un risarcimento di 65 milioni di dollari). Alla fine Zuckenberg  è diventato miliardario per caso, come dice il titolo di un romanzo-documento su di lui.

Allora diciamo che il tributo a Zuckenberg, nonostante le ombre sulla sua creazione, è dovuto al fatto che è il giovane più ricco del mondo. Siamo molto lontani dall’era dei miliardari in garage ai quali occorreva genio e intraprendenza. Qui siamo alla sola fortunata, astuta, forse ambigua intraprendenza. Diciamolo, il web, la gente, noi abbiamo creato Facebook e se non ci fosse, saremmo su qualche altro social network.

Ma il messaggio è proprio questo: eleggiamo Zuckenberg che è stato capace di farsi tanti soldi in accordo col potere, coi governi, spesso tradendo i suoi account, mentre Assange è solo un rompicoglioni che nemmeno è diventato ricco.

Modern Time