Berlusconi finge di ridere, ma i suoi sodali a cominciare da Letta per finire con l’apocalittico Frattini, si disperano. Evidentemente si aspettano che l’intreccio Putin- Gheddafi,  venga finalmente fuori in tutto il suo squallore di affari privati barattati a detrimento dell’interesse nazionale.

Ma già così il quadro è abbastanza chiaro e molto più fosco rispetto al risaputo scenario dei festini. Ciò che viene fuori dai cablogrammi che WikiLeaks sta sfornando è  il fatto che Silvio appare come un socio di minoranza sia dell’autocrate russo, sia del colonnello libico. Una specie di utile idiota per confondere le carte nella politica europea e occidentale.

Fino ad ora alcune mosse poco convincenti del premier sui gasdotti, sugli stessi contratti per il gas, sulla vendita di armi all’Iran e sul credito concesso a Gheddafi, venivano spacciati come il segnale di una certa autonomia della politica estera italiana. Un argomento che non dispiaceva nemmeno a a qualche leader della sinistra radicale.

Ora invece la cosa cambia aspetto, l’autonomia si trasforma in un’arlercchinesca  servitù di più padroni: il padrone Gheddafi che chiede famelicamente soldi ed accreditamenti, il padrone Putin che si serve di Berlusconi per i suoi disegni strategici e il padrone Usa al quale, per farci perdonare, concediamo sempre più uomini per la guerra afgana, nonostante le vittime e i costi ormai al di fuori delle nostre possibilità di bilancio.

I valletti del Cavaliere sanno che questo ribaltamento di prospettiva cancella quella idea del Berlusca vincente e protagonista per farne una specie utile idiota al servizio di chiunque possa offrigli qualcosa sul piano personale e dell’immagine. Insomma una sorta di femminiello della politica internazionale.

Altro che sciupafemmine. Non a caso oggi è da Gheddafi a ricevere la sua razione.