Quando la sostanza della democrazia comincia a mancare, allora ci si attacca alle formalità della stessa, ai cavilli e all’apparenza del dialogo. Così prima Maroni e poi i cosiddetti movimenti per la vita, dai e dai sono riusciti ad ottenere una specie di replica a “Vieni via con me”, come se ad ogni pensiero dovesse corrispondere un contropensiero: insomma una caricatura della libertà di espressione.
Stasera Vespa accogliendo il grido di dolore darà soddisfazione ai pro life, come amano chiamarsi tutti coloro che ritengono che un uomo non possa decidere della propria vita, seguendo pedisequamente gli ordini vaticani. Un nome stonato, da assicurazione, da belletto da spot.
Evidentemente sono raccomandati da uno degli editori di riferimento di Rai Uno a cui Vespa non può dire di no. Vabbé storia vecchia. Ma a quanto si sa ci si limiterà a presentare casi di persone in coma da molti anni.

E con questo cosa si vorrebbe dire? Quale valore ha il fatto che ci siano decine di persone la cui vita, ormai del tutto biologica, è supportata esclusivamente da macchine? Forse che questa realtà terribile, spesso edulcorata evitando di mandare in onda le immagini reali di questi corpi straziati, scalfisce minimamente la questione in gioco? Stabilisce che queste persone su sui si accanisce la medicina e la pessima coscienza di una Chiesa in confusione, abbiano scelto questa orrenda e inconscia dimensione di esistenza ? No di certo.

L’esistenza di questi casi significa che una comunità è assurdamente costretta a pensare che non si è padroni della propria vita perché essa apparterrebbe a una qualche entità metafisica? Nemmeno.

Non è neanche una testimonianza. Dimostra solo  l’accanimento di altri, del tutto estranei a quella condizione: dei medici e dell’egoismo di chi è disposto ad infliggere torture pur di avere l’illusione di una non morte. Cose umane e comprensibili, per qualche mese, forse per qualche anno, ma alla fine inumane e incomprensibili quando il tempo di questa sospensione vegetale va oltre la dignità.

Lo scopo, in questa Italia degradata e irrazionale, è solo quello di mettere sulla bilancia la semplice esistenza di certi casi, come se questo fosse una specie di contraltare all’elementare diritto di poter decidere di non vivere in condizioni di vita artificiale. Che è cosa ben diversa dall’eutanasia, come chiunque riesce a comprendere.

La semplice esistenza, non un discorso, non un convincimento, non un dibattito che peraltro sarebbe molto imbarazzante per i pro vita. Solo un’asserzione.

E questa in fondo non è altro che la televisione: l’esperienza e il pensiero artificiale che alimenta il nostro coma.