La giornata di oggi dovrebbe far comprendere qualcosa: che la fuoriuscita dal regime di Silvio non sarà né breve nè tanto meno indolore: i lunghi anni di ristagno del Paese e i problemi, le difficoltà, le cadute che si sono accumulate, sono come una lava compressa troppo a lungo e che darà luogo a un’eruzione.

Si può sperare, si può lavorare perché il vulcano non vada incontro a fenomeni esplosivi e distruttivi, ma a un’emissione che ricopra gradualmente la foresta di mostri sociali, economici e di costume prodotti dal berlusconismo. Un clima incandescente, ma controllabile attraverso dei veri e reali cambiamenti.

La cosa però non sembra chiara perché Fini, Casini e compagnia danzante sembrano orientarsi verso una specie di governo di responsabilità nazionale ovvero di irresponsabilità totale, guidato da qualche vecchio arnese centrodestrista, tipo Pisanu, che non abbia come obiettivo di riformare la legge elettorale e portare subito alle elezioni, ma di terminare la legislatura.

E’ la strada più facile per la destra italiana: darebbe qualche certezza ai parlamentari in eventuale fuoriuscita dal Pdl, garantirebbe loro la pensione e il tempo per prepararsi a mantenere la poltrona. Terrebbe buona anche la famelica Confindustria, darebbe qualche zuccherino all’elettorato della Lega, si manterrebbe Tremonti come ministro di un’economia allo sfascio, pur sapendo che il personaggio è del tutto inadeguato al compito. E infine continuerebbe a scucire la borsa per garantirsi l’appoggio della geriatria vaticana.

Sarebbe insomma un governo di ex complici, i quali seriamente pensano che dopo un ventennio in cui il Paese ha funzionato come se non ci fosse stata la caduta del muro, la globalizzazione, l’euro, l’ascesa dell’Asia, si possa aggiustare tutto con qualche pater, ave e gloria. Con un papocchio.

La cosa rassomiglia davvero al 25 luglio del ’43, quando i gerarchi “traditori” erano convinti di avere di avere un futuro politico. D’accordo, non abbiamo avuto una guerra, ma quando un Paese passa da avere il 5% del commercio mondale al 2%, quando è attraversato da un processo di deindustrializzazione senza avere un corposo terziario avanzato e per di più accanendosi contro la scuola di ogni ordine e grado, è esattamente come se venisse fuori da un conflitto.

Fini avrebbe nelle sue mani una grande carta per il futuro, ma se pensa di giocarsela con le scartine della prima, seconda e terza repubblica farà un errore clamoroso. Forse non ha ben capito di aver scoperchiato un vaso di Pandora, di aver aperto il camino della lava, probabilmente pensa che si tratti solo di mandare in pensione Silvio.

Ma non è così: è un ‘epoca, un Paese, un modo di essere che devono ritirarsi a vita privata e restare sulle pagine oscure della storia.