Scusate, ma è più forte di me, non riesco a sopportare le scemenze e bugie, specie quando sono così mischiate come nella vicenda dell’Afganistan. Quindi non riesco proprio a non tornare sull’argomento.

Ieri si è parlato di mettere le bombe sui quattro aerei che abbiamo laggiù e oggi la discussione impazza proprio su questo falso problema: visto che siamo laggiù ci dobbiamo essere con tutti i mezzi a disposizione.

Va bene, dimentichiamo pure l’assurdità della nostra presenza tra le montagne afgane, restringiamo l’orizzonte per vedere se ha un qualche senso la questione delle bombe o non bombe e se questo aderisce al concetto di essere laggiù con tutti i mezzi per preservare le vite dei nostri soldati.

Ora cosa c’entrino eventuali raid aerei con ordigni esplosivi per impedire i colpi a sorpresa della guerriglia, è un mistero doloroso. In questo modo si può far solo rappresaglia, finendo alla fine per accrescere vittime civili e ostilità. Tanto è vero che gli stessi tedeschi hanno deciso di ritirare i loro sei tornado.

Questo lo capisce chiunque, persino il ministro La Russa. Certo si potrebbe difendere meglio la vita dei nostri soldati, ma non decisioni che sono di pura demagogia. Bisognerebbe aggiornare i Lince con torrette automatiche per il tiro, bisognerebbe moltiplicare per almeno 4 o 5 volte il numero degli elicotteri presenti, inviare un certo numero di semoventi e obici. Tanto per fare qualche esempio. E affidarsi anche alla tecnologia più avanzata come quella dei droni, invece di sottrarla alle truppe per dislocarli altrove, come è avvenuto per il G8 a L’Aquila.

Tutto questo però costa enormemente e i soldi per offrire una maggiore protezione effettiva ai soldati non ci sono. Così il mondo politico si accapiglia su sciocchezze assurde come quella delle bombe d’aereo,  ma che a un’opinione pubblica disorientata e bombardata da fesserie, può fare qualche effetto.

E’ come se fosse in una palude nella quale non si può né avanzare, né tornare indietro, il frutto velenoso della cattiva coscienza con la quale siamo laggiù, della superficialità  e futilità delle decisioni, della mancanza di una qualsiasi politica estera, ormai ridotta all’accattonaggio molesto di qualche pacca sulle spalle.