In vista delle elezioni anticipate si mette in moto la grande macchina del vittimismo, quella che ancora riesce a far breccia fra le vittime del governo.

Non appena sceso dallo sgabello dello statista per caso, Berlusconi si è rinfrancato con qualche barzelletta sugli ebrei e immediatamente dopo ha cominciato a gridare di essere nel mirino dei magistrati rossi che lo vorrebbero eliminare.

Ma anche l’entourage ha aperto la stagione: finita l’eco dell’attentato con virgolette a Belpietro, ecco che Il Giornale, invidioso, urla di essere spiato. Tutto sta a vedere se, nell’ansia di fare dossieraggio, non abbiano finito per spiare per sbaglio anche se stessi.

E poi arriveranno le solite pallottole a Cicchitto o chi per lui, che è una bella rottura di balle per chi ha l’incarico di spedirle a intervalli regolari, lettere della mano nera a Cosentino in edizione anastatica, richieste di restituzione fondi a Scajola e magari qualche mail infamante a Capezzone, accusato di andare sia con gli uomini che con Berlusconi.

Impossibile non intenerirsi  di fronte al povero premier e ai suoi famigli minacciati, spiati, infangati.

Del resto, cosa ci vogliamo fare, le vittime non hanno tempo per il vittimismo.