In piazza ci sono i giornalisti e il popolo viola. Contro l’ennesimo bavaglio delle libertà: il divieto di pubblicare intercettazioni e persino di riassumerle. Il Pd non c’è, né in piazza né nelle dichiarazioni facendo ben comprendere che il provvedimento, salvo qualche correzione, non gli dispiace. La casta è casta anche quando alloggia nella dependance di una villa padronale.

Nemmeno ha esclamato “vergogna” la parola che da qualche tempo sembra aver sostituito la mancanza di parole. Ma non fermiamoci alle impressioni il Pd sta cercando dieci parole parole d’ordine da lanciare in caso si dovesse davvero arrivare alle elezioni anticipate. Qualcuna, come puro titolo ne ha raggranellata, ma le altre le sta cercando in giro.

Ma come in questa Italia disastrata e tormentata è poi così difficile trovare una decina di parole chiave? Non ci vuole certo la Settimana enigmistica per andare oltre l’ovvio di  lavoro, università, ricerca, giovani, green economy, quelle già collezionate. Chi lo sa, magari correttezza, onestà, rigore, conflitto di interessi.

Ma con dieci parole si fa poca strada: sono troppe e insieme troppo poco, anche la difficoltà di reperirle lo dimostra. Magari si può provare con qualche frase: basta precariato,  basta risparmi sulla scuola, basta corruzione, sì ai diritti civili. Sono 12 parole, un programma essenziale, ridotto all’osso, ma che significa qualcosa.

Purtroppo temo che lascerebbe l’opposizione senza parole.