A Mogliano Veneto il sindaco leghista vieta di cantare Bella Ciao durante la festa della Liberazione e vuole invece la patriottica Canzone del Piave. Ma quasi contemporaneamente il Trota, al secolo Renzo Bossi, dice che non tiferà Italia ai mondiali, in dispregio proprio dei valori espressi dall’inno ammesso a Mogliano.

Certo fra trote e batraci c’è poco da scegliere, fritti o in umido che siano, ma basta questo contrasto per capire quale sia la fanghiglia complicata e sconnessa in cui si muove il leghismo: xenofobia, paura del nuovo, becero campanilismo, clericalismo, protesta, insoddisfazione, baciapilismo, esasperazione, avidità. Molte diverse sostanze argillose tenute assieme dalla profonda ottusità che si è impadronita del Paese e che al contrario degli ingredienti in cui si sublima, è assolutamente limpida, quasi cristallina.

Proprio questo vasto repertorio di veleni ne costituisce il successo: può sdoganare la negatività che ciascuno si porta dietro e che esplodono proprio nei momenti di difficoltà. Ma naturalmente non può offrire che questo, coniugandolo con l’acqua sporca del berlusconismo.

Per una volta, il 25 aprile, possiamo fare a meno di sindaci bandisti e di trote con anossia cerebrale. Fossi lì,  Bella Ciao la canterei lo stesso, alla faccia delle preferenze comunali. Del resto proprio Bossi Renzo, il salmonide, ha detto che bisogna provare tutto nella vita. Bene noi proviamo Bella Ciao e lui provi vergogna per se stesso assieme ai suoi 13 mila elettori. Ciao bello.