Che ci sia una certa inconfessata sintonia tra alcuni aspetti dell’universo berlusconiano e quello delle gerarchie ecclesiastiche, lo dimostra anche  la comunicazione vaticana e “curiale” che precipita sempre più verso le forme, il  timbro e il vuoto di quella governativa: asserzioni senza riscontro, grottesche  grida come quelle di alcuni vescovi nei confronti  del mondo omosessuale e percorsi sempre più eticamente vacui.

Già in settimana in un post avevo notato come il portavoce vaticano si era invischiato in una singolare  giustificazione del fenomeno dei preti pedofili, asserendo che la pedofilia è un vizio diffuso anche in altri ambienti. Quindi in qualche modo giustificabile secondo la morale politica italiana per cui se una cosa viene fatta da molti diventa lecita o comunque giustificabile.

Ieri sempre lo stesso portavoce, Federico Lombardi, con una disarmante sicurezza e senza offrire alcuna argomentazione, ha sostenuto che il tentativo di coinvolgere direttamente il Pontefice nello scandalo del prete pedofilo di Monaco di Baviera, “è fallito”. Punto e basta.

In realtà la vicenda raccontata dalla Suddeutsche Zeitung, dimostra esattamente il contrario. La storia del prete resosi protagonista di ignobili seduzioni a Essen, non denunciato alla giustizia civile, anzi coperto e trasferito nella diocesi di Monaco, il cui arcivescovo era Ratzinger, non può che denunciare una certa corrività della Chiesa riguardo al fenomeno. Tanto più che nessuna punizione venne inflitta al sacerdote, anzi lo si lasciò libero di continuare ad esercitare il suo vizio. Una “distrazione”  che comunque trova qualche suggerimento nei documenti riservati della congregazione per la dottrina della fede, ex Sant’Uffizio.

Che oggi un ubbidiente vegliardo, al tempo vice di Ratzinger, si sia preso ogni colpa,  non è che dimostri più di tanto. Mettiamo pure che sia vero, ma  se un arcivescovo non viene informato di un fatto simile è perché egli stesso non considera queste cose abbastanza importanti oppure perché dentro la Chiesta stessa esistono reti di protezione  per i protagonisti di simili vicende. E non si arriva ai vertici di una diocesi ignorando queste cose. Un certo atteggiamento delle gerarchie,  comprese quelle arrivate a San Pietro, risulta evidente, altro che storie.

E’ facile chiedere scusa per gli errori di qualche secolo fa, ma sembra difficoltoso, mai davvero limpido o sincero attingere alla stessa umiltà quando si tratta di eventi dell’altro ieri. Così  invece di mondare la trave nel proprio occhio, si assiste a demenziali prese di posizione di alcuni porporati che trovano nell’assurdo un ottimo modo per non sondare la loro coscienza  e più in generale un continuo tentativo di imporre elementi di un’ etica confessionale. Tentazione che diventa più prepotente man mano che quella confessione e quell’etica la si sente così lontana da poterla contrattare.