Anna Lombroso
L’innocenza delle gambe
Si presentano tempi duri per le zampe delle sedie. È possibile che folti drappelli di neo vittoriane si dispongano a coprirle con pudiche mutandone, come forse vorrebbero fare con quella spudorata della Maya desnuda e soprattutto con le belle gambe femminile che campeggiano sul manifesto che pubblicizza la Festa dell’Unità.
Il Comitato di Se non ora quando -si c’è un comitato che sembrava tornato “in sonno” e che invece si direbbe svolga le funzioni un “Indice” con intenti censori – si è già espresso con la proverbiale indignazione che è la sua cifra: l’abbinamento tra lo slogan e l’immagine strumentale del corpo femminile ci lascia attonite. Il Comitato protesta contro l’uso del corpo femminile come veicolo di messaggi che non hanno nulla a che fare con esso e invita il Pd a ritirare la campagna anche come segno di rispetto nei confronti dei milioni di donne il cui voto è stato determinante nelle amministrative e nei referendum.
Siamo magnanimi: Se non ora quando non si era costituito quando l’Unità, proprio quella della Festa in oggetto, ha segnato il suo rilancio con un chiacchierato lato B e non si pretende censura a “posteriori”, di nome e di fatto.
Ma sono meno indulgente nei confronti dell’integralismo, che è da sempre nemico di circolazione di idee, bellezza, dialogo, dignità e indipendenza di pensiero senza pregiudizio. Certo la Festa dell’Unità le sbaglia tutte (e io personalmente lo penso di tutta la recente comunicazione del PD). Troppo commerciale o troppo arcaica, insomma si sa che alla sinistra non piace come si dipinge la sinistra e se l’anno scorso lo shaker è stato oggetto di critiche derisorie quest’anno è la volta della foto di una ragazza cui il vento, quel vento delle amministrative e dei referendum, solleva un po’ la gonna scoprendo le gambe. Gambe normali di una ragazza come tante, appoggiata a un muretto di una piazza di paese mentre chiacchiera con gli amici, o mentre aspetta un tram, gambe innocenti che non invitano non ammiccano non alludono, se non a quella piccola ingenua libertà che sentono le donne quando indossano una gonna un po’ corta e leggera che si muove con l’aria fresca. Una libertà che è minacciata da ben altro, più che dagli antichi schiaffoni di Scalfaro, dalle copertine dell’Espresso, dalle foto dell’Unità, e anche dalle attitudini sessuali del premier.
Minacciata dalle leggi, riforme e politiche dei ministri e delle ministre più che dai loro calendari, dall’oltraggio ai corpi e alla salute di lavoratrici e lavoratori i cui diritti e le cui conquiste sono stati travolti come optional che si possono erogare o levare arbitrariamente, dall’introduzione di una nuova disinvolta schiavitù imposta a disperati e disperate che approdano fortunosamente e sfortunatamente per loro ai nostri lidi unti dall’iniquo benessere, dal tentativo di far subire scelte che danneggiano il nostro ambiente e la nostra qualità di vota, dal progressivo impoverimento del futuro di uomini e donne, delle donne in particolare costrette alla subalternità professionale, alla precarietà, alla sostituzione obbligata e coattive di una sempre più esile rete di servizi.
L’ho già più volte scritto su questo blog, più che le perentoria ostentazione mediatica dei quarti di veline in Tv, dovrebbe preoccuparci un uso politico dei corpi che crea le condizioni per emarginare chi non è adeguato a una nuova “rispettabilità somatica”, che li esige tonici e palestrati, rivisitati dalla chirurgia e dalla chimica, eternamente giovani e dediti prioritariamente alla loro stessa manutenzione. In modo da persuaderci che è preferibile e desiderabile essere così e da farci rimuovere gli imperfetti, “riposti” nella lungodegenza dell’anonimato, di ospedali dove non è concesso morire con dignità, nella solitudine urbana, nella vecchiaia, nella condanna inesorabile della bruttezza che pare essere un’onta insopportabile.
La inadeguatezza a andare al di là di un manifesto con una immagine innocente e graziosa mi pare la manifestazione di una specie di “crampo democratico” che ci fa essere avari di riflessione su quello che veramente mette in pericolo le libertà personali e pubbliche e a rischio la possibilità allegra e leggera di guardare alla bellezza senza pregiudizi, quella di donne uomini bambini posti animali, che è poi anche il modo più pieno di realizzare un po’ di felicità.
Nadia Somma
Quel corpo senza testa
Il Pd romano per pubblicizzare il festival dell’Unità che si svolgerà dal 23 luglio alle Terme di Caracalla, ha adoperato l’immagine della parte inferiore del corpo di una donna con le gambe scoperte per un colpo d’aria che alza la gonna, sopra, campeggia lo slogan: Cambia il vento. Il comitato Se non Ora quando che ha portato in piazza il 13 febbraio scorso un milione di manifestanti, in maggioranza donne, per protestare contro l’umiliazione delle donne fatta dalla politica e dai comportamenti di Silvio Berlusconi, ne ha chiesto il ritiro.
La manifestazione del 13 febbraio, organizzata dalle donne è stata, forse, il primo segnale che il vento era cambiato, che nella società italiana ricominciava a circolare il pensiero e la voglia di partecipare alla vita politica.
Un manifesto è solo un manifesto, ma con le immagini e il linguaggio comunichiamo pensieri e sentimenti. Da anni le televisioni di Berlusconi prima, seguite poi dalla Rai, hanno mostrato replicate in veline, letterine, meteorine, lo stereotipo della donna bella e senza cervello. Lo stesso messaggio è stato tradotto in molte immagini pubblicitarie che ritraggono parti inferiori di corpi femminili. Corpi senza testa proprio come il manifesto proposto dal partito democratico romano.
Una donna con un corpo senza testa, è così che ha scelto di rivolgersi alle sue elettrici e ai suoi elettori il partito democratico romano, festeggiando il cambiamento del vento. Eppure è stato anche grazie ai cervelli delle donne che hanno votato alle elezioni amministrative, la scorsa primavera, se il vento è cambiato, ed è anche grazie ai cervelli delle donne che hanno votato i referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento che il vento è cambiato.
Alle elettrici del partito democratico, alle donne dei comitati Se non Ora quando, e di tutti i comitati i gruppi, le associazioni, le lavoratrici precarie che si stanno battendo contro la regressione culturale che sta colpendo in Italia le donne, non resta forse che una desolante considerazione: in alcuni cervelli, purtroppo, tira solamente quell’aria, e quei cervelli sono trasversali ai partiti dell’arco costituzionale.


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@Lauilla certo che invece una gonna che si solleva è una genialata di una originalità sconvolgente…..Marylin Monroe….cavoli che trovata!!!!
Trovo poi davvero agghiacciante e degno di un realismo socialista di trombonistica memoria immaginare la raffigurazione di una donna su una vela che va col vento in poppa e i capelli al vento (verso il sol dell’avvenir, I suppose)!
Mi ripeto: un po’ di senso del ridicolo, suvvia!
Oh signore mio! Ma davvero le donne non hanno ancora fatto pace con il loro corpo…sto leggendo in ogni dove deliri Vittoriani di donne ossessivamente fissate sullo scandalo delle zampette semi-scoperte del manifesto della Festa dell’Unità…il senonoraquandismo sta rilanciando gli aspetti più noiosi e banali e cretini del peggior femminismo.
W Anna Lombroso!
Condivivo Laulilla: Cerchiamo di non essere ridicole, il ridicolo uccide!
25 giugno 2011 alle 18:33
Io non vedo nel messaggio altro che una pudica mano che, trattenendo la gonna, rovescia l’immagine sexy di Marylin Monroe nel famoso film “Quando la moglie é in vacanza” di Billy Wilder: il vento è cambiato, perché non gli permettiamo più di sollevarci maliziosamente le gonne! Tutto qui, mi pare. Mi annoia molto il bacchettonismo talebano. Le donne hanno imparato a pretendere il rispetto anche quando indossano la minigonna, che vogliono indossare in piena libertà!
I problemi delle donne, oggi, sono altri, mi pare!
Cerchiamo di non essere ridicole, per piacere, perché il ridicolo uccide.
@Massimo non pretendo che tu sia un aficionado de il Simplicissimus, per carità. Ma posso assicurarti che in questo contesto si parla e si scrive tutti i giorno proprio del “ben altro” e c’è appunto la bella inclinazione al ragionare insieme. Ormai desueta purtroppo e sopraffatta da pregiudizio e da un rancoroso antagonismo. Ma qui no come mi pare dimostri anche questo contraddittorio
Quel manifesto si liquida con una battuta. Capita a tutti di dire o fare una cosa maschilista. Ma una volta segnalato sarebbe saggio riconoscerlo e magari chiedere scusa invece di mettersi a ciurlare nel manico.
Certo, un partito reduce da una battaglia contro la strumentalizzazione del corpo femminile dovrebbe stare un po’ più attento, ma non è un mistero che parte della sinistra quella battaglia l’ha condotta solo in chiave antiberlusconiana.
Quello che però è curioso è che si apra un topic, mettendo persino due tesi a confronto e poi si dica che di ben altro ci si deve occupare. Bene, potevate fare un topic su questo ben altro.
posso postare la foto del mio lato B?
E…posso dire che la foto mi piace un sacco perché non penso siano gambe di donna ma di Trans? Il che mi fa pensare ad una bella trovata divertente?
🙂
Vabbe’ io comunque voto per la tesi Anna Lombroso 🙂
p.s. a chi mi devo rivolgere per un aiutino? Io il Senonoraquando non lo reggo chiù! 🙂 avevo appena riacceso il sorriso all’idea di tornare finalmente a parlare di donne fra donne e mi ritrovo infastidita dalla stessa insopportabile “pesantezza” di allora e delle Senonoraquando…oddio io non sopporto più le senonoraquando!
alla fine di una giornata scandita da avvenimenti drammatici e inquietanti: la riproposizione del provvedimento sulle intercettazioni, il caso Napoli, l’arrivo di altri disperati, un imbecille che oltraggia in diretta una donna avversaria politica, ecco il livello tossico che – non qui per fortuna – ha raggiunto la polemica su questo tema, mi pare inappropriato. Ha ragione Nadia, conta anche il crearsi grazie a un linguaggio e a una comunicazione idiota o aberrante o tutte e due le cose, di un clima poco favorevole al raggiungimento di standard desiderabili di rispetto e dignità. Che però io sempre di più vista la deriva verso al quale stanno andando il Paese e l’intero assetto democratico, esigo per tutti i cittadini e anche per quelli che vorrebbero diventarlo. Qualche giorno fa Ritanna Armeni proponeva una piattaforma elaborata dalle donne in materia di riforme. Ebbene al clima di disgregazione e di perdita di autorevolezza dello stato e delle istituzioni, alla distruzione dei valori del lavoro e delle conquiste dei lavoratori, alla rivalsa di un capitalismo ottuso e regressivo, alla invasione che si compie nelle nostre vite per reprimere attitudini e istanze, all’erosione della coesione sociale, allo stravolgimento della legalità, della giustizia, dei più elementari rpincipi di equità, si pensa veramente di rispondere con un riformismo di genere? si pensa davvero ancora che possediamo valori e specificità tali, come una corporazione femminile, di rompere l’immondo sodalizio che si è creato tra un regime plutocratico e una sistema imprenditoriale che farnetica di modernità e globalizzazione ma impegnato unicamente al consoldiamento di profitti senza rischi senza iniziativa e sulla pelle di tutto il paese? io credo che questa sia una emergenza che richiede la mobilitazione di tutte le forze ancora sane e un formidabile impegno creativo, civile, culturale e morale. Sono arcaica ma certo non mi aspetto che l’impulso venga dai partiti tradizionali. Ma non certo per un manifesto francamente brutto, ma credo ingenuo. però non me lo aspetto nemmeno da una leadership di genere autoproclamatasi tale, se il se non ora quando, dopo la manifestazione, cui ho aderito per il contenuto antigovernativo, ha avuto prima di oggi, una sola sortita nazionale che richiamava le discutibili quote rosa. Non una presa di posizione sulle politiche sociali (è ridicolo chiamatrle così) sui provvedimenti sull’immigrazione (non arrivano anche donne qui?) sulla stretta sulla giustizia, sulla lgge sul testamentio biologico e così via.. E’ che qui ci avvolgiamo intorno all’orrenda spirale su cui si arrrotolano bisogni diritti profitto e speculazione. E tutti indistintamente ne subiamo la pressione. Si una volta si diceva non perdiamoci in battaglie di retroguardia, libertà e dignità non lo sono, ma bisogna anche battersi sui terreni giusti invece di abbandonarci a scaramucce che distraggono dal fronte di guerra.
@alberto delle strumentalizzazioni temo ce ne siano da qualche parte sicuramente. Ma ad esempio oggi, una deputata è stata apostrofata da un un deputato che se non ricordo male che le abbia detto che aveva una bella sopresa per lei sotto le mutande. C’è un clima di grande imbarbarimento, anche considerando le immagini di pubblcitari che mettono in scena foto di corpi di donne che escono dai bauli delle auto, o con un foro di proiettile in testa, o incaprettate eccetera Mi rendo conto molto bene, che i problemi delle donne (e non solo delle donne) sono molto più gravi se si pensa al precariato, all’età pensionabile, all’impoverimento, alla violenza che aumeterà perché esploderanno conflitti sempre più forti a causa delle tensioni legate alla precaroetà, e le poitiche a sostegno delle vittime di violenza, o di altre politiche di sostegno alle famiglie saranno sempre meno. Ma temo che il linguaggio con cui si parla delle donne e alle donne, compreso quello delle immagini, rispecchi esattamente questo clima. Per questo ci vorrebbe, in questo contesto, una maggiore attenzione al lingaggio soprattutto da parte di quelle forze politiche che si dicono alternative a certe beceraggini e che si dicono vicine alle problematiche delle donne.
ti riferisci all’allungamento dell’età pensionabile?
Bè Nadia in effetti stanno succedendo cose che per gli uomini e le donne di questo Paese, per la società civile sono ben più importanti, anche perché possono portare a danni molto maggiori o a reificare gli spettri che stanno dietro a questa vicenda . Ovviamente questo lo dico non tanto a te che ti occupi direttamente dei problemi femminili e dunque hai antenne molto sintonizzate su questo ed è giusto che intervenga. Lo dico soprattutto a chi è in qualche osservatorio privilegiato in tutti i sensi sulla realtà del Paese ed enfatizza questa piccola gaffe comunicativa del Pd, tra l’altro ideata da donne, evitando di impegnarsi nella salvezza vera da politiche che quelle sì sono in agguato contro le donne. Domani anzi penso che darò un post in questo senso. Post da quale ti dico fin d’ora non riguarda te.
FATTO SALVO TUTTO, se rimane un pò di leggerezza il manifesto comunica il vento che sbarazzino sconvolge il tran-tran quotidiano senza tuttavia stravolgere nulla. E’ rassicurante e sbarazzino: mi è capitato due giorni fa di sorridere con una ragazza che cercava di contrastare il vento in mezzo alle bocche di Bonifacio. Ci è riuscita benissimo e un sorriso ha levato il mio imbarazzo. Di quella ragazza hanno parlato di più i suoi gesti successivi (scaricava dall’auto una cassa d’acqua per contrastare i prezzi esosi dell’albergo), la sua compostezza al convegno e gli appunti che ha preso con diligenza- Le domande successive ed una intelligenza vivace. Credo che l’immagine di una donna che lavora ed è presente non sia quella ella Signora Binetti o della Signora Santachè ma quella normale che vediamo tutti i giorni. Certo la ragazza nel manifesto è giovane…. spero che il vecchio PD si sciolga nei fumi della decomposizione ed emerga il nuovo: garbato ma vivo. (Una volta tanto che c’è un manifesto che buca volete censuralo? Ridateci il direttore donna dell’Unità: Era troppo carina oltre ad essere pungente?
è la sindrome del emachevoletechesiaparliamodicosepiùimportantilasciamolilavorarelasciatecilavorare e così che ci si allena a non pensare, c’é sempre qualcosa di più importante….di cui pensare…diffido di chi mi dice a che cosa è meglio che si pensi o non si pensi….
Drammatico non è il manifesto. E normali sono le proteste. Peraltro tranquille e formali. Come fossero pensate per mettere almeno qualcosa a verbale. Drammatiche sono le reazioni difensive, minimizzanti, banalizzanti, relativizzanti, giustificanti. Son queste che fanno scattare l’allarme. Dello stesso tenore di quelle che abbiamo letto per mesi sul Giornale. Ah, il moralismo, l’integralismo! Forse manca quella che invita ad avere il senso dell’umorismo.
Sono perplesso, il manifesta non è in se particolarmente inelegante però certo sarebbe stato molto meglio avere una ragazza a figura intera, con il vento che scuote il vestito, tenuto da una mano, i capelli al vento ed un cappello tenuto a fatica con l’altra mano o volato via (o senza cappello…ma non so pk mi piaceva molto l’immagine).
Detto questo si saranno rivolti ad un’agenzia pubblicitaria che come sempre avrà pensato che mettere due belle gambe funziona ed è meno impegnativo che pensare davvero un bel manifesto.
Non facciamone un dramma (i problemi sono altri) ma facciamo presente ai responsabili di questo manifesto che bisogna prestare più attenzione anche a simili dettagli.
Perché con l’arte posso proporre, o descrivere un disagio, questo manifesto si propone come invito a partecipare ad una inziativa che parla di vento del cambiamento, per poi riproporre gli stessi streotipi ammuffiti …..Lo sai cosa avrei visto davvero ironico? Cambia il vento: le gambe di un uomo sotto un kilt svolazzante e le mani poste a fermarlo proprio come la posa di Marilyn, e una donna magari in piedi accanto ad una vela col vento in poppa e i capelli al vento..ma questo avrebbe implicato la capacità di immaginare altre situazioni, differenti, ma la fantasia e l’ironia è difficile che appartengano alle intellighenzie di partito….
p.s il fatto che si ragioni e si analizzino certi linguaggi non vuole dire che non ci si preoccupi del tentativo di fermare le intercettazioni che sta facendo il pdl in Parlamento con Alfano e la solita cricca….
Il manifesto del Pd è indifendibile, poche scuse.
Che sia sessismo soft invece che hard fa poca differenza riguardo la direzione del vento.
@intendevo dire meno giocabile da un punto di vista dell’attenzione e della visibilità pubblicitaria. Per il resto ti ho già risposto prima.
Perché non deve c’entrare l’arte? Era la stessa situazione, se certi ragionamenti valgono in una situazione devono valere sempre, altrimenti non sono euristici, ovvero conoscitivi. . E poi si parla di immaginario femminile o del tuo immaginario o di quello di signore che se la testa l’abolisce il direttore dell’unità gli va benissimo e se invece lo fanno altri gridano allo scandalo? Perché la protesta, fu molto più flebile e soprattutto non supportato per ovvi motivi da chi lavora nell’informazione e ha dunque un ruolo privilegiato e propulsivo. Se è così allora certo ha ragione la Zanardo: c’è molta ipocrisia di tipo maschile che si è insinuata sottopelle. Io dico che ci dovrebbe un criterio di giudizio meno automatico, meno trancio di tonno. Immagino che se fosse stato il contrario se ci fosse stata la donna con i capelli al vento e l’uomo solo dalla cintola, si sarebbe potuto benissimo riferire la cosa alla volontà di riproporre l’immaginario dell’uomo padre padrone, l’allegoria di un rapporto tutto maschilista.
Purtroppo la realtà è assai più complessa e i padroni che non hanno sesso, se la ridono di fronte a queste querelle di giornata che distraggono da una situazione drammatica.
Trovo agghiacciante il dibattito che si sta facendo sui significati reconditi di una comunicazione sicuramente non efficace, come è da lungo tempo quella del PD.
Concordo con Anna sul fatto che il problema è la bassissima soglia di irritabilità di una parte di movimenti che hanno raccolto molto consenso su temi di ben altra caratura e ora lo spendono su questioni assolutamente marginali.
Compio quest’anno quarant’anni di battaglie fatte con e per le donne e i loro diritti e vedere perdere tempo dietro due gambe su un manifesto innocente, mi sembra aver perso il senso dei tempi e delle proporzioni.
L’ho ripostato perché mi erano saltate alcune righe……Scusate direi di lasciare correre l’arte, Montale e altri artisti. L’arte qua non c’entra proprio nulla. Questo è il manifesto di un partito. Un partito che peraltro, si è schierato anche con i movimenti che si sono espressi contro l’uso del corpo delle donne fatto anche con la rappresentazione televisiva o le immagini. L’immaginario al potere (maschile e maschilista) esprime una cultura che ci sta facendo arretrare paurosamente. E allora poi quel partito non può adoperare lo stesso identico linguaggio. Lo stesso identico linguaggio ripeto.
La scelta del Pd romano di rivolgersi ad elettori ed elettrici con una figura maschile con la cravatta al vento, e della metà inferiore del corpo femminile scoperta, ripropone uno stereotipo del genere maschile e femminile; l’uomo in cravatta, uomo di potere, e le gambe delle donne, la bellezza; e direi sopratutto rivolgendosi alle donne, propone anzi direi impone, l’immaginario maschile, ancora una volta. Vorrei, che una volta tanto, si tenesse conto dell’immaginario femminile, anche se mi rendo conto che le donne, purtroppo, come ben dice Lorella Zanardo, hanno imparato a guardarsi e a vedersi con occhi maschili. E gli uomini non hanno ancora imparato a guardare le donne anche con altri occhi! Altro che il vento è cambiato…si il vento starà anche cambiando, ma chi sta nei partiti, sta sottocoperta e non lo sente proprio!
Ma con tutti i modi più simpatici e meno limitati (cappelli, sciarpe, tonache, lenzuola, giacchette, etc.) che c’erano per far passare il concetto, proprio sulla gonna al vento dovevano andare a incartarsi, questi? E’ autolesionismo, per la miseria!!
@ Alberto direi che il tuo commento è autorefereziale quando dici che la metà inferiore maschile è meno giocabile..lo dici come uomo,,..come donna ti dico che è giocabile, giocabilissima anche con le immagini….
Infatti si contestò anche la pubblicità fatta sull’Unità….
Scusa te direi di lasciare correre l’arte, Montale e altri artisti. L’arte qua non c’entra proprio nulla. Questo è il manifesto di un partito. Un partito che peraltro, si è schierato anche con i movimenti che sono contro l’uso che il corpo delle donne fa l’immaginario al potere (maschile e maschilista) che esprime una cultura che ci sta facendo arretrare paurosamente. E allora poi quel partito non può adoperare lo stesso identico linguaggio. Lo stesso identico linguaggio ripeto.
La scelta del Pd romano di rivolgersi ad elettori ed elettrici con una figura maschile con la cravatta al vento, e della metà inferiore del corpo femminile scoperta, ripropone uno stereotipo del genere maschile e femminile; l’uomo in cravatta, uomo di potere, e le gambe delle donne, la bellezza; e direi sopratutto rivolgendosi alle donne, propone anzi direi impone, l’immaginario maschile, ancora una volta. Vorrei, che una volta tanto, si tenesse conto dell’immaginario femminile, anche se mi rendo conto che le donne, purtroppo, come ben dice Lorella Zanardo, hanno imparato a guardarsi e a vedersi con occhi maschili. E gli uomini non hanno ancora imparato a guardare le donne anche con altri occhi! Altro che il vento è cambiato…si il vento starà anche cambiando, ma chi sta nei partiti, sta sottocoperta e non lo sente proprio!
La decodificazione richiede dei criteri e se questi sono banali o auto referenti non si va molto in là. Del resto basta sfogliare l’elenco dei manifesti pubblicitari che furono tema lo scorso anno delle polemiche, assai più fondate, sulla mercificazione del corpo femminile, per accorgersi che i volti vi compaiono il 90 per cento delle volte. E allora come decodifichiamo? E come decodifichiamo i manifesti di lancio dell’Unità per l’avvento della De Gregorio alla direzione? In quelli della donna non c’era la testa, ma altre parti sia pure rotondeggianti. Si vede che la decodificazione è come i peccati per la Chiesa, va “contestualizzata”. Se vogliamo fare un discorso serio forse non ci può accontentare di analogie cosi semplicistiche tipo non c’è la testa= dunque è senza testa, cosa che ritengo un’offesa a tutta la cultura del ‘900 che ci ha offerto strumenti di analisi un pochino più sofisticati. In realtà se proprio bevo dirla tutta certi automatismi di giudizio, che travalicano le differenze e fanno di tutta un’erba un fascio, mi sembrano non una contestazione della “cultura” dominante di questi due decenni, ma anzi il segno del suo evidente successo.
Simplicissimus, d’accordo su tutto, ma in un altro contesto. Da mesi cittadine e cittadini comuni si sono aggregati come non succedeva da decenni, spinti dalla necessità di avviare un movimento civico di contrasto a certi modelli culturali dominanti e di approondimento sul tema del rispetto della persona umana nella comunicazione e nell’immagine pubblica, La comunicazione si attua con la forma, con l’immagine, criticare il messaggio contenuto nell’immagine non è conformismo ma è lettura e decodificazione. Di questi tempi, invece bisogna stare molto attenti ai messaggi veicolati con metalinguaggi, vista la povertà del livello medio di cultura e la scarsa qualità dell’istruzione. Negare questi aspetti denota superficialità nella migliore delle ipotesi.
Non è la foto di una donna senza testa, è la foto di una gonna al vento. Credo che se fossimo stati in Scozia il creativo non avrebbe avuto problemi a sostituirla con un kilt (anzi l’avrebbe fatto sicuramente). Perché è platealmente una citazione di un’icona profondamente radicata nella nostra cultura (Marylin Monroe) che da sola dice molto di più di cento immagini di capelli al vento, che al più rimanderebbero a qualche marca di shampoo.
Cara anna lombroso, dallo sdegno per ben altri tipi di sfruttamento, non consegue che si debba sorvolare su quest’altro o che si venga impediti a vedere l’inadeguatezza di una campagna pubblicitaria in definitiva poco furba, o persino controproducente per il PD. Viene il dubbio che l’abbia preparata Mediaset (gratuitamente).
Ma si certo io avrei fatto cose molto diverse, a parte che l’uomo con la cravatta svolazzante è ahimè molto freudiano. Ma francamente non credo che s’intendesse dire che le donne non hanno testa, L’idea del piffero era probabilmente quella di fare separatamente una figura umana intera che comprendesse uomini e donne. E certo la metà inferiore maschile è assai meno giocabile. Ma sai quando Montale scrisse una delle sue poesie più belle, Dora Markus, ispirandosi a una foto con un paio di gambe femminili inviatogli da un intellettuale triestino, Bobi Bazlen, non credo pensasse che le donne sono senza testa. Così come non credo che rappresentare la parte superiore di un uomo sia insinuare che sia senza attributi.
Credo che in tutto debba esistere una misura e che specie di queste tempi va segnato accuratamente il confine che esiste fra le idee, le cause e un certo conformismo, certi automatismi di giudizio che prendono il posto del ragionamento e delle sensibilità. Non parlo di te ovviamente, so che sei sincera, ma di molta ipocrisia che corre con i capelli al vento.
Comincio a pensare che chi sminuisce l’evidenza del messaggio insito nel manifesto, non sia del tutto in buon fede. La fotografia è bella, non si discute di questo, ma quest’inverno, dall’esigenza diffusa e fortemente avvertita di ridefinire i termini della questione di genere (che purtroppo esiste e presenta dei risvolti abbastanza inquietanti) sono sorti dei movimenti popolari le cui istanze, forse a molti appaiono trascurabili e ininfluenti.
Anna Lombroso scrive “……dovrebbe preoccuparci un uso politico dei corpi che crea le condizioni per emarginare chi non è adeguato a una nuova “rispettabilità somatica”, che li esige tonici e palestrati, rivisitati dalla chirurgia e dalla chimica, eternamente giovani e dediti prioritariamente alla loro stessa manutenzione. In modo da persuaderci che è preferibile e desiderabile essere così e da farci rimuovere gli imperfetti, “riposti” nella lungodegenza dell’anonimato, di ospedali dove non è concesso morire con dignità, nella solitudine urbana, nella vecchiaia, nella condanna inesorabile della bruttezza che pare essere un’onta insopportabile.”
Difatti la festa è rivolta anche a bambini/e, anziani/e, uomini/donne di altre culture e di altri valori, gente con corpi normali. Che richiamo può avere per queste persone un grazioso pezzo di corpo femminile??? Non è questione di essere vittoriani o permissivi. Non si sta parlando di comportamenti o di etica ma di strategia comunicativa e di tecniche per catturare l’interesse. Ora: le gambe femminili di chi attirano l’interesse? A me personalmente l’uso e l’abuso del corpo femminile in pubblicità ha stufato da un pezzo. E la cravatta svolazzante? La cravatta è stata evidentemente scelta per bilanciare il manifesto al femminile. E’ chiaro che non si poteva mettere un paio di gambe pelose con un kilt all’aria perchè non siamo in Scozia. Così si è scelto la cravatta che attira solo gli impiegati……
A parte la questione di opportunità, ovvero trattare una donna come un prosciutto sapendo di alimentare il voyeurismo, rimane il fatto che la qualità della campagna è scarsa sia come scelta di immagini che per ciò che veicolano.
Un’ultima cosa: chi l’ha detto che chi come me si ostina a stare dalla parte del diritto delle donne a non vedere costantemente in bella mostra il proprio corpo, non sia anche interessato ai problemi economici, politici, internazionali, militari ecc. ecc.
Adesso si sta parlando di una questione specifica e di questo bisogna dire.
Grazie dell’ospitalità.
o un uomo calvo… ma perchè c’è tanta paura delle bellezza anche quando è dichiaratamente innocente e innocua e soprattutto della femminilità? vogliamo proibire le minigonne? pensate che il messaggio e la sua decodificazione sarebbe stata diversa se si fosse vista la faccia della ragazza? il pregiudizio a volte è più dietro l’occhio di chi guarda che in quello di chi fotografa. Io amo molto i quadri di Vettriano: spesso ritraggono uomini che guardano morbosamente. La foto dell’incravattato me li ricorda e la trovo molto più allusiva di quella della ragazza.
Comunque io vorrei più sdegno per ben altri sfruttamenti..
Una donna con i capelli al vento magari…
spiegami perché nel manifesto con l’uomo si vede il volto che sorride..nella donna il volto è tagliato via..è questo che contesto..non il bacchettonesimo delle gambe..la mancanza del volto…e seppur diversi i due messaggi (quello del 2007 di cui parlo nel commento) e quello del manifesto recente dell’Unità. la pianta è diversa ma …l’humus è quello….
Ma è molto diverso Nadia, lì siamo dentro una grevità di gusto e di pensiero spaventosa.
A Ravenna nel 2007 l’assessore provinciale alla cultura,(pd) pubblicizzò l’oper day delle biblioteche per invitare alla lettura così: “Un buon libro è un buo libro ma tnate volte è bello passare il tempo con un a passerina ignorante” facendo parlare un noto comico di Zelig….
Incidenti, di percorso, arie varie…..sindromi vittoriane, Compagne ne vogliamo parlare?