La cosa che più suscita la mia ira e la mia disillusione  non è tanto il verminaio berlusconiano che ormai è sotto gli occhi di tutti: camole e lombrichi vibrano allo scoperto nonostante i tentativi di nasconderli. No, quello che davvero mi suscita un moto di rivolta è il berlusconismo che viene spacciato come dopo berlusconi, non senza qualche autorevole avallo o strizzata d’occhi o lasciamo correre da parte di chi sta dall’altra parte della trincea.

Capirete che la mattina fatto il faticoso caffè e accesa la prima sigaretta, ci si guasta la giornata a leggere su L’Espresso un intervista al simpatico Luigi Abete in cui questo ubiquo simbolo del capitalismo nazionale dice che  “la riforma fiscale è necessaria ma l’unica soluzione è quella di spostare il carico da un ceto all’altro”. E non solo, ma adombra persino la necessità di una patrimoniale.  Oddio che è successo, non sarà mica diventato comunista?

Ma no è solo che sa come prendere per i fondelli, mettere la frase ad effetto, per poi raggirare con le cifre. In particolare Abete in questo fantasmagorico piano per ridurre le tasse ai ceti medio bassi in realtà non fa altro che proporre, ancor più del Cavaliere, un avvicinamento ai cardini della fiscalità vista da destra e dai ricchi:  flex tax senza nessuna progressività  e imposte indirette sui consumi che ovviamente sono uguali per tutti. E ci aggiunge, come ciliegina tutta italiana, la scuola di Chicago de noantri, l’inutilità della lotta all’evasione.

Allora dice l’Abete perenne  che bisogna spostare il carico fiscale dalle imposte dirette (Irpef) all’Iva. Così salari e stipendi bassi potrebbero “recuperare” 13 miliardi, mentre l’Iva darebbe 40 miliardi in più permettendo di avere 23 miliardi per integrare i sussidi di disoccupazione e per il welfare. Certo è una strada percorribile, ma che senza una adeguata lotta all’evasione non ha alcun senso, perché gran parte di quei 13 miliardi di Irpef recuperata sarebbero pagati dai redditi fissi  da lavoro o da pensione che sono quasi 38 milioni, con una media di 1800 euro al mese lordi. E tenendo conto che oltre 10 milioni di salari e pensioni sono inferiori ai 10 mila euro. Solo una piccola percentuale, attinge cifre superiori o decisamente superiori ottenendo solo l’effetto di alzare artatamente la media.

Dunque alla fine di quei 40 miliardi, almeno 32 sarebbero pagati da quelli che sono stati sgravati dei 13 miliardi di tasse. Sempre che l’inflazione non si mangi pure quelli e non determini una situazione molto peggiore di prima. E allora? Allora le imprese e solo loro ne avranno un vantaggio perché scaricheranno sulla diminuzione della tasse gli aumenti di salario che non vogliono dare. Bella pensata no?

Se poi si vuole aumentare il gettito in assenza di lotta al’evasione strutturale ecco che Abete propone una aliquota unica sui redditi finanziari, sui proventi degli affitti e sugli utili d’impresa. Una cedolare secca del 20% per cento così che il milione di euro pagherà quanto i mille. Questo farà mancare all’erario 12 miliardi, ma qui c’è un’altra geniale idea: una patrimoniale dell’ 1 per mille sulle proprietà e sui beni, almeno su quelli oltre un certo valore. Ma è molto chiaro che mentre gli utili aziendali è molto difficile nasconderli, i beni vanno e vengono, possono essere in mano a prestanome, possono essere nei paradisi fiscali. E anche se sono visibili, meglio pagare piccole cifre piuttosto che sottostare alla progressività dell’imposta.

Il fatto è che  rinunciare alla lotta all’evasione, dandola per scontata, anzi aiutandola tacitamente, è come arrendersi alla corruzione del Paese, ai suoi vizi ,alle sue ingiustizie. Ma anche alla poca efficienza e alla poca crescita che deriva da tutto questo. E’ mai possibile tollerare che l’88% delle tasse le paghino i bassi salari, mentre gli imprenditori godono di un reddito medio di 1200 euro al mese a fronte di 1 milione e 60 mila auto oltre i 2500 cc, di 78 mila imbarcazioni oltre i 10 metri, di 850 mila prenotazioni annue in alberghi a 5 stelle? E davvero civile la vita in un Paese nel quale gli avvocati guadagnano 2800 euro al mese, i concessionari di automobili 1300, gli architetti 1400, i gioiellieri i 1100?

E’ tollerabile questa ingiustizia a cielo aperto su cui l’imprenditore Abete prega di non guardare? Ah certo ci si può anche bendare gli occhi, ma la puzza arriva lo stesso.

Ecco cosa ci aspetta se non si comincia già da ora a stoppare questi disegni. E a far capire a quelli dovrebbero rappresentare una visione diversa della società dal cercare pour parler, di prendere in considerazione disegni destinati a colpire i più deboli fingendo di aiutarli. Perché a tutto c’è un limite.