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Guaidò e il petrolio valgono bene una messa funebre

giocarePiù di due mesi fa scrissi un post dal titolo  Guaidò, il morto che cammina che ha suscitato qualche perplessità tra chi l’ha letto, anche se dopo il fallimento sostanziale dei primi due tentativi di golpe era lampante che il personaggio diventava più utile da morto che da vivo: una sua opportuna uccisione da far ricadere su Maduro, poteva essere il pretesto perfetto per un’operazione militare made in Usa, mentre Guaidò vivo e vegeto sarebbe stato l’immagine stessa della sconfitta e un motivo di imbarazzo per l’amministrazione di Washington. Una supposizione peraltro comparsa sulla stampa latino americana. Devo dire però di essere sempre impreparato di fronte alla stupidità e così non pensavo che avrebbero provato ancora a scardinare il bolivarismo venezuelano servendosi di questo piede di porco arrugginito: avevo sottovalutato  la lontananza delle elites americane dalla realtà  e la loro monocultura dell’arroganza che le ha spinte a pensare che con qualche milione di dollari distribuito tra i militari si potesse risolvere la situazione, e dunque  non immaginavo che ci sarebbe anche stato un grottesco tentativo di innescare una rivolta delle forze armate che è finito come sappiamo.

Però oggi ancora di più di ieri vale la possibilità che qualcuno si sbarazzi del presidente autoproclamato, visto che tra l’altro tutte le sue azioni scomposte e costantemente portate avanti con un dialogo serrato e palese con Washington hanno finito per mettere in piena luce il ruolo dell’amministrazione americana nel tirare i fili della vicenda venezuelana, compresa anche la punizione collettiva contro una popolazione innocente per colpevolizzare il governo Maduro, secondo una tattica che è ormai un classico.   Non lo dico certo solo io, ma ormai in parecchi, compreso  l’ex esperto indipendente dell’ Onu Alfred de Zayas, notissimo esperto di relazioni internazionali, editorialista per parecchie importanti testate giornalistiche nonché docente ad Harvard e a Gottinga: è una possibile via d’uscita dal cul de sac in cui si sono posti gli Usa che ormai appaiono dalla parte del torto persino agli occhi più benevoli. Un’operazione sotto falsa bandiera con l’uccisione di Guaidò sarebbe quanto meno in grado di ribaltare l’imbarazzante posizione morale in cui si trovano gli Usa oltre a fornire un pretesto per altri colpi di mano: Guaidò da accertato coglione in mano a Geppetti usciti dalla fantasia di Tarantino, diventerebbe un martire e i suoi burattinai delle persone per bene. Cosa non si fa per la democrazia.

La ragione per la quale ritorno su questo argomento è che l’informazione mainstream non sta aspettando altro che un “miracolo” per salvare l’amministrazione Usa e la sua stessa  mefitica immagine di megafono di Washington: mi piace ricordare  che la guerra economica dichiarata contro il Venezuela già da due anni è stata  qualificata proprio nell’aprile scorso, come crimine contro l’umanità dal Cepr, Center for economic ad policy research che ha tra i suoi advisor anche economisti nobelati come Robert Solow e Joseph Stiglitz. Confessate che Repubblica non ve lo aveva mai rivelato (comunque qui trovate un testo riassuntivo e se siete proprio curiosi questo è il documento completo)  così come la quasi totalità dei giornaloni occidentali. Prima o poi se non si fa qualcosa, se non si sblocca la situazione tutto questo emergerà dal vaso di Pandora dei silenzi e delle tenaci complicità dei prezzolati. Maduro non ha alcun interesse a far fuori Guaidò che invece è un ottimo testimone vivente dei torti imperiali, è la Casa Bianca invece ad aver bisogno di un martire per mettere un’aureola alla propria ingiustizia.

Del resto la governance americana in tutte le sue articolazioni non può lasciar perdere il Venezuela e soprattutto non può lasciare ai venezuelani la gestione del loro petrolio: senza che si facesse troppo chiasso la bolla dell’oro nero da scisto si sta sgonfiando perché i terreni dove l’estrazione è economicamente accessibile e relativamente facile si stanno esaurendo e le aree rimaste vengono accanitamente difese dalla popolazione contro questo tipo di sfruttamento, mentre notoriamente i pozzi da fracking  hanno rendimenti accettabili solo per il primo anno. A ben pensarci la bolla è stata scientemente gonfiata al tempo di Obama, per simulare un’uscita dalla crisi e richiamare i soldi dei fondi pensione, ma in ogni caso ora diventa ancor più decisivo il controllo delle aree petrolifere e soprattutto di quelle di nuova scoperta che disegnano una geopolitica dell’energia più complessa. Oltretutto la pratica delle sanzioni e della guerriglia energetica nei confronti della Russia e dell’Iran, tra i maggiori produttori mondiali, crea una carenza potenziale che sta sfasciando  il sistema imperiale ( leggi E adesso povero Paese? )  provocando la centrifugazione europea. Per gli strateghi di Washington il Venezuela con le sue immense riserve diventa la chiave dei prossimi dieci anni.

 

 


Miserabile informazione: per la Cnn, Guaidò è stato eletto

donald-trump-guaido-1La Cnn è nota oltre che per avere inaugurato il cosiddetto fact checking, subito imitata dal mainstream occidentale, anche per essere il maggior produttore mondiale di bugie e cazzate in libertà, cioè per essere uno dei principali soggetti sul quale esercitare il fantomatico controllo sui fatti. Ma alle volte davvero esagera nel diffondere gli afrori imperiali: due giorni fa, il 5 maggio questa centrale dell’informazione  ha pubblicato una notizia che riguardava un elicottero delle forze armate venezuelane precipitato,  nella quale si affermava che Juan Guaidò è stato “eletto presidente del Venezuela nelle elezioni gennaio”. Inutile dire che a gennaio non ci sono state elezioni  mentre all’epoca oltre l’80 per cento dei venezuelani nemmeno sapeva chi fosse Guaidò. Evidentemente in Usa sono convinti che Trump il quale tira i fili del presidente da farsa,  possa tranquillamente surrogare gli elettori del Paese sudamericano e stabilire lui le date di elezioni fantasma. Il fatto ancor più significativo è che questa inqualificabile narrazione, appare in un contesto informativo che non manca di attaccare quotidianamente l’inquilino della Casa Bianca, ma appena si varca il cortile di casa ecco che gli interessi imperiali fanno aggio su tutto.

Si tratta di un  errore ridicolo ( qui nella versione originale), successivamente corretta alle 15 e 09 del 6 maggio, dopo che una serie di personalità pubbliche avevano segnalato quello che non può considerarsi propriamente un errore, ma che è un’esplicita falsità, senza però scusarsi del fatto che sia i due autori dell’articolo, Jeanne Bonner e Jackie Castillo, né i quattro redattori che avevano passato la notizia si siano accorti di nulla. Sarebbe interessante capire quanto in questo “incidente” abbia giocato la deliberata intenzione di mentire e quanta parte invece non derivi dall’aver introiettato tesi pazzesche e ridicole al punto da non saper più distinguere tra narrazione e realtà. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una macchina della menzogna che ormai agisce in stato ipnotico e riesce a farla franca salvo quando scivola sulla stessa merda che diffonde. Tra l’altro non si capisce bene a quale titolo queste due – chiamiamole giornaliste per comodità – si siano occupate della vicenda dell’elicottero caduto in Venezuela, visto che Jackie Castillo, figlia di immigrati anticastristi ( e questo fa capire molte cose in merito alla volontà di propaganda), vive a Miami mentre Jeanne Bonner insegna italiano all’università del Connecticut, stato nel quale vive e l’anno scorso ha vinto un finanziamento per la traduzione in inglese di alcuni testi della nostra letteratura dopo un certo successo nella trasposizione  di Lessico familiare di Natalia Ginzburg e di alcune cose di Tabucchi.  Cosa hanno a che vedere queste due persone con le vicende venezuelane, soprattutto quelle di cronaca? Evidentemente nulla visto che non conoscono nemmeno l’abc del Paese o forse conoscono fin troppo bene quello della propaganda.

Ad ogni modo rimane il fatto che una “svista” incredibile è stata messa nero su bianco da due giornalisti, valutata e passata da altri quattro e infine vagliata dal team editoriale senza che un errore così  marchiano saltasse agli occhi di chi ogni giorno pretende di dare lezioni di correttezza e di essere il depositario della verità. Per di più la successiva correzione dell’articolo è accompagnata da una ammissione quanto mai ambigua: ” una precedente versione dell’articolo descrive in maniera errata come Juan Guaidò  è diventato presidente autoproclamato del Venezuela”. Un ricamo di ipocrisia e di non senso per evitare di dire apertamente che nessuno ha mai eletto il burattino di Washington. Di certo il lettore che sa poco o nulla del Venezuela non riceve alcuna informazione sull’errore, anzi nemmeno può capire in concreto in che cosa consista. Che poi è lo scopo finale di questa informazione.


L’arroganza del ridicolo

C_2_articolo_3205970_upiImageppTutti i golpisti democratici del mondo e ce ne sono a bizzeffe anche in Italia dove campano a spese della verità e dell’intelligenza come organismi coprofagi, si chiedono come sia stato possibile che l’onnipotente e onnisciente America abbia potuto mettere in piedi un tentato golpe come quello miserabile di Guaidò, che  ha raggiunto a pieno il solo obiettivo di rendere ridicolo se stesso, i suoi mentori venezuelani di cui anni fa è stato prelibato fantolin da cu e soprattutto i suoi protettori di Washington che si sono del tutto sputtanati nel preparare e appoggiare in prima persona un colpo di stato militare. La risposta a questo interrogativo è che l’America non è onnipotente, ma soprattutto non è onnisciente, anzi una volta uscita di scena la vecchia guardia di provenienza europea, le amministrazioni si trovano in completa balia di se stesse e delle fumisterie autoreferenziali nelle quali sono sono state allevate, sono preda della loro incapacità di comprendere il mondo reale oltre i confini territoriali e dei telefilm, agiscono in una dimensione al confine tra Disney e Tarantino.

Ci sarebbe innanzitutto da chiedersi  come si possa pensare di affidare a un ragazzotto di strada come Guaidò il compito di sbarazzarsi di Maduro. Certo i suoi ambigui burattinai locali, ben conoscendo il consenso di cui gode il bolivarismo ad onta delle violenze, dei sabotaggi e degli accaparramenti, non hanno avuto il coraggio di agire in prima persona e nello stesso tempo hanno dovuto puntare su un personaggio modesto di cui in seguito sarebbe stato semplice sbarazzarsi. E lo stesso ragionamento avranno fatto a Washington. Ma Guaidò è troppo al di sotto del bene e del male, troppo privo di qualunque carisma, troppo attaccato a fili che si vedono lontano un miglio per essere un credibile contro presidente. Probabilmente non avevano di meglio, il che è di per sè un fallimento. Ma poi pensare a un golpe militare è stata quasi una scelta della disperazione per Washington consapevole di non poter schiacciare Maduro e il regime bolivarista sul piano della democrazia, ancorché corretta col terrorismo di strada, i black out e la fame orchestrata. Una scelta assurda , perché militari che occupano posizioni vertice raggiunte sotto il bolivarismo, se proprio devono muoversi lo fanno per conquistare il potere in prima persona, non certo per delegarlo ad altri con il rischio di essere messi da parte.

Insomma è proprio l’abc che evidentemente hanno dimenticato. Infatti adesso cercano di coprire le tracce non tanto del golpe quanto della luminosa stupidità con il quale è stato concepito, dicendo che in realtà è stato il governo Maduro a tendere una trappola a questi immacolati martiri della democrazia, inducendo ministri e generali a fingersi favorevoli al colpo di mano per poi lasciare solo Guaidò e i tre o quattro scalzani al seguito. Si tratta di un interessante topos di molti tentativi di colpo di stato andati in acido prima ancora di cominciare e naturalmente serve a coprire la cialtroneria degli organizzatori, in questo caso i vertici di Washington e la truppaglia di fascisti sudamericani che campa. La cosa è addirittura patetica se si pensa che le medesime cose furono dette al tempo del tentato golpe Borghese annullato dallo stesso protagonista a pochi minuti dall’ ora x. Forse al momento decisivo che è come l’alba per i sogni, Borghese si rese conto che con 150 forestali attestati al di fuori della Rai e un altro centinaio di uomini lanciati alla conquista di Sesto San Giovanni non si sarebbe andati molto lontano. Alcuni dei protagonisti che ci fecero la figura degli allocchi dissero poi che in realtà il tentativo di colpo di stato era stato un bluff  messo in piedi come scusa per consentire al governo di emanare leggi speciali. Secondo un’altra versione, questa volta appoggiata da una documentazione presentata nel corso di una trasmissione di Minoli,  lo stop al golpe sarebbe stato dato su ordine dei servizi americani che avrebbero dato il loro beneplacito al proseguimento del colpo di mano solo nel caso che al vertice del nuovo assetto politico fosse stato posto Giulio Andreotti il quale avrebbe invece rifiutato.

Come si vede l’impasto di base è sempre lo stesso solo che oggi tutto è molto più grossolano, scoperto pur essendo altrettanto e anzi ancor più miserabile. Il lupo perde il pelo sullo stomaco, ma non il vizio.


Fmi e Banca mondiale strumenti del Pentagono

guerra-valutariaLa disponibilità di documentazione è del tutto inutile se non si ha la voglia di capire cosa succeda attorno o ancor peggio quando si ha una dannata paura di farlo. Così Wikileaks già nel dicembre del 2008 aveva pubblicato un documento del Pentagono dal titolo  “Field Manual 3-05.130, Army Special Operations Forces Unconventional Warfare, scritto tre mesi prima e che  in 248 pagine si occupava di tattiche e strategie belliche non convenzionali, senza che però qualcuno prestasse attenzione a queste paginette accuratamente nascoste da quegli organi di informazione che avevano giurato di rivelare ogni cosa e hanno invece hanno buttato tutto sotto il tappeto. Eppure il contenuto di quel documento, ora riattualizzato da una serie di twitter di Wikileaks (qui) era ed è esplosivo, una vera bomba atomica perché nella sua feroce trasparenza ci narra la storia degli ultimi decenni: esso infatti afferma che il governo Usa applica ” un potere unilaterale e finanziario indiretto attraverso l’influenza persuasiva sulle istituzioni finanziarie internazionali in merito alla disponibilità e ai termini di prestiti, sovvenzioni o altre forme di assistenza finanziaria a stati e attori non statali “ e in particolare nomina Banca Mondiale, l’ Fmi e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ( Ocse), così come la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), come “sedi diplomatico-finanziarie statunitensi” per raggiungere gli obiettivi che ci si è preposti.

Il manuale oltre ad affermare che questi strumenti manipolazione economica hanno una lunga storia di successi, nota che le  armi finanziarie possono essere utilizzate dall’esercito statunitense per creare “incentivi o disincentivi per persuadere gli avversari, gli alleati volontari o recalcitranti a modificare il proprio comportamento a livello strategico, operativo e tattico” e che tali campagne di guerra sono altamente coordinate con il Dipartimento di Stato e i servizi nel determinare quali aree e quali uomini coinvolgere in queste operazioni. Il manuale spiega anche nel dettaglio come tutto questo sia possibile e quali meccanismi fanno sì che  le istituzioni finanziarie internazionali, ad esempio Banca mondiale e Fondo monetario internazionale  siano essenzialmente estensioni del potere del governo degli Stati Uniti di cui appoggiano costantemente gli obiettivi geopolitici. Davvero non c’è scampo per chi non vuole sapere perché il manuale è estremamente preciso riguardo a questo: la sede della  Banca Mondiale, si trova a Washington e il presidente dell’organizzazione è sempre stato un cittadino statunitense  scelto direttamente dalla Casa Bianca. Nell’intera storia di questa istituzione non ha mai respinto una scelta di Washington e non potrebbe nemmeno farlo perché gli Usa sono anche il maggiore azionista il che rende l’unica nazione membro ad avere diritti di veto. Ma anche il fondo monetario ha sede a Washington e sebbene in questo caso il presidente non sia generalmente un americano gli Usa sono anche qui il maggiore azionista e quello che fornisce i maggiori contributi, detenendo  perciò una esplicita facoltà di comando che porta queste istituzioni ad usare prestiti e sovvenzioni per “intrappolare” le nazioni indebitate e imporre programmi di “aggiustamento strutturale” del debito, privatizzazione di beni pubblici, deregolamentazione e austerità che avvantaggiano regolarmente le società straniere rispetto alle economie locali. Se poi qualcuno dovesse fare resistenza è probabile che si trovi ad essere coinvolto in sordide storie di violenze sessuali che sono quelle più gettonate nelle operazioni sporche: è successo ad Assange come a Strauss – Kahn: i protettori del mondo hanno sempre a disposizione materiale umano adatto alla bisogna.    

Certo l’insieme di queste cose non è inedito, ma che venga spiattellato in un manuale di guerra non convenzionale  sotto il nome di governance globale lascia allibiti esattamente come la stupidità, la disonestà o il servilismo di chi fa finta che queste istituzioni siano neutrali. Del resto visto che nel 2011 siamo stati vittime di questa governance e dei suoi uomini non dovremmo avere difficoltà a ravvisare l’uso di queste strategie di guerra finanziaria e sanzionatoria in molte delle vicende dell’ultimo decennio per finire con il Venezuela dove il presidente fasullo Guaidò fa appello continuamente all’Fmi promettendo di privatizzare il petrolio e di incatenare il Paese alla macchina del debito controllata dagli Usa. Del resto questa tattica da manuale si estende a tutto il Sud America basti pensare che la concessione di un prestito all’Ecuador da parte dell’Fmi è stato concesso solo a patto di concedere l’estradizione di Assange. Mi chiedo some si possa far finta di niente


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