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Trema la terra, non le facce toste

terrAnna Lombroso per il Simplicissimus

Rassicura il telegiornale: a Arquata la raffica di scosse di stanotte non ha prodotto danni e crolli. E ci credo, nell’un tempo ridente borgo dominato da una rocca medievale in piedi non c’era rimasto niente a tre anni dal sisma e tre commissari straordinari, due del Pd e uno designato dal governo,  appena crollato anche quello, nel segno della continuità. E difatti a sorvegliare le 120 mila tonnellate di macerie nella zona rossa c’è un presidio militare permanente che fa la guardia a scheletri di case, a quinte dei un teatro del terrore che mostrano letti sfatti dalla notte della grande fuga, bambole, libri.

A Arquata dicono che la ricostruzione, che interessa anche 13 frazioni sparse, è complessa: il comune è sottoposto a severissimi vincoli ambientali, sorgeva tra due parchi nazionali, del Gran Sasso e dei Monti Sibillini, il personale tecnico addetto alla congruità degli interventi di edilizia privata e pubblica è insufficiente, i poco più di 200 abitanti stanno in altrettante casette che affronteranno il nuovo inverno, i lavori di smaltimento dei materiali che ingombrano le strade interne e di accesso sono stati nella quasi totalità revocati dalla Regione per via di irregolarità nelle concessioni e a causa della presenza di amianto la cui messa in sicurezza esige ditte e personale specializzato.

E che si siano succeduti due governi e tre commissari che invece di rimuovere le macerie hanno rimosso le responsabilità e gli obblighi non rincuora: è finita subito la stagione delle  visite pastorali. Le poche attività riprese  sono penalizzate dalle norme che impediscono l’accesso ad alcune agevolazioni fiscali. La semplificazione delle procedure e lo snellimento degli iter burocratici erano contenuti nelle disposizioni per il ponte di Genova, i criteri invece attendevano quella legge quadro nazionale sulla prevenzione dei terremoti e del dissesto idrogeologico. I tecnici che erano stati incaricati di sopralluoghi, della vigilanza sul rispetto di criteri e requisiti, allo scadere dei tre anni, potrebbero dover tornare ai loro uffici e nei luoghi di origine. Dove invece stanno perdendo la speranza di tornare i residenti.

E’ sufficiente guardare i numeri della Protezione Civile: su un totale di 2.509.040 tonnellate di macerie, un terzo deve essere ancora sgomberato.  Sono poche decine i cantieri che devono mettere mano a oltre 70 mila immobili colpiti. Sono quasi 8 mila le istanze per accedere ai fondi pubblici ma quelle accolte sono poco più di 2.700.

Eppure la frase che si sentì dire tre anni, continuamente ripetuta era : non vi lasceremo soli. A pensare che è meglio essere soli che male accompagnati sono  le decine di gruppi e associazioni che si sono costituite malgrado la precisa volontà di isolare e abbandonare i cittadini sia dimostrata dal fatto che le aree Sae ( quelle delle  soluzioni abitative di emergenza) non sono attrezzate con spazi aperti alla socializzazione, che le piazze non ci sono più, nelle poche scuole tirate su grazie alle raccolte di fondi si fa tutto, perfino le riunioni dei consigli comunali, che in tante comunità si vive ancora nei container, come a Tolentino, dove sono comuni i bagni, le cucine, ma non i posti per discutere e riprendersi le scelte della propria esistenza interrotta. A aiutarli i resistenti sono le Brigate di Soldarietà, insieme a organizzazioni spontanee che forniscono assistenza legale e tecnica.

A loro e alla vigilanza democratica, come si diceva una volta, dei cittadini si deve la battaglia condotta contro chi ha in mente un progetto di “rinascita e di valorizzazione” dei territori. Sono le multinazionali che con una mano fanno la loro carità pelosa contribuendo all’edificazione di supermercati e mangiatoie come mi è già capitato più volte di denunciare (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/05/01/non-bastava-il-terremoto-atterra-il-deltaplano/) con l’altra tentano di imporre le monocolture dei loro brand produttive a danno delle coltivazioni e produzioni locali. Sono quelle turistiche che si propongono di svuotare il cratere dei molesti abitanti che resistono per avviare la creazione di un parco tematico interregionale impostato sul turismo religioso combinato con quello gastronomico, grazie alla strada segnata dal norcino del Giglio, spacciando per prodotti esclusivi a chilometro zero e selezionati con cura, quelli che si trovano sugli scaffali della Coop, partner consolidato delle iniziative visionarie a tutte le latitudini.

Quando qualcuno mi accusa di essere una eterna scontenta e mi chiede cosa si dovrebbe fare per pensare e agire “altrimenti”, ben oltre il compassionevole umanitarismo che il licenziato dall’Interno ha suscitato, rispondo che la solidarietà deve svilupparsi a Lampedusa, all’Ilva di Taranto, a Chiatamone, davanti alle fabbriche dove ogni giorno cade un lavoratore per mano del crimine padronale, vittime che non sono contemplate nei punti programmatici del governo in fieri. E là, a Arquata, Castelluccio, Norcia, Amatrice, nelle Marche, in Abruzzo, nel Lazio governato da uno dei leader che stanno confezionando la nuova coalizione dalla quale dobbiamo aspettarci vecchi oltraggi e consolidata indifferenza.

 

 

La

 


Svenduti, senza nemmeno un piatto di lenticchie

sismaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se l’essere stata pronunciata con tracotante veemenza dall’autorevole tribuna, risparmierà la più infame e proditoria di tutte dalla mannaia morale impugnata contro le fake news.  È  improbabile però che nel prossimo report quindicinale sulle bufale che rimbalzano sul web – frutto avvelenato di un complotto orchestrato per gettare discredito sul governo, sul partito trasversale che occupa parlamento, società e media tradizionali   e sulle sue incontestabili verità e rincitrullire il popolo bue, prossimamente redatto anche grazie all’algoritmo di uno dei petali più prestigiosi del  giglio  magico esperto di spy story tanto da essere eterno candidato al comando del nuovo corso della cyber intelligence –  venga denunciata la patacca che più di altre costituisce un affronto e un tradimento nei confronti dei cittadini più feriti e traditi dalle istituzioni.

Perché è proprio dal pulpito della Leopolda che la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli, nei recenti  panni di commissaria per la ricostruzione nelle zone colpite dal sisma  ha rassicurato la selezionata platea: la situazione è in ripresa, ha detto.  E per galvanizzare lo smorto parterre, ha  aggiunto: siamo stati noi a dare le necessarie certezze … ora il tessuto sociale si sta rinnovando  e lentamente sta riprendendo la vita normale.. ho conosciuto altre ricostruzioni, come  all’Aquila e in Emilia, ma mai prima un governo aveva proposto subito nei mesi successivi al sisma, un impianto normativo adeguato e un poderoso finanziamento.

Anticipando le improbabili  purghe renziane sono insorti i comitati di cittadini sorti nel cratere dei sisma che in questi mesi si erano astenuti dall’attribuire le responsabilità dei ritardi e nelle inadempienze a chi aveva ereditato una gestione malaccorta, incapace e poco coraggiosa, ma che ora accusano la commissaria di sciacallaggio elettorale sulla pelle di chi si trova ad affrontare il secondo inverno in una guerra a mani nude, con le macerie per strada, quando le strade di collegamento sono ancora impraticabili, quando si segnalano i primi casi di polmonite tra quelli che, a Castelluccio ad esempio,  dove (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/10/17/il-bel-salame/)  si è molto narrato delle magnifiche sorti e delle promesse di benessere per tutti della grande fiera dell’alimentazione e della ristorazione doc servita da masterchef e imprese esterne, hanno resistito a più di un anno in camper a 1200 metri, per tentare la semina del loro oro, appuntamento rinviato a chissà quando. E dove non solo si vive “in un contesto post bellico”, ma, malgrado le rivendicazioni, anche quelle in rete, della Commissaria,  che espone i meriti della sua lotta alla burocrazia e alle farraginose complicazioni procedurali, imprese, cittadini, emti pubblici sono ancora alle prese con “difficoltà interpretative”, a cominciare dall’accesso a facilitazioni,    incentivi e esoneri fiscali.

Infatti si sa che su 3702 richieste presentate da altrettanti nuclei familiari per ottenere una Sae, soluzione abitativa di emergenza – le famose casette di legno- le assegnazioni non superano le 1103 unità. Così a Visso dove non è stata consegnata nemmeno una delle 230 Sae richieste,  chi non si è rassegnato all’esodo in alberghi o all’ospitalità da amici e famigliari, si arrangia come può e una ventina di persone vive accampata in camper inviati da privati di buon cuore, in un insediamento precario intorno a quello che era lo stadio, servendosi dei bagni e degli spazi comuni della struttura.  Non va meglio a Ussita: 0 Sae su 87 previste, a  Castelsantangelo, 11 su 63,  a Pieve Torina 40 su 208, nelle Marche dove su 1521 sae ne sono state consegnate 250.

E intanto c’è una fake che viene smascherata, quella secondo la quale  i soldi dati generosamente dagli italiani sarebbero servit per dare una casa ai senzatetto. Proprio in questi giorni la stessa commissaria straordinaria  ha ufficializzato la lista dei progetti finanziabili con i quattrini raccolti con gli sms solidali, approvando le scelte sconcertanti effettuate da Regioni e enti locali in vena di antiche rivincite e impegnati a mantenere promesse fatte prima della tragica emergenza.

E a sentirsi oltraggiati non dovrebbero essere solo i comitati dei terremotati ma tutti quelli che hanno ancora una volta scelto di donare qualcosa per sentirsi partecipi e solidali, derisi   per i 3 milioni che la regione Marche la voluto destinare al recupero della Grotta sudatoria  di Acquasanta Terme, chiusa da vent’anni, o i 5 attribuiti a opere  sulla strada statale ex 238, un raddoppio già contestato prima del sisma in presenza della superstrada che le corre a fianco,   o per i 2 milioni finalizzati alla realizzazione di aree eliportuali.

Dispiace proprio aver previsto che cosa si nasconde dietro a certe inadempienze, a  certe incapacità, a certi ritardi, resi ancora più colpevoli perché come certe fake non celano cialtroneria o arroganza, propaganda un tanto al chilo o megalomania irresponsabile, ma un disegno ormai chiaro. Quello dell’espulsione dei residenti da là come da Firenze, Venezia, perfino da Milano, per trasformare un territorio e le sue città nel parco tematico della bella Italia e della sua gastronomia, data in pasto prima ancora che ai commensali a multinazionali  del turismo – a cominciare da quello religioso, dell’accoglienza, dell’alimentazione. Con la conversione dei cittadini in personale di servizio, ciceroni, affittacamere,  figurine del presepe vivente tutto l’anno. Come piace alla narrazione di chi dopo aver venduto partecipazione, politica, democrazia, palazzi, paesaggio, opere d’arte, sta vendendo anche noi e a prezzo stracciato.

 


Il terremoto è un terno al lotto

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ve le ricordate le estrazioni del lotto trasmesse dalla televisione in bianco e nero, con il bussolotto che girava e il ragazzino bendato che pescava le palline coi biglietti della buona sorte? Ecco, proprio mentre scrivo nel piazzale del Coc, centro operativo comunale di Norcia, è in corso  il sorteggio che assegnerà a pochi fortunati, 20 su 89 aspiranti, le Sae, acronimo di soluzioni abitative emergenziali ad uso dei nuclei familiari  rimasti senza casa dopo il terremoto, già selezionati tra quelli con meno di 5 componenti.

Secondo le autorità era l’unico modo per garantire imparzialità e trasparenza, a suggellare l’impotenza di chi governa a tutti i livelli territoriali a contrastare clientelismo, corruzione, discrezionalità. O a confermare una così consolidata abitudine all’arbitrarietà da non saper più distinguere priorità e bisogni, secondo criteri equi e giusti. Così l’abiura di responsabilità raggiunge i livelli più estremi, delegando al destino cinico e baro il compito di decidere al posto loro, in modo da sottrarsi alle critiche e al malumore di quelli che dopo la riffa devono lasciare fino alla prossima estrazione la loro città, le loro attività, le loro speranze e tornarsene da parenti,  nelle roulotte conquistate a stento, nei container collettivi o in qualche albergo, luoghi di una esistenza sospesa come in una vacanza non voluta, una cassa integrativa senza soldi, un esilio amarissimo.

E staranno là a aspettare la nuova fornitura di  Sae da 40, 60 e 80 metri quadri, la cui fabbricazione sembra essere ardua a onta di trasmissioni e reality che passano in tutte le tv commerciali mostrando le magnifiche prestazioni di casette di legno abilmente e velocemente realizzate e montate a tutte le latitudini e che in un paese esposto al rischio sismico dovrebbero far parte di un parco abitativo a disposizione della protezione civile, pronto all’uso.

Poteva esserci un altro modo per assicurare la limpidezza delle procedure di attribuzione? Una maniera meno umiliante per i senza tetto e meno vergognosa per chi non ha voluto e saputo decidere? Si, certamente.

Ma non c’è da sorprendersi che invece si sia scelta la riffa, anche senza guardare al tavolo del casinò finanziario e alla sua roulette che somiglia sempre di più all’azzardo di quella russa,  in un paese dove i diritti hanno perso senso sostituiti da elargizioni benefiche, erogazioni magnanime e mancette ingenerose, dove la solidarietà è stata messa in ombra dalla beneficienza, dove la speranza di migliorare il proprio stato è affidata a lotterie e gratta e vinci, dove lo stato che scialacqua in opere inutili pensa di ripianare le falle facendo il biscazziere, dove l’assistenza cancellata e la ricerca avvilita  vengono surrogate dalle corvè televisive del buon cuore, dalle fondazioni private e dalla loro carità pelosa, dove anche  i disperati che arrivano  sfuggendo per buona fortuna a bombe e fame, sono sorteggiati dalle ode del Mediterraneo e poi se gli va bene stanno a Lampedusa e in altri posti umani,  altrimenti scaraventati dove non li vuole nessuno, offesi, rifiutatati, sospettati. E dove i giovani o fanno parte di dinastie del privilegio benedette dal destino, oppure, se il caso non è venuto in soccorso, devono seguire lo stesso destino, stranieri e in esilio anche se meno cruento, o dipendere da vaucher e assoldamenti, somministrati e promossi secondo i  capricci della buona ventura, perché padroni e potenti  si sono presi anche quella.


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