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Insurrezione dal coiffeur

susanna-agnelliAnna Lombroso per il Simplicissimus

Oggi mi piace vincere facile: scorrendo i post sul social più amato dagli italiani ho visto riportata nello stesso giorno l’inchiesta pubblicata da Repubblica sul lavoro a  cottimo delle donne che fanno le pulizie nei grandi edifici pubblici o privati di enti, banche, uffici di multinazionali, ospedali,  quella specie di caporalato urbano gestito da imprese, il più delle volte in forma di cooperative, che spesso evaporano senza preavviso lasciando le dipendenti precarie a spasso senza nemmeno la paga maturata, una paga oraria che arriva quando va bene a 7 euro. E anche,  magari sullo stesso profilo di amiche intelligente e avvedute, la condivisione della chiamata a raccolta delle compagne sul nuovo fronte della lotta di liberazione della donna: la guerra alla tinta.

il riscatto in questo caso passa  per lo sciopero dall’imperativo morale oltre che estetico di sottoporsi alla molesta pratica di celare i segni del tempo,  conquistando così il diritto al capello brizzolato  e con esso quello a non dover piacere  obbligatoriamente, uniformandosi a una somatica di regime che ci vuole tutti giovani, tonici, depilati, light.

E infatti si legge nel post in oggetto di Rosapecaso, senza che fosse previsto, i miei capelli grigi sono diventati sì una battaglia femminista. E ancora: ho semplicemente deciso di smettere di vergognarmi di quello che mi appartiene e mi definisce e fa parte di me….. Mamma o puttana, siam sempre qui, non se ne esce. E con i capelli grigi, tu guarda, non sei più nessuna delle due cose. Sei donna. 

Insomma il sabotaggio del cachet diventa  protesta attivo contro “ una società che deve rivedere da capo la sua idea delle donne e svincolarla una volta per tutte dall’idea del piacere, dell’accudimento, della soddisfazione dei bisogni maschili e di quelli infantili“. e anche contro l’imposizione di essere attraenti e invoglianti in modo da mantenere quel potere sull’uomo che tira più di un carro di buoi, uomo, magari dotato da tempo di pancetta e calvizie, che perlopiù rimproveriamo di non accorgersi se ci siamo fatte blu o fucsia, e che a pressante richiesta si limita a rispondere “stai benissimo con tutto”.    

Vaglielo a dire a Rosapercaso e alle fan del conquistato sale e pepe che non sono i capelli grigi o le smagliature o le rughe a renderci indesiderabili, ma l’emarginazione, fino all’esclusione, dal mercato, la fine della funzione riproduttiva diventata un lusso per privilegiate e  quella, per la verità prorogata indefinitamente, dell’accudimento, della cura e dell’assistenza da svolgere in sostituzione dei servizi sociali essenziali. Che sempre di più amore, erotismo, affettività, sesso contrastano con i diktat del sistema capitalistico che integra la repressione e la frustrazione nel suo ordoliberismo.

Che poi anche l’estetica risponde a criteri classisti, che prevedono abbronzature che nessuna doccia e nessun lettino, per non parlare di Torvaianica, possono imitare, che stabiliscono che gli uomini de panza possiedano un appeal non riconosciuto al pizzicagnolo rionale o alla ciaciona. Basta pensare al fascino esercitato e imitato della più prestigiosa e autorevole dinastia reale nazionale, uomini e donne della famiglia Agnelli, e al tratto distintivo delle loro capigliature argentee affidate per la manutenzione a coiffeur di fama internazionale  che condannano a imperituro ridicolo i ciuffi improbabilmente biondi  di Trump o Jonhson o la moquette vinaccia del Cavaliere.  

La circolazione del capriccio in quota rosa non promette bene sul futuro dell’affrancamento delle donne, o meglio, delle donne che fanno le pulizie negli uffici, delle cassiere della Coop, delle addette dei call center, delle raccoglitrici di pesche o di ciliegie, delle casalinghe per forza e di quelle più “fortunate” che a domicilio svolgono un part time.  Mentre non può che suscitare il compiacimento di quelle che per rendita, nascita, posizione conquistata a frutto di adeguamento all’ideologia del liberismo progressista sono risparmiate e esentate dallo sfruttamento più feroce, come è sempre successo ai guardiani del potere che ha imparato a concedere qualche frammento di libertà individuale in cambio della soggezione ai suoi comandi e ai suoi ideali.

E’ lecito scherzare sulla rivolta della tintura, ma c’è poco da ridere da quando l’utopia, anche quella dichiaratamente rivoluzionari, è stata ridotta a lotta contro la superficie dell’autoritarismo e dell’egemonia delle gerarchie, da quando il pensiero main stream ha avviato il processo di sostituzione del genere alla classe perchè incarnasse un ruolo di redenzione dell’umanità,  da quando la rinuncia all’agire politicamente ha persuaso che bastasse agire privatamente per cambiare il mondo partendo da sè… e dal colore dei capelli?

 

 


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