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Tintinnar di App

orv Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non avevo nemmeno fatto in tempo a sospettare che Immuni, la app scelta dal governo per tracciare i contatti delle persone contagiate, in modo da contenere “gli effetti di un’eventuale seconda ondata”, sarebbe stata così persuasiva  da non doverla nemmeno rendere obbligatoria, che subito ci fanno sapere che con ogni probabilità chi si sottrarrà all’accertamento virtuale della sua mobilità nell’ora d’aria, potrà essere sottoposto a misure straordinarie punitive della sua insubordinazione, mediante limitazioni delle libertà aggiuntive a quelle della fase 2.

Per essere utile alla causa, ci hanno fatto sapere, Immuni  (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/18/virus-faccia-di-tolla/ )dovrebbe essere scaricata almeno dal 60% della popolazione, altrimenti i contatti mappati non sarebbero sufficienti a tenere sotto controllo la situazione.

In prima battuta i due figuri messi a capo delle task force di secondini informatici, l’Arcuri e il Colao, si dovevano essere aspettati un’adesione entusiastica: l’applicazione era stata presentata come una specie di cartella clinica in continuo aggiornamento in modo da proteggere se stessi con un quadro diagnostico in tempo reale e gli altri da possibili contagi.

Ma le performance registrate tra telelavoro e telescuola in un paese dove alla faccia di Orwell c’è la gara dei call center a offrire a caro pezzo modem stantii tra rame rubato e fibra macilenta, dove l’Inps è andato clamorosamente in tilt, dove la banda larga è confinata nel mondo di Utopia tra Leopolda e Casaleggio, dove se hai Tim non telefoni dal  Gragano e se hai Vodafone non navighi a Venezia, devono averli consigliati a fare il muso duro.

Così, annuncia il Corriere della Sera, avrebbero pensato a un  incentivo per spingere il maggior numero possibile di italiani a scaricare la app sul proprio telefonino, in qualità non dell’accesso gratuito a Netflix o Prime durante il post detenzione, bensì sotto forma di ricatto e minaccia come ormai è uso di governo.

Gli irresponsabili indisciplinati saranno forse penalizzati con restrizioni della mobilità (le accuse di incostituzionalità vengono ormai rinviate al mittente per via della apocalittica emergenza, mentre gli anziani, colpevoli di non aver voluto entrare nel rutilante mondo dei vecchi digitali, potrebbero essere beneficiari di un divertente gadget in sostituzione delle manette, quel braccialetto elettronico negato come misura alternativa alla detenzione, lo stesso che non è stato applicato a stalker e potenziali assassini di mogli, compagne e fidanzate nella normalità della violenza quotidiana senza febbre, sternuti e sanzioni.

Intanto la Lombardia che malgrado le sue prestazioni rivendica una efficiente indipendenza di pensiero e azione ha già inviato tramite sms  un questionario ai cittadini con quesiti sul loro stato di salute in regime di autodiagnosi fino a oggi criminalizzata e in attesa di perfezionare la sua app regionale in aperta concorrenza con Immuni, peraltro frutto della partnership di tre soggetti radicati nel tessuto imprenditoriale lombardo, in modo da poter animare con un po’ di concorrenza il brand delle biospeculazioni.

Che dietro ogni dogma e ogni imperativo si nasconda la teocrazia del mercato si sa,  quindi è facilmente ipotizzabile chi godrà degli effetti e dei profitti dell’imposizione a fare del telefonino un’appendice, un arto o un organo più irrinunciabile del cervello, del quale ci raccomandano di fare utilmente a meno per non rischiare un contagio peggiore del Covid 19, quello della libertà di pensiero.

Ed è ormai banale denunciare come lo stato di eccezione nel quale ci hanno fatto precipitare abbia assunto i connotati della distopia orwelliana, tanto che le forme di soggiogamento della popolazione attuate fanno pensare anche ai più renitenti alla leva del complottismo che sia in corso una grande cospirazione, anche grazie a questa spropositata accelerazione digitale al servizio del controllo sociale.

Così dobbiamo a Colao Meravigliao l’ultima frontiera che condurrà con la ripartenza a aprire con qualche abitazione anche qualche manicomio, in funzione di accoglienza di traumatizzati dalla peste ma più probabilmente di ribelli alle costrizioni, come d’altra parte è sempre accaduto.

Al posto dei test sotto l’ombrellone sostituito da yurta in plexigas, sta per essere avviata infatti una rilevazione da condurre su un campione di cittadini italiani per calcolare gli effetti dell’isolamento sociale sulla loro psiche. Si tratta di “una verifica concepita dal pool di psicologi del Comitato tecnico scientifico che assiste il governo assieme alla task force e correderà la decisione sulle riaperture della fase 2”.

Non mi piace dire ve l’avevo detto, ma ve l’avevo detto che forse hanno ragione di impiegare un linguaggio bellico per farci stringere a coorte. Infatti siamo nel pieno di una guerra e come nel Vietnam di Comma 22, vi ricordate? Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.

Basta guardare i quesiti: “Quante volte al giorno pensi possa durare questa situazione anormale di lockdown per l’emergenza coronavirus? Quante volte ti capita di passare ore senza far nulla? Quante volte accusi la solitudine derivante dall’isolamento coatto? Pensi sia vero che andrà tutto bene? Ti capita spesso di avere pensieri negativi durante la notte?”,  per capire che chi non è disturbato, destabilizzato, disorientato dall’esperienza che gli fanno vivere, lui deve essere il matto e che chiunque conservi un minimo di lucidità e ben dell’intelletto non può che pensare di essere stato infilato dentro a un film di fantascienza di serie B.

In attesa della somministrazione forzata di psicofarmaci distribuiti insieme alle mascherine e al Corriere e Repubblica, in forma di simpatiche offerte promozionali della Ripartenza, aspettiamo le reazioni dei Bonino, Cappato, Boni e soprattutto quelle dei 5Stelle che candidarono il rimpianto Rodotà e che per anni furono presi per i fondelli per la preoccupazione che poteri occulti volessero dotare la gente di un microchip per controllarne azioni  e pensieri. E che adesso sono ben contenti di essere stati annessi a un potere per niente occulto che con il braccialetto elettronico ci mette anche l’anello al naso.

Spetta a noi non lasciarglielo fare.

 


Benvenuti a casa Orwell

la-profezia-di-george-orwellPer quanto forte sia la capacità di autosuggestione mi riesce difficile comprendere come si faccia a illudersi che la risoluzione con la quale il parlamentino europeo ha equiparato nazismo e comunismo sia un incidente di percorso, una svista, oppure una scivolata culturale priva di grandi effetti. Essa è invece lo specchio di un vasto movimento censorio che tende a cancellare qualsiasi cosa si contrapponga al pensiero unico nel suo complesso e alle sue tesi specifiche che può essere osservata nella sempre crescente restrizione della libertà di espressione, sia ad opera degli stati che di soggetti privati ed è esattamente la nuova versione di fascismo elaborata dal capitalismo. Un grande scrittore tedesco, figlio della ricca borghesia anseatica e dunque testimone diretto dell’ antropologia capitalistica ha scritto nel dopoguerra qualcosa che oggi ci appare come profetico:  “Porre il comunismo russo sullo stesso livello morale del nazi-fascismo, perché entrambi sarebbero totalitari, è nel migliore dei casi superficialità, nel peggiore dei casi è fascismo.
Chi insiste in questa equiparazione può presentarsi come democratico, in verità e nel profondo del cuore, egli è già fascista e di sicuro combatterà il fascismo in apparenza ed ipocritamente, ma odiando soltanto il comunismo. 
Nel rapporto del socialismo russo e del fascismo con l’umanità, con l’idea dell’uomo e del suo futuro, le differenze sono incommensurabili. 
La pace indivisibile, il lavoro costruttivo, il giusto guadagno; un consumo comune dei beni della terra; più felicità, meno sofferenza causata solo dall’uomo ed evitabile; un’elevazione spirituale del popolo attraverso educazione, conoscenza, formazione: tutte queste sono mete diametralmente opposte alla misantropia fascista, al nichilismo fascista, al piacere fascista di umiliazione e alla pedagogia fascista d’istupidimento. Il comunismo come la rivoluzione russa cerca di realizzarlo, in particolari condizioni umane, e nonostante tutti i segni di sangue che potrebbero confonderci, è in sostanza — e molto al contrario del fascismo — un movimento umanitario e democratico.”

Certo Thomas Mann non deve essere tra le letture dei parlamentari europei che nel migliore dei casi sono sono degli ignoranti acculturati, ma la censura che vuole attuare in maniera programmatica Facebook è sotto gli occhi di tutti al punto che il social network vuole addirittura istituire un tribunale per eliminare i contenuti che non gli piacciano. Bisognerebbe capire a chi non piacciono e per quale motivo, ma diciamo pure che non solo non lo si vuole dire, ma interrogati a fondo questi ricchissimi poveracci non lo saprebbero nemmeno spiegare perché non sono mai andati oltre lo slogan: così come nei brodi di coltura i batteri non vanno oltre il cerchio di penicillina, così questi non riescono a superare la barriera che dalla frase fatta passa alla capacità critica. Ma la cosa evidente evidente è che si crea uno stato sovrano dentro stati che non lo sono più, con le proprie leggi e la propria censura: alcuni pensano che non ci sia nulla di scandaloso in questo perché Facebook è una società privata e dunque fa ciò che vuole, ma sono gli stessi che appartengono alla cultura delle equiparazioni: qualunque azienda privata non può e comunque non dovrebbe agire al di fuori delle leggi in cui opera: dove c’è libertà di espressione essa non può essere negata soprattutto in una rete sociali ideata per dare la possibilità di esprimersi. E’ come se in un circolo di cucito, si negasse la possibilità di parlare del punto croce: ma siccome c’è abbastanza confusione da distinguere tra comunismi e nazismo ce ne è abbastanza per fare ragionamenti sommari ed equivoci.

L’unico modo per rendere credibili questi tribunali faccia libreschi sarebbe quello di sconfessare la pretesa universalità, ovvero quella di essere una piattaforma tecnica neutrale e ci si schieri apertamente. Ma questo non è possibile sia per ragioni commerciali, sia perché il pensiero unico ha una natura interiormente equivoca grazie alla quale riesce a confondere mezzi e fini mettendo le persone in un labirinto dal quale non riescono ad uscire. Senza dire poi che questa natura ambigua si riflette anche nei rapporti fiscali con gli stati  nei quali opera, cosa questa che può essere usata come mezzo di scambio  per le censure. Tutto alla fine si tiene: le scandalose risoluzioni del Parlamento europeo, così come  i tribunali di Facebook, non sono che un’escalation verso il controllo delle idee: il silenzio prende il posto della galera e anche se non c’è la Tokubetsu Kōtō Keisatsu, la polizia giapponese della prima metà del secolo XX° che appunto era rivolta  a sopprimere i “pensieri pericolosi”, lo stesso effetto si ottiene grazie alla struttura padronale dei mezzi e delle infrastrutture di comunicazione. Benvenuti a casa Orwell.


Orwell 2019

10158c6826a7eaa949fb0ca68c493c06Fateci caso quando navigate sui social o in buona parte di ciò che resta del web come lo conoscevamo: potete essere singoli  interessati a contatti personali e dunque portatori asintomatici di selfi e gattini oppure aziende che intendono vendere un prodotto. E’ inconcepibile che voi vogliate diffondere idee e informazioni senza fine di lucro e senza cercare di monetizzarle come merce. Così ogni momento vi viene proposto di pagare Fb o Google o Youtube o questo e quell’altro per diffondere meglio ciò che scrivete in maniera da ricavarne un utile che poi è l’unica cosa che dovrebbe interessarvi. E’ assolutamente escluso che vi piaccia esprimere alcuni spunti o idee, argomentare una posizione politica o parlare di qualsiasi cosa per semplice voglia di condividere idee buone o cattive che siano perché niente esiste al di fuori delle logiche di mercato. E’ un antropologia rozza e miserabile che tuttavia è dilagata perché ormai difficile incappare in qualcosa che non sia pura pubblicità, dalle centinaia di migliaia di falsi recensori o consigliori legati a una marca o a un’organizzazione di vendita, per finire ai pistolotti a pagamento dei candidati alle elezioni.

Purtroppo siamo immersi ormai da decenni in questo spirito orwelliano e la rete che forse doveva essere una via di salvezza, una volta normalizzata si sta rivelando un insidioso cavallo di troia per le spore di questa dittatura impalpabile e soffocante che sta distruggendo ciò che rimane della civiltà occidentale. Non è un’esagerazione, come potrebbe sembrare: la logica di mercato vuole che i contenuti siano quelli che possono vendere di più, creando una spirale verso il basso, verso il quantitativo e realizza un’omologazione assoluta, visto che anche le voci dissonanti fanno parte del mercato e vi si adeguano. Basta semplicemente vedere in che condizioni è l’editoria e non parlo solo di quella che inventa autori dal nulla purché siano comparsi in  televisione, purché siano pruriginosi o al limite innocui per il sistema nella loro estetizzazione visto che comunque la qualità consiste nella quantità di vendite, parlo anche di quella accademica e scientifica i cui contenuti debbono essere messi in una forma standardizzata, incarnare valori e modelli conformisti che non possono essere messi davvero in dubbio. Del resto più si pensa più si rischia di  incorrere nel peggior peccato contemporaneo, ossia quello di non essere prevedibili e dunque in qualche misura controllabili.

Si tratta di un abbandono della razionalità di fondo che ha come suo contrappeso un trionfo di soggettivismo che è il falso della soggettività, il quale si nutre di consumi standardizzati, senza sorprese e viene coperta da un velo di modi dire spiritosi, di stereotipi abborracciati, analogie errate e battute inutili come prova del nove della stupidità compiaciuta. E’ un tipico andamento della cultura anglosassone, dedita ala facezia per riempire  i vuoti e spesso il vuoto in sé, che si è generalizzato insieme al mercatismo.  Ma come diceva Voltaire una battuta spiritosa non prova nulla. Insomma tutto assomiglia a tutto e ha i medesimi sapori, colori, parole dentro un meccanismo che si rafforza, man mano che va avanti perché la massima soddisfazioni la si raggiunge attraverso la massima omologazione, mentre la parola innovazione non è altro che un eufemismo per valorizzare nuovi conformismi. Infatti proprio l’assoluta mancanza di un vero movimento che spinge a simularlo attraverso il vagabondare delle tendenze. Questo ha un correlativo oggettivo in molti campi, per esempio nel fatto che la soddisfazione degli studenti aumenti assieme alla proposta di contenuti omologati, facendo man mano sparire le voci originali o ancora nel fatto che in molte aziende grandi e piccole si stia affermando l’uso di uniformi non come forma di appartenenza, ma di subordinazione e infine nella trasformazione dei rapporti personali in una sorta di complesso burocratico esistenziale nel quale immagini e mail sostituiscono la presenza o lo scambio. Persino i generi sono sottoposti ad una scrupolosa analisi burocratica e merceologica.

Si tratta di una dittatura che non attacca i corpi, anzi li vellica, ma distrugge gli animi e criminalizza o psichiatrizza ogni cosa diversa da sé e dalla narrazione del mondo che ne discende. Soprattutto bada che tutto questo non sia pienamente colto: ogni interesse indebito viene dissimulato con la creazione di un nemico nel laboratorio politico o geopolitico, ogni opposizione viene gestita organizzando la frustrazione con metodi di mercato, si dissimula il potere con la ritualità, ogni differenza viene rasa al suolo con la distruzione delle lingue e delle culture. Quando ci si accorgerà che la libertà ci è sfuggita di mano?


Facebook e moschetto

il-mondo-nuovo-di-huxley-come-ci-assomiglia_c0402730-a96c-11e5-adc4-c04502f622f7_998_397_originalOgni tanto sarebbe un’ottima cosa chiedersi cos’è il fascismo anche per giudicare la consistenza di quell’antifascismo elitario divampato dopo le elezioni da parte di chi ha taciuto sulle prebende date a Casa Pound o sul mausoleo eretto a onore del maresciallo Graziani, di chi ha ingoiato senza troppi dolori di stomaco l’equiparazione tra partigiani e milizie di Salò fatta a suo tempo dalla terza carica dello Stato o il progressivo svuotamento giurisprudenziale della legislazione che colpisce l’apologia o la rifondazione di partiti di ispirazione fascista. Si perché nel migliore dei casi questo antifascismo è quantomeno pateticamente arretrato, così confuso da non capire da quale parte arriva il pericolo.

Com’è noto una caratteristica del fascismo di ogni tipo  è l’inquadramento specifico dei più giovani in opportune organizzazioni formative in modo da garantirsi un consenso a lungo termine ed è proprio quello che fa il liberismo. Certo non ha i balilla o la gioventù hitleriana, ma ha dalla sua il programmato sfascio della scuola pubblica, le sentine comunicative dell’imbarbarimento del gusto e i social media che cominciano ad essere utilizzati in maniera selettiva: Facebook e moschetto. Nei giorni scorsi è stato fortunosamente intercettato un rapporto inviato da Fb a un grosso inserzionista australiano nel quale il social si vanta (salvo poi la solita smentita di routine) di aver sviluppato strumenti per determinare quando gli adolescenti che utilizzano la propria rete si sentono insicuri, inutili o stressati, ovvero quando sono nel momenti ottimali per colpirli con una promozione micro-mirata. Questa tecnica si serve utilizzando parole chiave utilizzate nei diari, oppure le foto postate e altri tipi di parametri e si basa su studi che vengono portati avanti da università pubbliche (chiaramente sovvenzionate allo scopo) per identificare  “i diversi modi in cui i consumatori resistono alla pubblicità e le tattiche che possono essere utilizzate per contrastare o evitare tale resistenza”. Tra questi modi  ci sono quelli di “camuffare l’intento persuasivo o il mittente del messaggio” oppure di distrarre l’  attenzione utilizzando frasi confuse che rendono più difficile concentrarsi sulle intenzioni dell’inserzionista (tattica già felicemente usata in politica) o ancora  “usare l’esaurimento cognitivo come tattica per ridurre la capacità dei consumatori di contestare i messaggi”.

Su questi temi esiste un’intera letteratura su come usare diversi trucchi per spingere al consumo o alla formazione di opinioni e chi pensa che si tratti solo di pubblicità è completamente fuori strada, perché le tecniche di persuasione di vario tipo vengono esplicitamente utilizzate in tutti i campi per spostare l’asse dell’attenzione o catturala o provocare reazioni emotive così forti da interrompere l’analisi logica delle cose o supportare convinzioni prive di qualsiasi dimostrabilità effettiva o realtà concreta. Alla fine si tratta di arrestare la capacità di pensiero personale e indipendente, di imporre modelli e linguaggi, insomma di ostacolare le facoltà di analisi e scelta. Un tecnologo di nome Ramsay Brown, co-fondatore, Dopamine Labs che ha lavorato per Apple, Google e Facebook in maniera che queste multinazionali sfruttassero a pieno le neuroscienze ha dichiarato qualche mese fa: “Abbiamo la capacità di utilizzare alcune manopole in un cruscotto di apprendimento automatico che stiamo costruendo e in tutto il mondo centinaia di migliaia di persone cambieranno silenziosamente il loro comportamento in modi che, a loro insaputa, divengono una seconda natura, ma sono in effetti indotti “. In pratica si tratta di creare una sorta di dipendenza simile a quella chimica, una reazione automatica a certe interazioni, per evidenziare alcune cose e relegarne altre ai margini del discorso, in maniera così condizionante che impedisce di pensare o anche se lascia spazio alla riflessione la rende inefficace, marginale ed effimera visto che poi si ricade nel medesimo buco nero. Insomma andiamo sempre più precipitando nel Granfe fratello, ma non secondo le modalità immaginate da Orwell, ma lungo la strada delineata da una visione distopica meno conosciuta, quella di Aldous Huxley  in The brave new world, conosciuto come iI mondo nuovo in italiano nel quale il produttivismo, il consumo e il controllo mentale, il desiderio e il pensiero costruito sono la chiave di volta del potere.

E non se ne esce. anche questo post sarà letto su Facebook e su altri social e non sarà altro che un invisibile mulinello dentro la corrente.

 

 


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