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Er fornaretto e i mangiapane a tradimento

afa12cdc-a394-11e4-808e-442fa7f91611Non so bene se ridere o se piangere quando leggo l’indignazione dei soliti noti contro la sindaca Raggi per essersi presa Raffaele Marra come braccio destro (anzi “fedelissimo” come dicono i giornali di sistema) oggi in carcere assieme al Palazzinaro Sergio Scarpellini il quale gli avrebbe pagato un appartamento in cambio di favori al tempo della giunta Alemanno. Marra allora era a capo del Dipartimento politiche abitative del Comune di Roma così come in seguito, sarà capo di gabinetto di Marino. Ma ridere o piangere non c’entra tanto con il fatto che oggi la Raggi viene accusata di essersi fidata di Marra quando da almeno un decennio il personaggio è stato coccolato dalle amministrazioni capitoline di destra e di sinistra, quanto con il ruolo di Scarpellini che dovrebbe essere ben conosciuto dai parlamentari italiani e dunque dal sistema di potere nel suo complesso.

A rivelarlo, in un accesso di indomabile schizofrenia, è lo stesso Corriere della Sera che si straccia i panni per la Raggi, ma poi in un altro articolo – affinché non si mettano le polemiche in relazione ai fatti – rivela che Marra non è che una rotella nel meccanismo corruttivo della Seconda Repubblica di cui Scarpellini era uno dei motori ausiliari: la grande fortuna del palazzinaro comincia infatti 19 anni fa, quando nel ’97 Luciano Violante, allora presidente della Camera, decide che bisognava dare a tutti deputati un ufficio nel centro focale di Roma, vicino a Montecitorio insomma. Occorreva  trovare palazzi in affitto e così la Camera di rivolse alla Milano 90 srl di Scarpellini, cosa assolutamente inesplicabile e grottesca perché Scarpellini gli immobili non li possedeva, ma con in tasca l’accordo con Montecitorio che prevedeva un canone annuo di circa 70 miliardi di vecchie lire ( 36 milioni di euro) ovvero il doppio dei prezzi di mercato, andò in banca e trovò facilmente credito per comprare  sull’unghia Palazzo Marini, primo nucleo di un affare sempre più grande via via che gli immobili si aggiungevano e gli affitti aumentavano. Tanto più che il Parlamento gli affida pure e senza alcuna gara, i servizi di portierato, ristorazione e manutenzione degli stabili adibiti a onorevoli studi.

Ci vuole poco a fare i conti e a vedere che con i soldi passati a Scarpellini in questi anni (quasi 600 milioni di euro)  la Camera avrebbe potuto comprare  gli spazi in questione realizzando un bel risparmio e acquisendo gli immobili al patrimonio pubblico. Ma certo il palazzinaro si sdebitava vendendo al prezzo di un piatto di lenticchie appartamenti di pregio dando un aiutino come nel caso Marra, una beneficenza così apprezzata che egli viene contattato per acquistare anche l’albergo Bologna e trasformarlo in studi per 80 senatori: costo 160 miliardi di lire, più di ottanta milioni di euro.Successivamente trova altri 3000 metri quadri vicino al Panhteon, messi maluccio, sempre per i senatori. E cosa fa ? Li acquista, si fa pagare dal Senato una sontuosa ristrutturazione da 9 mila euro al metro quadro, che certamente ha coperto più volte le spese di acquisizione e poi glieli affitta.

La cosa non si ferma al Parlamento, la febbre di lussuosi studi per un buon numero di renitenti alla scuola, si attacca anche alla Regione Lazio: pure lei scopre di avere bisogno di un lussuoso appartamento vicino a Montecitorio e invece di cercarselo da sola affida il compito a Scarperllini, che anche in questo caso non ha nulla sottomano, ma forte dell’accordo affitta i locali dall’Inpgi, ovvero la cassa pensione  dei giornalisti, per 2,1 milioni l’anno e poi lo subaffitta per quasi 10 alla Regione. Di certo il Comune di Roma non poteva rimanere indietro nella nobile gara per assicurarsi i preziosi servigi del palazzinaro: così affitta da lui un palazzo per farne la sede dei gruppi consiliari e un altro per le commissioni del consiglio comunale per la modica cifra complessiva di quasi 20 milioni di euro l’anno.

Sono tutte cose ben note da tempo, quanto meno uscite sui giornali nel 2013 sotto il nome di scandalo degli affitti d’oro, finito poi in nulla grazie a codicilli a tradimento nelle leggi di stabilità tanto che lo stesso Scarpellini, detto Er fornaretto, ammise in un intervista: “In 13 anni ho distribuito 650mila euro a bianchi, rossi e verdi. Io non sono né di sinistra né di centro o di destra, sono di tutti”. Ma come tutti quelli che fanno beneficenza ama la modestia e l’understatement perché solo nel caso Marra ne sono volati 300 mila. Benché non fosse così ovvio che Marra facesse parte integrante del giro, è inesplicabile la ragione per cui Virginia Raggi che nel 2013 fu in prima fila nel denunciare lo scandalo degli affitti scarpellineschi e avrebbe dovuto stare sul chi vive, si sia attaccata a una rotellina di quel sistema di cui il palazzinaro non è che uno degli attori. Ma diciamo è anche inesplicabile che il padrone di casa di Camera e Senato, sia pizzicato solo ora e per un caso del tutto marginale, quando è evidente che molte delle operazioni condotte negli ultimi due decenni con le principali istituzioni del Paese puzzano in maniera insopportabile.

E’ pure inspiegabile alla luce della ragione, la differenza che esiste tra il peloso clamore del caso Raggi,  rispetto all’olimpica benevolenza di cui viene trattato il caso Sala che è accusato in prima persona di un caso di gravissima corruzione. Ma forse si tratta solo di cambiare luce e di vedere il tutto allo stroboscopio dell’indecoroso disfacimento della Seconda Repubblica, del suo ceto politico scadente fino all’inverosimile, della corruzione di cui si fa promotore di emergenza in emergenza, dello spaventoso declino del Paese, del tentativo di attribuire anche alle forze anti sistema le proprie stesse tare, mentre si cerca di esorcizzare e di normalizzare il No al referendum, di non ascoltare il primo vero tocco di campana a morto.

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Sala dei Raggi

giuseppe-sala-757297_tnRoma e Milano. Da una parte la sindaca a 5 Stelle della capitale, la Raggi, che si è incautamente e superficialmente appoggiata prima alla Muraro  subito “avvisata” dopo un decennio di fasti incontrastati con l’amministrazione cittadina  e poi a Raffaele Marra arrestato oggi per corruzione, entrambi cresciuti a dismisura sotto il regno di Alemanno, confermati, anzi promossi da Marino (Marra è stato suo capo di gabinetto, anche se nessuno adesso lo ricorda esplicitamente) e nei guai per vicende risalenti all’epoca del sindaco nero. E’ un infortunio nel quale si potrebbe persino scorgere lo zampino di una guerra senza quartiere ma di quartierino (olimpico) contro la Raggi, più che contro i personaggi citati che mai prima erano stati toccati in tutti i sensi dalla giustizia. Dall’altra il sindaco della ex capitale  morale che si è autosospeso dopo aver appreso di essere indagato nell’ambito di un’inchiesta che riguarda i lavori principale per l’Expo ( di cui Giuseppe Sala era commissario straordinario e dunque decisore ultimo anche sugli appalti) fatti dalla Mantovani, la stessa del Mose e del terzo valico, dei venti milioni di fondi neri per compensare i politici e corrompere funzionari ( vedi qui), tanto per non farci mancare niente.

Mettendo nell’ordine razionale vediamo più chiaramente le cose:  da un lato un neo sindaco che appare un po’ disorientato, poco accorto e sotto schiaffo che inesplicabilmente ha concesso fiducia ai marpioni allevati dalle precedenti amministrazioni, dall’altro un marpione legato al partito degli affari e della nazione, candidato dal milieu politico del renzismo alla carica di primo cittadino anche grazie ai contorsionismi  giuridici del Tar, che deve rispondere in prima persona di gravi accuse su fatti  corruttivi dentro un Expo verminaio oltre che laboratorio di pratiche sociali schiavistiche, come ad esempio il lavoro gratuito, che egli stesso ha guidato. Ma vediamo – ed è questo il nocciolo della questione – che  il primo fatto porta i media a stracciarsi le vesti e a reclamare la testa della colpevole, mentre sul secondo sono molto restii ad armare labbra o penne e mettono invece in grande risalto le dichiarazioni di stima sperticata dello stesso milieu complice prima e fiducioso ora, Pd in testa ovviamente. Persino sui siti più critici la autosospensione del sindaco di Milano sembra in qualche modo marginale allo scandalo Roma, testimoniando così della forza di trascinamento che ha il mainstream anche nei confronti di chi vi si oppone. A prescindere da qualsiasi considerazione politica, giudizio e pregiudizio si tratta di due eventi molto diversi, ma trattati subdolamente come se fossero sullo stesso piano, come se Marra e Muraro fossero due creature allevate dalla Raggi, mai comparse in Campidoglio prima di allora e come se invece il caso Sala non fosse in tutti i suoi aspetti l’espressione emblematica del mefitico spirito del tempo dove politica e appalti,  cialtroneria e mafie, emergenza e inefficienza, consenso e denaro si legano in un nodo inestricabile.

E’ possibile, è probabile che i cinque stelle abbiano scelto male il loro candidato al comune di Roma, puntando su un personaggio che fin da subito non ha voluto fare il repulisti necessario in Comune, il che mette in luce le difficoltà di un movimento che rimane ancora magmatico, ma è certo che Pd e berlusconiani abbiano invece scelto benissimo il loro sindaco a Palazzo Marino. La differenza morale prima ancora che politica sta nel palese errore dei primi e nel non errore dei secondi.


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