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Le Compagnie della Cattiva Morte

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri a proposito del mio post (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/10/23/un-papa-radical-chic/ ) nel quale mi meravigliavo ancora una volta del credito che gli orfani della sinistra riservano all’attuale pontefice, che ai loro occhi rappresenta non solo una moderna incarnazione della dottrina sociale della chiesa, ma anche una testimonianza in favore dei sommersi, dei derelitti, delle vittime di consumismo e totalitarismo finanziario.

Lo spunto era offerto dalla dichiarazione di Francesco riportata in un film, di apertura al rinascimento giuridico delle coppie omosessuali, già smentita da altri esponenti del “vertice” vaticano. “Le unioni civili, secondo il cardinale Muller, violano i diritti umani,  e il Papa che non è al di sopra di Dio, dovrebbe stare più attento”.

Non ho l’ingenuità di stupirmi ancora per le incursioni temporali dei sacerdoti della religione dell’amore: nello stesso contesto il pontefice aveva affermato anche che  si deve “creare una legge di convivenza civile” in modo che le coppie gay siano coperte legalmente. Tanto da essersi battuto personalmente per quello.

Icastica manifestazione questa, della sua volontà, o meglio della sua legittimazione celeste, a intervenire sulle questioni e sulle norme che regolano la vita “civile” non solo dei fedeli ma di tutti i cittadini. Attività che già svolge con grande tenacia se taccia di “carnefici” i medici che applicano una legge dello Stato italiano che legalizza l’interruzione di gravidanza, prima soggetta a criminose pratiche clandestine.

E se agisce come i predecessori compreso l’emerito vivente, delegittimando il tribunale in terra nel caso di pedofilia, per consegnare il giudizio a quello supremo. O se, in plastico contrasto con la riflessione contenuta nell’ultima enciclica sul “possesso”, che avrebbe ragion d’essere se prevede una funzione sociale di “indennizzo” dei poveri della terra, non si ipotizza l’obbligo di “cittadinanza” che spetta a chi possiede delle proprietà in Italia, chiamato a contribuire con le tasse ai servizi offerti dallo Stato e dei quali gode.

 Si sa che sono tempi bui nei quali un diritto, quello alla salute, è stato collocato in cima alla gerarchia che comprende quelli fondamentali e primari, che in troppi a torto credevano inalienabili, e quelli denominati “civili”, elargiti a piccole dosi in modo che non compromettano lo status quo.

Ci stanno persuadendo – ceto politico, scienza mai sfiorata dal dubbio, informatori, compresi quelli che hanno scoperto il giornalismo investigativo rivelandosi “positivi” in modo da offrirci dolenti e edificanti cronachette dalle corsie – che è doverosa la rinuncia alle conquiste di garanzie e prerogative nel lavoro, nell’istruzione, nella libertà di circolazione fino a otto mesi fa decantata come il trionfo del moderno cosmopolitismo, rappresentato dai voli low cost e dall’Erasmus.

E figuriamoci se è il caso, proprio di questi tempi, di parlare del diritto a porre fine alla propria esistenza quando i suoi ritmi e le sue aspettative sono sovrastate dal dolore, dall’umiliazione, dalla sconfitta della dignità battuta dalla sofferenza fisica e morale.

E infatti mentre il papa si esprimeva in favore dell’amore coniugale,  passava inosservata la pubblicazione, da parte della Congregazione della Dottrina della Fede, di un lungo documento sull’eutanasia e il fine vita, intitolato Samaratinus Bonus, nel quale non sono presenti quegli elementi di compassionevole misericordia che la religione dell’amore dovrebbe riservare a chi patisce una sofferenza che minaccia di farlo regredire a una condizione animale di puro patimento senza speranza.

Si tratta di una condanna che fa un bizzarro contrasto con un pensiero comune concentrato da mesi unicamente a combattere una malattia, accettando qualsiasi imposizione più o meno efficace, autorevole, ragionevole, dando per buone misure che sconfinano nella superstizione e che obbligano all’abdicazione dal diritto a un lavoro dignitosamente remunerato, all’istruzione e alla cura di patologie che non siano la peste in atto.  

Eppure da otto mesi chi malgrado, la colonna sonora di dati contraddittorie, statistiche raffazzonate e manipolate, ha saputo ascoltare e vedere,   ha avuto la rivelazione che è stata attuata da anni e ultimamente applicata in forma diffusa una eugenetica ispirata a salvaguardare la specie – quella dei nuovi schiavi – eliminando i pesi morti, quelle frange parassitarie che pesano sul bilancio pubblico.

Perfino  chi ha devastato l’assistenza pubblica, tagliato prevenzione e cure per i malati cronici, perfino chi ha adottato disposizioni che hanno impedito di effettuare tre milioni di esami e accertamenti per patologie – cancro, patologie respiratorie, cardiache, ematologiche-  si è vergognato di chiamare “eutanasia” ( e vedi mai,  significa buona morte) l’ecatombe di anziani morti per ipotetico concorso del Covid in aggiunta a malattie trascurate, effetto collaterale e non solo di condizioni di abbandono, della difficoltà di accesso all’assistenza, del costo di farmaci e terapie, della solitudine.

Come una apocalisse sorprendente e inattesa abbattutasi su zone inquinate che hanno incrementato la vulnerabilità dei soggetti più esposti, l’epidemia ha invece rivelato il già noto, qualcosa che avremmo dovuto conoscere e prevedere: che gli ospedali mal gestiti ammalano perché diventano focolai di infezioni, perché i vecchi non meritano attenzioni da un personale sfruttato e impreparato, perché quando riconquistano autonomia possono essere conferiti in strutture apposite dell’ordinaria manutenzione che ogni anno diventano focolai influenzali.

Il compianto per i vecchi morti da soli, senza esequie compassionevoli, senza elaborazione del lutto è diventato il sudario sotto il quale si è composta l’ipocrisia di chi ha contribuito con la benedizione delle influenti personalità mondiali a condannare gli anziani all’invisibilità, alla morte virtuale che sarebbe opportuno si concretizzasse per lasciar liberi posti e più fruttuose le risorse da investire nelle nuove geografie del profitto, quelle digitali e automatizzate cui non devono avere accesso e che più che risparmiare la fatica devono incentivare la servitù atomizzata degli individui davanti a un pc, pronti anche a dirigere con un clic i bombardieri senza pilota.

Partorirai con dolore, hanno prescritto, vivrai con dolore e morirai nel dolore, hanno “promesso”, per percorrere la strada della redenzione e della salvezza, per attraversare la cruna dell’ago, passaggio arduo, ma che, si sa, è risparmiato a chi se lo può permettere, esentato dal male, che viene ridotto con ogni mezzo diventato lecito, se si  patisce tra sete, broccati e porpore, così come escursionisti della genitorialità possono approfittare delle offerte a disposizione in altre latitudini, così come, avendo i mezzi, si riconquista la propria dignità con una morte serena e volontaria oltre confine.

E infatti vecchioni anche spregevoli ma ben equipaggiati dello sterco del diavolo si evitano l’inferno in terra, guariscono rapidamente e senza effetti dalla provvidenziale peste, occupano un piano dei nosocomi cui hanno offerto nel tempo doviziose elemosine e gli ospizi li frequentano quei pochi giorni necessari all’applicazione di pene alternative.

Il fatto è che quando la libertà è negata, quando dietro ai dogmi si nasconde un profitto, quando la malattia fa affiorare le tremende disuguaglianze, quando la nascita, le inclinazioni, gli affetti, sono soggetti a una morale di parte al servizio di regole di mercato diventate leggi naturali incontrovertibili, allora nemmeno la morte è una livella.    


Un Papa radical chic

Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo”. Poche parole estrapolate da una intervista contenuta nel docufilm “Francesco“ di Evgeny Afineevsky, hanno suscitato  unanime giubilo, soprattutto in laici e agnostici che, in attesa di tardive conversioni da conseguire come l’ultimo successo editoriale una volta giunti allo status di venerabili maestri,  si guardano intorno alla ricerca di oggetti di idolatria politicamente corretta.

E grande esultanza si è registrata anche per un’altra dichiarazione molto riportata dai giornali:   Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”.

A questo pontefice piace vincere facile: in Italia la legge  invocata è già stata approvata, quindi  non c’è stato bisogno di adontarsi per eventuali ingerenze nella vita democratica di un paese straniero, i cui tribunali non vengono riconosciuti nel caso del crimine di pedofilia in attesa di quello del Cielo.  E semmai il problema è che le condizioni economiche del Paese hanno reso i matrimoni e le convivenze un lusso per privilegiati, che possono permettersi una casa, nella quale, privilegio ancora più esclusivo, mettere al mondo una prole.

E lo dimostra anche  una telefonata opportunamente ripresa nel film che il papa fa a una coppia di omosessuali italiani che gli avevano indirizzato una lettera, Andrea Rubera e Dario Di Gregorio, genitori orgogliosi di tre figli piccoli  grazie alla “gestazione per altri” avvenuta in Canada, e che lo avevano interpellato per “superare l’imbarazzo”  che provano  nel portare i bambini in parrocchia alle lezioni di catechismo. 

Pronta la risposta di Francesco: “ I bambini vanno accompagnati in parrocchia superando eventuali pregiudizi e vanno accolti come tutti gli altri”, per nulla imbarazzato, lui, dalle modalità contrattuali della felice surrogazione, visto che ormai i “prodotti” erano già confezionati e si trattava magari di tre contributi alla natalità   messa in pericolo da leggi che permettono l’aborto legale contrastato da volonterosi obiettori in grazia di Dio.

Quella grazia invece non spetta a chi chiede di morire con dignità, di mettere fine a una esistenza ormai ridotta a dolore e umiliazione. Pochi giorni prima dell’edificante e compassionevole indulgenza plenaria in favore delle coppie omosessuali, era stato pubblicato  da parte della Congregazione della Dottrina della Fede, un lungo documento sull’eutanasia e il fine vita  redatto dall’organismo guidato dal  cardinal Luis Francisco Ladaria, uomo di fiducia di Francesco che lo ha scelto per succedere al tedesco Muller.

C’è ben poco di misericordioso nella requisitoria del  Samaratinus Bonus , che nega agli individui il diritto di decidere della propria vita e della propria morte,  permettendosi di compiere  scelte che la religione condanna come empie,  innaturali e delittuose tanto condannarle come crimini. Confermando l’approccio teocratico in virtù del quale le leggi divine devono tradursi in leggi dello stato, condizionandole e ostacolando qualsiasi  valore che non si uniformi alle interpretazioni che la chiesa dà di volta in volta dei suoi dogmi.

Fanno bene i vecchi irriducibili della laicità a non fidarsi se al deflagrare del caso Becciu c’è stato un affaccendarsi solerte di esegeti della enciclica “Fratelli tutti” sottoposta a ostensione in modo da creare un sapiente contrasto tra i misfatti speculativi del finanziere maneggione, prudentemente licenziato prima degli articoli di stampa sullo scandalo, e l’immaginetta votiva di un Papa che rifiuta le mollezze vaticane, incarnazione della chiesa dei poveri per i poveri e di una francescana ingenuità, tenuto all’oscuro di trame e intrighi orditi dai mariuoli che avevano avuto accesso alle segrete stanze a pure ai conti in banca personali del pontefice.

Non si tratterà di un documento programmatico dei un partito riformista europeo: il Pd guarderebbe alla bolla come a un volantino anarco-insurrezionalista meritevole di galera come i No-Tav, ma l’ecumenismo generalista dell’enciclica potrebbe rappresentare il manifesto temporale della nuova religione del politicamente corretto, con tutta la volonterosa cassetta degli attrezzi messi insieme in occasione della Dottrina sociale della Chiesa, modernizzati per accogliere i valori  antiglobalisti ma cosmopoliti,   antiindividualisti, antirazzisti, antinazionalisti, antisovranisti (fatta salva la “specialità” dei poteri autonomi del Vaticano),  antipopulista.

Il fatto è che chi si sente orfano della sinistra dovrebbe smettere di fare scouting alla ricerca di nuovi idoli e nuovi profeti. Il papa fa il papa e non è ragionevole aspettarsi il riscatto e la liberazione degli sfruttati dalla sua propaganda fide, che proprio come quei “fermenti” graditi e integrati nell’establishment si fermano alla superficie del contrasto al consumismo e non alla teocrazia del mercato, all’Impero del Denaro e non al capitalismo, da combattere con le armi della carità e della pietas e delle pari opportunità al posto della lotta di classe.  

E infatti riprendendo  un’affermazione già contenuta in Laudato si del 2015, reinterpreta il concetto di  proprietà“, per sottolineare quella che dovrebbe costituire la sua fertile vocazione: “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”,    condizionando il  possesso (diritto secondario)    all’ipoteca del riconoscimento e soddisfacimento del  “diritto”  dei più svantaggiati,   diritto primario, quello,  che stabilisce la “destinazione universale dei beni “.  

Come a dire insomma che il nostro frigorifero in cucina sta alla pari con la cassaforte di Fca o Amazon, ugualmente obbligati ad amministrare i loro “beni”, a “valorizzarli” e restituirli in forma di benefici per tutti, purché, lo si ricordi, “senza alcun cedimento alla concezione e alla prassi comunista dei beni e del loro possesso, concezione e prassi in cui la persona e le comunità di persone vengono posposte e asservite allo Stato”.

Ci risiamo dunque con  la conferma di principi di solidarietà e fraternità  intesi come dovere morale individuale e collettivo e non come responsabilità personale e comune che può e deve esprimersi anche a livello istituzionale come doveri dello Stato, delle istituzioni, delle rappresentanze incaricate di garantire libertà dallo sfruttamento, così come di espressione, credo, inclinazioni, aspettative.

Si sa che la povertà culturale e morale dell’ideologia neoliberista esige il ripristino di vecchi miti e nuove narrazioni, per puntellare la mercificazione totale, così insieme a  teorie gender, diritti civili senza diritti sociali, emancipazione senza liberazione, fino alla triade tornata in auge: Patria (senza Stato sovrano), Famiglia(possibilmente arcobaleno e liquide) e Dio, quello capace di idealizzare e confezionare una falsa coscienza, quell’ombrello “etico” necessario a legittimare e “addomesticare”  l’ordine economico e sociale esistente in modo che sia accolto di buon grado e interiorizzato da chi lo subisce.

Ma non sarà che Francesco è rimasto l’ultimo radical chic?


Sinistra letale

fratAnna Lombroso per il Simplicissimus

Quante volte abbiamo sentito dire, come promessa o come minaccia, che la fine dell’economia produttiva, la trasformazione delle imprese in azionariati in accidiosa attesa dei dividendi, la finanziarizzazione con le   acrobazie e i trucchi del gioco d’azzardo, le mutazioni intervenute nel lavoro, manuale e intellettuale, che rende meno agevole il ricorso all’esercito industriale di riserva, la stessa globalizzazione e l’instabilità indotta dai movimenti migratori voluti e provocati, ma alla lunga ingovernabili,  avrebbero portato il capitalismo al suicidio.

Quante volte abbiamo sentito dire che il sistema non avrebbe saputo gestire la sua «strategia del caos», che doveva innervare tutto dalla geopolitica all’esercizio quotidiano del dominio di potere sulle singole esistenze, né contrastare la crisi del suo insostenibile «modello di sviluppo» che sta devastando il pianeta, mettendo in discussione  la supremazia della «civiltà» superiore, dei «valori» della predazione economica e del consumo coatto di merci, della condanna bellica e morale delle vittime della guerra economica e militare, indicate come sudditi da schiacciare e «rifiuti» da conferire nelle discariche della schiavitù. E si sarebbe data la morte.

Invece a tragica dimostrazione della immonda e ingiusta superiorità dei padroni che a differenza dei proletari di tutto il mondo, sanno unirsi e sopravvivere ai danni che provocano, a suicidarsi se pure nella forma visibile delle loro rappresentanze, sono gli sfruttati. Stanno vincendo gli istigatori come ai tempi delle antiche rapine coloniali con tanto di missionari al seguito, come racconta Elias Canetti in Masse e potere a proposito dell’autodistruzione degli Xosa, grazie alla cancellazione dell’identità e della coscienza collettiva, all’abiura del valore attribuito a libertà e responsabilità personale e comune.

Non so bene come ci stiamo “sacrificando” sull’altare delle divinità dello sviluppo, del benessere, dell’ordine, (ne scriveva ieri il Simplicissimus qui: https://ilsimplicissimus2.com/2019/05/31/la-sinistra-lemming/ )se come gli Xosa condannati per non aver accolto di buon grado le magnifche sorti e progressive portate loro dall’occupazione manu militare della modernità, o come i lemming di Disney. Certo a leggere le dichiarazioni post elettorali dei vinti della sinistra incarnati efficacemente da un cartone animato si capisce chi ha aiutato gli istigatori, che si rivolge così “a tutti quelli che sono oggi interessati a costruire un’alternativa a questa destra“.

Rispetto”, dice Fratoianni, “l’entusiasmo del Pd, non lo contesto perché ho il senso della misura, ma se immagina un’alternativa concreta non può limitarsi alla riproposizione di schemi vecchi. Tanto meno il centrosinistra. Serve rivolgersi ai 5 Stelle e favorirne il cambio di prospettiva. Per tirarlo dentro questo campo. Costruendo uno spazio di discussione in una prospettiva diversa. Perché questa alternativa abbia gambe serve un lavoro sociale per riconquistare tutti quelli che sono andati a destra e che hanno smesso di votare..… pretendo che il programma sia il nostro. Ma si devono porre al centro i diritti e le libertà, lo dico a M5S. E i diritti sociali, il lavoro, la distribuzione della ricchezza, la protezione di chi non ce la fa, e questo lo dico al Pd”.  Eh si, lo dice al Pd e perfino a Calenda perché “se il tema è la costruzione di un’alternativa la discussione si fa tra diversi”.

Qui non parliamo di eutanasia, qui certi soggetti e certe liste più che del dottor morte si accreditano in veste di killer spietati per i quali l’alternativa desiderabile è costituita dall’alleanza funzionale al sistema e al suo establishment delle socialdemocrazie che hanno introiettato l’ideologia neoliberale, abiurando la rappresentanza delle classi subalterne, quelle di Gad Lerner, immeritevoli di attenzione perché se la sono voluta e se la vogliono ancora votando Salvini, per prendersi il dolce carico di quella della borghesia transnazionale sempre più ricca e sempre più esigua, insieme al configurarsi “nuovo” di movimenti anche antichi  che si sono esonerate dei contenuti e delle aspirazioni antagoniste per limitarsi alle rivendicazioni di alcune categorie e gerarchie di diritti, perdendo ogni afflato antiautoritario e anticapitalistico, perché nella loro citta del Sole  non c’è posto per conflitti  economici, di genere e etnici, meno che mai di classe. Il che spiega bene la preferenza accordata alle visite ufficiali di Greta piuttosto che ai picchetti davanti alla Whirpool o alla lotta dei tarantini, cittadini o dipendenti ugualmente traditi dal compagno Vendola oltre che dal futuro sodale Calenda.

E tanto meno c’è posto per il populismo, tantomeno per quello di sinistra indegnamente competitivo, quello di Sanders e Corbyn, di Podemos o Melenchon, oggi visti come visionari velleitari e irrealistici sediziosi ma che fino a poco tempo fa sarebbero stati annoverati tra posati, pragmatici e pure prudenti socialdemocratici con le loro modeste proposte di redistribuzione del reddito, reintegrazione del Welfare, nazionalizzazione di comparti e attività strategiche, controllo delle banche centrali, e così via.

Ogni tanto un interprete di Marx ci ricorda l’ammirazione riservata al modo di produzione capitalistico che nasceva dalla convinzione che la sua accelerazione potesse propiziare e avvicinare la transizione al comunismo, ma anche per la potenza (ora sappiamo, irresistibile) con la quale è capace di espandersi.

E figuriamoci se con tutto comodo e anche in nome di interessi di classe e personali, la sinistra anche prima di quelli che l’hanno ripudiata come velenoso ostacolo alla costruzione democratica, non si è fatta possedere dalla stessa venerazione grazie allo stravolgimento semantico per il quale il capitalismo è diventato sinonimo di progresso e la globalizzazione il volto nuovo dell’internazionalismo, e la tecnologia il totem da adorare perché ci libererà dalla fatica, dalle malattie, in una società beata e civile nella quale le relazioni, tutte, sono equilibrate, soddisfacenti, feconde, regolate come saranno, dal mercato. Come se il mercato combinato con la tecnologia non abbia già mostrato il suo vero volto con le bolle dei titoli delle imprese digitali prima ancora di quelle immobiliari, con il controllo su lavoratori e cittadini, con le illusioni del successo del casinò finanziario.

Compostamente proprio come dei Veltroni qualunque certi rimasugli cercano di contenere l’ira e il disprezzo per la marmaglia il cui voto dovrebbe probabilmente essere limitato, per offrire un diritto/dovere già arbitrario a chi sostiene le élite che interpretano i principi cosmopoliti e multiculturalisti che è doveroso esportare e imporre anche con le armi, sul grossolano localismo dei “subalterni”, degli “sdentati” come li chiamava Hollande, dei dementi” (la definizione è di Bifo).

Eh certo, non si sono accomodati su un seggio nella fortezza, dove andare di tanto in tanto a fare i turisti per caso, ma ho il timore che gli abbiamo concesso la certezza di stare sempre dalla parte di chi vince, che non importa se non è quella giusta.

 

 

 

 

 

 


Laici in tonaca

imm.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Molti anni fa, dovevo essere in terza elementare, venni condotta una mattina  con l’inganno di una gita scolastica a Piazza San Marco, in patriarcato dove un alto prelato benedisse tutta la scolaresca. Vissi quella imposizione come un tradimento involontario allo spirito antiautoritario che animava la mia famiglia e che si esprimeva anche con una intransigente laicità, tanto da starne male. Mia nonna, donna pratica accorsa al mio capezzale, sorridendo mi fece una carezza e: sta tranquilla, un poca de acqua fresca non fa mal a nessun! E ammiccando mi fece intendere che così mi ero conquistata forse la considerazione della maestra che dalla prima mi aveva collocata in un banco da sola in qualità di bambina “che non voleva bene alla madonna”.

Molti anni dopo alla morte di mia mamma feci una lunga trafila al servizio del plateatico comunale per ottenere in permesso di dare un saluto alla defunta insieme ai familiari e agli amici nel bel campo antistante l’antico ospedale. Ma quando andai a saldare la fattura all’impresa di pompe funebri, gli addetti (cassamortari a Roma) mi chiesero di autorizzarli a rivendersi l’iniziativa creativa offrendola con un modico supplemento imputato alle procedure burocratiche, alla clientela a-confessionale che da sempre ha il diritto spesso negato al cordoglio laico.

Sorridendo e con le dovute differenze i due episodi tra tanti possono essere interpretati come concessioni a una laicità di mercato che propone aggiustamenti e elargizioni volti ad addomesticare la prepotenza del potere ecclesiastico ormai introiettata nella società tutta, sfoderata con sistemi, metodi, obblighi che vanno ben oltre l’ostensione del crocifisso in luoghi pubblici e in siti istituzionali, ma anche in palestre, alberghi, case vacanze e B&B, club nautici e perfino garage comunali. Così in questi anni le ingenue motivazioni e richieste di mia nonna o dei manager della necroforia si sono sviluppati sempre sotto forma di donazioni, permessi speciali e licenze necessarie a consolidare l’ideologia dominante.

Dobbiamo a questo la momentanea copertura di simboli religiosi, l’autorizzazione a ospitare moschee in cantine periferiche, mentre quella dell’archistar  assurge a monumento visitabile nei percorsi turistici più esclusivi, l’autocensura a canti e inni natalizi negli asili alla pari di Bella Ciao, la comprensione sia pure lievemente infastidita per liturgie altre” a cominciare dal ramadan, mentre sono guardate con rispetto e partecipazioni quelle caratterizzate da una connotazione commerciale: capodanni cinesi, Halloween, doverosi omaggi alla globalizzazione né più né meno delle hreosterie che propongono maialino e kebab, presepi con l’imam realizzato a San Gregorio Armeno, grazie a una festosa commistione che viene elegantemente chiamata melting pot: e infatti così si mescola tutto, odori, sapori e valori in una mefitica apparente pacificazione che dovrebbe nascondere la puzza, la xenofobia, lo sfruttamento e la mercificazione.

E infatti i promoter di questa indulgenza verso convinzioni, fedi, inclinazioni pongono tutta una serie di ragionevoli limiti: non vanno mai a incidere sull’imposizione del crocifisso negli uffici pubblici, promosso a simbologia comunitaria rappresentativa delle radici comuni e condivise che potrebbe spiegare l’europeismo come atto di fede che verrà officiato prossimamente e motiva l’ostilità alle Costituzioni nazionali per via di un eccesso di socialismo. Non si sognano di contrastare – e potrebbero – l’oltraggio a una legge dello Stato perpetrato mediante una esuberante e sospetta obiezione di coscienza. Conferma l’opinione che la procreazione assistita sia un capriccio malsano alla pari dell’utero in affitto e della compravendita di organi. Condannano come reato la possibilità di morire con dignità.

E in cambio concedono il minimo sindacale di licenze   autorizzando il riconoscimento di prerogative alle coppie di fatto, purché omosessuali, autorizzano la somministrazione di oppiacei negli ospedali, purché non venga intesa come eutanasia, permettono l’epidurale somministrata con oculata parsimonia, purché non venga meno il principio che la donna deve partorire con dolore e meglio ancora con cesareo il 13 agosto e il 30 dicembre onde favorire le vacanze meritate dei primari. Strizzano l’occhio al configurarsi “libertario” a loro dire di famiglie “anomale”, legittimate nella loro “diversità” e approvate in quanto aspirano a una omologazione piccolo borghese, mentre, alla pari con quelli del Family Day e dei congressi veronesi,  minano alla base i vincoli di affetto, di solidarietà, di reciproca assistenza, cancellano pari opportunità di genere, ripristinano le antiche disuguaglianze tra uomo e donna, grazie alla inevitabile soppressione di diritti e conquiste fondamentali in nome del bisogno, della necessità e anche come punizione per un passato di dissipato consumismo e di lassismo egoistico.

Marx avrebbe detto che così contribuiscono alla creazione di una falsa coscienza, ma ci arriverebbe a dirlo perfino Fusaro e perfino quelli della lista per Tsipras se non fossero anche loro posseduti da dall’aberrante trasformazione dello spirito critico in militanze di facciata, ispirate da un umanitarismo generico che non si permette mai di condannare il sistema neoliberista e i suoi feticci, in veste di avventizi dell’antifascismo, come se fosse un incidente nella storia sospeso e interrotto e che solo oggi si ripresenta, di femministe intente a una azione per la conquista dei posti di potere, dove sono e come sono, di ambientalisti che credono fideisticamente che i cittadini possano salvare il pianeta con comportamenti virtuosi e che il mercato voglia riparare i danni che ha prodotto. Di antirazzisti che ritengono che si fronteggi il “fenomeno” migratorio con una integrazione di chi arriva nelle miserie dei cittadini ospiti, e non andando alle origini:  guerre, furto di risorse, patti stretti di tiranni sanguinari e loro successiva criminalizzazione, effetti climatici determinati da uno sviluppo insostenibile e  diseguale. E che invece dei corridoi umanitari propongono un neocolonialismo con esportazione di rafforzamento istituzionale e civiltà, temi sui quali saremmo maestri. Di sostenitori di una crescita nella quale il bieco capitalismo si addolcisce per essere più efficace, regalando un po’ di tolleranza privata e repressione pubblica, concedendo quel tanto di permissivismo indispensabile a smussare gli angoli e anestetizzare i pazienti in modo che si prestino alla mutilazione di diritti, esibendo i fasti di un lavoro senza fatica a condizione che si sappia rinunciare a sicurezze e garanzie.

Ecco, essere laici (e dovrebbero esserlo anche i credenti in quanto cittadini) non significa solo rivendicare la propria libertà di culto e espressione, non basta esigere che la chiesa paghi l’Imu per i suoi edifici, contribuisca alla tutela del suo patrimonio artistico, che i suoi preti in tutte le gerarchie si sottopongano al giudizio dei tribunali degli Stati e non solo a quello di Dio, che non si verifichino offensive ingerenze nella società civile, quelle che hanno condizionato usi e scelte, se rappresentanti del popolo appena eletti corrono Oltretevere, omaggiano pubblicamente e da soggetti delle istituzioni Padre Pio o San Gennaro, se un feroce cialtrone che offende e oltraggia la dignità e le persone di connazionali e stranieri con preferenza per i poveracci in quanto “diversi”, se lo concede in nome della salvaguardia di una tradizione e una fede che dovrebbe invece parlare in nome della fratellanza e della pietas.

Per non essere come lui, sia pure sotto altra non più degna bandiera, non ci vorrebbe poi molto, basterebbe far propri principi costituzionali alla base della democrazia, non prestarsi alla coltivazione di pregiudizi, nemmeno quelli favorevoli che comunque condizionano indipendenza e autonomia di pensiero e azione, basterebbe non togliere beni e diritti e aspettative. Ma invece aggiungere alla critica ai servitori del sistema quella al sistema, e non voler spaccare il mondo in due: credenti e non credenti, perché invece si dovrebbe mettere fine alla frattura tra il potere dei padroni e gli sfruttati, perché è sempre quella la lotta in corso, che affrontiamo disuniti, sottomessi, soli e senza speranza come succede a chi non sa di avere le catene perché non si muove e accetta la servitù al Signore e ai signori come condizione naturale.

 

 

 

 


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