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Parigi, vizi e servizi

dc4935949635920b5975a17ac2825e72Qualcuno è rimasto scettico rispetto alla tesi, espressa qualche tempo fa, che la visita del capo sardina a Benetton non sia stato un incidente di percorso, ma un modo lucido e cinico per impedire che un movimento messo in piedi dall’alto per evitare una sconfitta del Pd in Emilia, finisse per emanciparsi dai suoi Geppetti e mutare in qualcosa di scomodo per il potere. Eppure non si tratta di cose inedite: l’auto affondamento è una delle tecniche più usate in politica così come nella strategia militare con la quale si tende a nascondere la debolezza. Accade anche in questi giorni a Parigi che si prepara ad eleggere il nuovo sindaco: i macroniani di “En marche”  avevano presentato come candidato un tale Benjamin Griveaux, ex portavoce del governo, nome che tra l’altro aveva spaccato la formazione del Presidente causando la presentazione in proprio di un eccentrico personaggio come il matematico Cédric Villani. Anche a causa di questo i sondaggi  davano Griveaux distantissimo dal candidato favorito, ovvero il sindaco uscente, la socialista Anne Hidalgo, lontano dalla seconda contendente ovvero Rachida Dati, ex ministra della Giustizia nel governo di Nicolas Sarkozy che naviga intorno al 20 per cento, a parità con i verdi  e in gara praticamente solo con Wallerand de Saint-Just, espressione di Alleanza nazionale.

Un simile risultato, peraltro più che probabile, costituirebbe  una sconfessione clamorosa del macronismo, insostenibile per un presidente già di fatto assediato all’Eliseo e per le oligarchie europee che lo hanno letteralmente creato in pochi mesi: prendere poco più del 10 per cento nella capitale, tenendo conto che sono state le grandi città ad eleggere Macron e in primis proprio la capitale, potrebbe essere il colpo di grazia per la credibilità politica del presidente che comunque ha il consenso di non più del 20 per cento dei francesi. Così a pochi giorni dalla scadenza  per la presentazione delle liste, compare in scena un russo, il sedicente artista  Piotr Pavlenski, uno del giro delle Pussy riot, attivista anti Putin, arrestato in Russia per aggressione sessuale e rifugiato politico in Francia  dal 2017, (dove peraltro è ricercato anche per altri reati, senza che nessuno si sia dato pena di cercarlo davvero), dunque diciamo pure un agit prop ben conosciuto dai servizi occidentali, il quale sostiene di essere il colpevole della diffusione di un video a carattere sessuale inviato via telefonino dal candidato Griveaux a una donna. La performace onanistica è del 2018 quando ancora il personaggio era significativamente “portavoce del governo”  e non si sa come Pavlenski possa esserne entrato in possesso (anche se possiamo immaginarlo facilmente), ma comunque è stato subito scandalo e il candidato di Macron è stato costretto a dimettersi, nonostante la difesa di facciata del presidente che ha dato il proprio appoggio al personaggio  “qualunque fosse stata la decisione” adottata in seguito alla diffusione del video. Ma le dimissioni erano scontate anche perché Griveaux aveva impostato la sua campagna proprio sulla famiglia, cosa che poco si concilia con le sue imprese video.  Chiaramente questo disastro ad appena un mese dal primo turno è un colpo quasi mortale per la campagna di En Marche e dunque se il nuovo candidato  che si sta affannosamente cercando dovesse avere un risultato deludente, ciò apparirebbe non come una sconfitta politica, ma come un fatto dovuto alle pippe del destino.

Il tutto naturalmente viene trasformato dai macronisti in un attacco alla democrazia, cosa che di per sé non c’entra nulla con la diffusione di vicende private, cosa abbastanza singolare in un contesto che ha fatto del privato il politico stesso: semmai sarebbe da condannare in una vera democrazia e non nella farsa che viviamo tutti i giorni. Ma comunque l’obiettivo è stato raggiunto: la sconfitta del macronismo sarà colpa dello scandalo sessuale, non dello scandalo politico che esso costituisce.


Meno peggisti En Marche

C_2_fotogallery_3011467_5_imageLe presidenziali francesi hanno almeno qualcosa di buono: mettere in luce i meccanismi mediatici del consenso che in pochi mesi hanno portato uno sconosciuto prodotto bancario, un sub prime della politica venduto ai francesi come scommessa sull’Eliseo. Un personaggio anche pieno di ombre per i suoi rapporti con l’ultra destra economica verificabili grazie al suo gruppo En Marche e tra l’altro portatore di una storia personale dai banchi del liceo in poi che di solito viene stigmatizzata dal medesimo complesso mediatico subalterno e benpensante che lo sostiene, mette in allarme le procure, aizza genitori, distribuisce condanne e lapidazioni, ma che in questo caso viene spacciata per distillato di romanticismo e non come sarebbe più appropriato come patologia edipica (vedi nota). Perfetta rappresentazione di come le elites si considerino al di sopra persino del moralismo comune che impongono agli altri come controllo sociale.

Ad ogni modo questa battaglia francese, combattuta senza esclusione di colpi, anche di quelli veri, ha il grande vantaggio di smascherare la falsa sinistra del meno peggio che chiacchiera, discute, sferza, sembra voler prefigurare un’ alternativa, fa l’occhiolino alle opposizioni, ma al momento delle scelte concrete si tira indietro e si  schiera sempre con il potere finanziario e oligarchico. Anche perché spesso la platea di cui gode è interamente pagata e apprestata proprio dal mondo che viene biasimato con la finalità evidente di neutralizzare  quando conta, ovvero quando si passa dalle chiacchiere al voto, l’area più critica. La scelta di Macron come meno peggio operata da Micromega è un esempio di scuola nella quale convergono interessi, quieto vivere editoriale, reperti ideologici mischiati a confusione in una sorta di materia plasmatica diretta al tubo digerente .

Perlomeno un’altra parte della sinistra, quella priva delle importanti zattere editoriali arriva a dire l’inosabile per i cattivi maestri di subordinazione di questi anni: ad esprimere una sorta di neutralità tra due forme di fascismo sintetizzati nello slogan né banchieri, né  razzisti. Si tratta di un importante passo in avanti rispetto al passato anche recente, l’indizio di una rottura con gli orrori del post moderno con cui si è civettato fin troppo a lungo senza comprenderne la natura profonda di veleno decostruttivo, ma sul piano concreto  la consapevolezza che entrambi i candidati sono il peggio e dunque la scelta di astenersi, ottiene il medesimo effetto cercato dai menopeggisti in servizio permanente attivo, ovvero l’astensione e l’elezione di Macron.

Mi permetto di dire che è altrettanto importante misurare la pericolosità dei due avversari, capire quali dei due una volta eletto lasci maggiori spazi di manovra e di crescita all’opposizione. E qui non c’è dubbio che Macron appoggiato dai media a senso unico e dalla finanza globalista, dall’Europa e dalla Nato oltre che da da un parlamento subalterno potrà essere in grado di procedere velocemente alla decostruzione dello stato e alla sua sostituzione con poteri non elettivi, oltre che, ovviamente, ai massacri sociali che del resto ha già prefigurato. La Le Pen invece, anche da presidente sarebbe comunque molto debole dal punto di vista dell’organizzazione del consenso e avrebbe per giunta il merito di mettere in discussione quei meccanismi europei che nei prossimi mesi – un po’ di cronaca non guasta – ci travolgeranno insediando la troika anche a Roma. Giorni fa ho mostrato  con l’esempio concreto della socialdemocrazia tedesca d’anteguerra come il meno peggio porti sempre al peggio e anche in questo caso un Macron all’Eliseo avrebbe il potere o di vanificare ogni seria opposizione o di far nascere antagonismi che invece di spostarsi un po’ verso il centro finiscono verso una pericolosa radicalità identitaria.

Nota  A scanso di equivoci non mi scandalizza certo la differenza di età attuale tra Macron e la sua professoressa – banchiera. Invaghirsi di qualche “maestra” sui banchi del liceo è normale e che questo si concretizzi in qualche tipo di rapporto è probabilmente molto più frequente di quanto non si pensi, benché tutto questo sia motivo di scandalo e indignazione genitoriale. Ma poi si cresce e si ha voglia di confrontarsi con i coetanei , con la vita, con rapporti più complessi e difficili, magari con la crescita di figli: persino gli enfant gaté nati con pappa fatta e destinati a rapide carriere cercano di misurarsi almeno con questo. Il fatto di vivere con la propria professoressa fino ai 40 anni mi sa che non sia precisamente un segno di maturità.


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