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Archivi tag: diritto penale

In Belgio si sperimenta la repressione giudiziaria

Bruxelles: procuratore,temiamo attentato il 15 gennaioGli esperimenti avanzati dell’oligarchismo neo liberista continentale vengono condotti in Paesi marginali, dove insieme a maggiore facilità di manovra, hanno meno probabilità di arrivare alle cronache mainstream, di essere conosciuti nel dettaglio, di suscitare reazioni negative nell’opinione pubblica o di avere effetti destabilizzanti per l’Eu e il sistema occidentale in caso di fallimento. E’ stato così per la riduzione in schiavitù della Grecia che, a differenza dei Paesi baltici, messi assai peggio, ma necessari per stringere alla gola la Russia, poneva meno problemi geopolitici in caso di insuccesso, è stato così per le nuove regole bancarie, comprendenti il bail in, testate nella piccola Cipro ed è così anche per il Belgio dove in silenzio viene portata avanti l’ingegneria legislativa antiterrorismo in modo da essere assolutamente disponibile  anche in caso di rivolte sociali.

Il Belgio che ha partecipato alla battaglia di Aleppo con i terroristi anti Assad e che ha contribuito alla strage di 200 civili siriani ignobilmente tenuta nascosta ai cittadini europei dai contaballe di tv e giornali, non ha la possibilità costituzionale di indire uno “stato di urgenza” come in Francia dove è possibile nascondere sotto il mantello  dell’emergenza l’umiliazione delle liberà fondamentali, così si è agito direttamente sulla legislazione normale deformandola al punto da essere lontanissima dalla radice del diritto. Nella sostanza un mese fa, la Camera ha approvato una legge per la repressione del terrorismo che

  1. non definisce cosa sia da considerare terrorismo, lasciando aperta ogni possibilità definitoria per ogni occasione
  2. punisce chiunque partecipi anche inconsapevolmente all’attività di un gruppo terrorista avendo solo la “possibilità di sapere ” di poter contribuire a dei crimini
  3. punisce non solo i fatti o la preparazione dei fatti ma anche l’intenzione di commettere fatti, naturalmente secondo un giudizio del tutto soggettivo degli inquirenti, ovvero del potere esecutivo. Così si può essere sbattuti dentro senza aver commesso nulla di illegale, ma solo sulla base di un giudizio arbitrario che non comprende nemmeno, come in altri legislazioni, un elenco preciso di quali atti consequenziali e legati fra di loro possano essere considerati come preparatori di un’azione terroristica.
  4. viene invertito l’onere della prova in modo che non sia il potere pubblico a dover dimostrare il coinvolgimento di una persona, ma quest’ultima a dover dimostrare la sua estraneità.

Tutto questo era stato respinto dal Parlamento belga nel 2013, ma dopo gli attentati e le cacce all’uomo condotte alla Clouseau, è passato liscio liscio, anche perché i cittadini sono psicologicamente portati a pensare che si tratti di misure che riguardano i terroristi mussulmani, quelli che lasciano i documenti in bella vista e che vengono regolarmente sentiti gridare Allah akbar, come fosse un marchio di fabbrica, ma non che la stessa legge possa essere applicata a loro stessi, magari anche a chi partecipa ad una manifestazione un po’ agitata. Per fare un esempio nostrano pensate alle grottesche accuse di terrorismo imbastite per difendere il malaffare dietro la Tav: con la legge belga fresca di stampa chiunque avesse comprato un pennarello per scrivere un cartello di protesta fosse pure una zia di un pacifico No tav sarebbe finito dietro le sbarre.

Zitti zitti, piano piano si stanno alterando le basi stesse della giurisprudenza, con la soggettivazione del diritto penale per poter affrontare in qualche modo l’ondata di protesta che si prepara, intimorire e reprimere chiunque, colpire i cosiddetti popolisti: si comincia dall’informazione non allineata e si finisce con l’attacco alle libertà private con il pretesto di un terrorismo così funzionale al disegno oligarchico da apparire ambiguo se non sospetto. Del resto dopo la cattura di un centinaio di ufficiali occidentali sorpresi ad Aleppo a fare da stato maggiore dei  jihadisti  reclutati un po’ dovunque, in Libia, ma anche in Europa contro Assad e il popolo siriano, lo scenario, la cornice del terrorismo sul nostro continente cambia radicalmente aspetto.

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L’ultima della Boschi: la Costituzione è terrorista

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non sono mica meno fascisti solo perché sono “piccoli”: balilla o figlie della lupa. La “piccola italiana” più influente ci ha fatto sapere che se non diamo una mano al loro golpe, c’è il pericolo che i palazzi delle istituzioni, i luoghi della democrazia e le nostre strade e piazze vengano occupati non da esuberanti e fieri manipoli, ma da fanatici terroristi, che vanno contrastati in una guerra che impone misure eccezionali, leggi speciali e poteri straordinari, in una parola, i loro.

Il patriot act all’italiana,  l’état d’urgence alla pappa col pomodoro impone qualche piccola rinuncia, ma in fondo dovremmo esserci abituati: un po’ meno libertà in cambio di un po’ più sicurezza, è l’imperativo morale che presiede la strategia del terrore occidentale e che ispira ogni misura in ogni settore. Un po’ meno salute e un po’ meno garanzie in cambio di un posto di lavoro, per giunta precario, un po’ meno libertà di espressione in cambio  di circensens televisivi,  anche un po’ mare in cambio di un po’ più petrolio, e così via.

Il ricatto come sistema di governo è tutto esemplarmente rappresentato dalla intimidazione della pulzella d’Etruria: “Abbiamo bisogno di un’Europa più forte e in grado di rispondere insieme, unita, al terrorismo internazionale, e all’instabilità. E per riuscirci abbiamo bisogno anche di un’Italia più forte verso l’Europa, più credibile: quindi di una Costituzione che ci consenta maggiore stabilità”.

E si capisce, le carte costituzionali nate dalla resistenza all’antifascismo, intrise di contenuti ribellisti, di slogan insurrezionalisti innervati della pericolosa retorica rivoluzionaria: libertà, uguaglianza, solidarietà, sono davvero una spina nel fianco di un governo sovranazionale che, manu militari, intende per “democrazia” un simulacro, un’immagine, sacra quanto offesa, da portare in giro e esportare per giustificare campagne di guerra imperiale, per legittimare la fine della sovranità popolare e degli stati nazionali “egoisti”, per ribadire la superiorità della nostra civiltà rispetto a credo, valori, usi barbari e incompatibili col nostro modello di vita. Come d’altra parte sostenne Blair commentando pacatamente gli abusi compiuti in Iraq: sono stati commessi atti criticabili, ma almeno adesso la gente può lamentarsi.

Certo quel Blair, madonna pellegrina della Leopolda, finisce per sembrare un po’ troppo liberale all’accoppiata dei neo costituzionalisti di Rignano, che le lagnanze di una plebe piagnona proprio non le sopportano, in presenza delle magnifiche sorti e progressive dell’occupazione, della governabilità modello P2, delle elargizioni di munifiche mancette, della tenacia con la quale  viene garantita la permanenza nella compagine dei Grandi, sia pure al tavolo bambini, sia pure ingoiando qualsiasi boccone amaro, sbertucciati come piccoli e notori cialtroni, tollerati solo quando si dimostra ubbidienza cieca.

Perché  è evidente che la riduzione di democrazia non è necessaria tanto per combattere fanatici, lupi solitari, cellule perverse, terroristi in nome di Allah che fanno certamente più danni a Baghdad che da noi, e che, anzi, le leggi speciali in Francia hanno dimostrato la loro inefficacia e il scarso potenziale di deterrenza, tanto che il grido levatosi contro il Ministro Valls alla cerimonia per le vittime di Nizza è stato: vattene, andate a casa, cambiate lavoro. No,  la lotta al terrorismo diventa lo strumento privilegiato di autorizzazione alla cancellazione di diritti e partecipazione. I governi che partecipano alla politica di lotta al terrorismo sono considerati naturalmente democratici; al contrario qualsiasi movimento politico radicale che si oppone a un governo aderente al programma di lotta al terrorismo può essere criminalizzato, come è dimostrato dalla lista di organizzazioni terroristiche redatte dal Consiglio Europeo che comprende il Pkk, il partito curdo, impegnato in difesa dei territori contro l’avanzata dell’Isis, finanziata da poco oscuri investitori e “armatori” occidentali, per consolidarne  l’immagine di Nemico Pubblico del sultano fino a oggi invitato con tutti gli onori a far parte della famiglia europea.

Ridurre a carta straccia le Carte costituzionali è il primo passo, fortemente simbolico, perché dimostra l’irriducibile volontà di esautorare i parlamenti retrocessi a notai obbligati alla conferma delle imposizioni dell’esecutivo, la tenace determinazione a espropriare il popolo di qualsiasi potere e accesso al processo decisionale.

Ma rivela anche l’odio per ideali e principi che riguardano la difesa delle prerogative, la tutela delle garanzie, il rispetto dell’ambiente, la salvaguardia del territorio, la supremazia dell’interesse generale su quello privato.

Da là, via via, subirà una formidabile accelerazione la trasformazione dei codici penali e di procedura penale che era in corso da molti anni, desiderata favorita dalla svolta privatistica impressa dalle leggi ad personam e dal permanere del conflitto di interesse, con una rivoltante messa in discussione dell’esistenza stessa dello Stato di diritto, tutti atti giustificati dell’emergenza, ma si iscrivono in un disegno che vuole sostituire il regno dell’ordine al “popolo sovrano”.


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