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Eurovaticano, ovvero i trucchi del potere

140927223-aa1f2531-4d25-4c82-aef4-d34ce565da81E’ incredibile la reticenza dell stampa europeista nel parlare di Macron assediato dalla folla e letteralmente fuggito da un teatro, oppure della  marsigliese suonata dall’orchestra dell’Opera  in sciopero davanti a una marea di manifestanti, cosa evidentemente così scandalosa agli occhi degli informatori che un Tg ha mostrato al posto del video originale quello di una manifestazione a Beirut o ancora delle dimissioni di 1200 medici ospedalieri perché obbligati a distinguere fra pazienti “redditizi” e “non redditizi”. Fanno bene i media a nascondere o minimizzare queste notizie perché più va avanti  l’ondata di protesta contro la riforma delle pensioni in Francia, più chiaro emerge in superficie il fondo reazionario in cui è finito il progetto europeo, come la mota di un caffè alla turca. Ma d’altronde è il modo stesso, opaco  ingannevole con cui i poteri elitari e reazionari si sono impadroniti del potere, che rimanda all’ancien regime.

In Italia, per esempio, l’adesione ai trattati europei è avvenuta con le stesse modalità di inganno,  anticostituzionalità e rifiuto del’espressione popolare con cui la neonata repubblica si trovò a incorporare così com’era il concordato fascista col Vaticano. E quando dico fascista voglio esprimere una realtà più generale perché questi trattati la Chiesa li ha sempre stipulati esclusivamente con il potere più opaco: con Napoleone, con l’imperatore d’Austria, con Mussolini, con Salazar, con Hitler e con Franco. Immaginatevi dunque di inserire così com’era tutto questo apparato nella costituzione della Repubblica nata con la Resistenza: al di là del problema politico e del catastrofico errore di Togliatti nell’appoggiare questa operazione di compromesso storico ante litteram, vi erano proprio delle difficoltà di principio visto che il Concordato si apriva con un’invocazione alla santissima trinità e faceva continuamente riferimento allo Statuto Albertino, cioè a quella legge fondamentale che la Costituzione si apprestava a cambiare insieme alla forma Stato, passata da monarchia a repubbilca. Inoltre i Patti  Lateranensi firmati da Mussolini prevedevano che la religione cattolica fosse religione di Stato, mentre la Costituzione che si andava formando proclamava  l’uguaglianza dei credi religiosi. Come inserire nella Costituzione un articolo anticostituzionale? 

La trovata fu di considerare le normative del Concordato (inserite nell’articolo 7) una “fonte atipica dell’ordinamento”, cioè di qualcosa che ha meno forza delle disposizioni costituzionali, ma più forza delle leggi ordinarie, dunque per cambiarle il Parlamento non può agire unilateralmente, né possono essere sottoposte a referendum in quanto trattati con uno stato estero. Insomma si blindò la norma in maniera che non potesse essere toccata se non con  l’assenso del Vaticano cosa che avvenne solo nell’ 83 quando furono cambiati alcuni punti formali, senza tuttavia intaccare la sostanza ovvero una posizione di assoluto privilegio e un contributo finanziario che tra 8 per mille, esenzioni fiscali e prebende avarie arriva ai 10 miliardi . E’ facile vedere come il trucco usato per mantenere nella costituzione italiana il concordato fascista è in sostanza il medesimo che è stato adottato per introdurre una normativa europea, premiante rispetto alla legislazione nazionale, intoccabile in quanto trattato estero (sebbene lo spirito dell’Unione questo possa apparire estremamente  ambiguo ) e che tuttavia può benissimo essere inserita nel Costituzione ancorché faccia a pugni con essa. Se proprio è impossibile una qualche conciliazione, oppure si pensa di stringere il cappio con più forza allora il Parlamento preferisce cambiare la costituzione stessa, com’è avvenuto per quella follia del pareggio di bilancio.

Ma se la forma del pasticcio è simile, lo è anche la sostanza perché lo stesso spirito di conservazione che anima la chiesa cattolica è quella che informa Bruxelles, così come ci si trova di fronte alla medesima retorica che tenta di fare da velo al midollo di una concezione disuguale della società. E poco importa che si faccia riferimento a una qualche metafisica ultraterrena che rinvia la giustizia all’altro mondo o a una forma di panteismo economico che prescrive fin da subito il paradiso per pochi e l’inferno per molti perché in entrambi i casi si tratta solo e soltanto di potere, cambiano solo le giustificazioni. Ecco perché Bruxelles e Chiesa vanno a braccetto e si spalleggiano, ad onta del fatto che una certa sinistra neo liberista veda nelle religioni un ostacolo al pieno compimento del globalismo: sono simili anche per i meccanismi usati per interferire con il funzionamento della democrazia nei singoli Paesi. E forse non è un caso che quasi in sincronia con l’elezione di Macron sia diventato arcivescovo di Parigi e primate di Francia uno dei prelati più conservatori secondo una strategia papale che nomina i vescovi più in sintonia con il potere nelle varie aree del mondo secondo uno spirito concordatario globale e che nel caso particolare si presentava come fronte comune  antipopulista.


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