Annunci

Archivi tag: codice penale

Buoni maestri, cattivi ministri

ICCD3306953_C0030709Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una docente d’italiano in servizio all’istituto tecnico industriale di Palermo  “Vittorio Emanuele III” (dedica significativa), è stata sospesa per 15 giorni con stipendio dimezzato per non aver esercitato la doverosa vigilanza “sulla produzione di un filmato realizzato dai suoi alunni” lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria, nel quale si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno in carica.

Ci sarebbe  da rallegrarsi che i quattordicenni di oggi si accorgano di certe allarmanti affinità, mentre in quattordicenni del 1998 (legge Turco-Napolitano), quelli del 2002 (anno di promulgazione della Bossi-Fini), quelli del 2011 (ministro Maroni sull’immigrazione) non avevano intuito che venivano adottati provvedimenti che avevano come scopo la criminalizzazione e l’emarginazione degli stranieri. Già da allora pare proprio che servissero  misure aggiuntive ai codici vigenti che provvedevano già a penalizzare i poveri, colpevoli di atteggiamenti indecorosi e di reati minori attribuibili alle loro condizioni. Ma è con il ministro del Pd Minniti che si è capito che le due linee direttrici di leggi e regole pensate per colpire gli ultimi in modo da rassicurare i penultimi dovevano ancor arricchirsi di ferocia repressiva. Servivano regole aggiuntive che autorizzassero e normalizzassero il sospetto, la diffidenza e la paura per respingere, mettere al bando e chiudere in enclave di lusso o in lager e miserabili periferie le due facce del progresso, i privilegiati e i poveracci, e gli uni contro gli altri, i primi armati i secondi disarmati.

E se i poveracci sono neri o gialli, professano altre religioni e parlano altri idiomi e mangiano cibi differenti da sofficini e big burgher, allora il buonsenso, il decoro e la sicurezza raccomandano che vengano puniti due volte negando loro alcuni gradi di giudizio nei procedimenti giudiziari, rendendo più agevoli le procedure di espulsione, punendo di riflesso chi li aiuta o chi denuncia la loro condizione, grazie a un “sentiment” comune promosso non a caso negli Usa dopo l’attentato alle Torri Gemelle e diventato un approccio scientifico grazie all’espressione “diritto penale del nemico”, che auspica un diritto penale parallelo riservato agli “ospiti” e privato delle tradizionali garanzie che dovrebbero essere patrimonio delle democrazie.

Come per la cosiddetta “legittima difesa” non si è dovuto aggiungere molto al già vigente, se non fosse che i supplementi di xenofobia e razzismo, esercitati nei confronti di disperati anche appartenenti al terzo mondo interno, sono firmati dal cagnaccio rabbioso all’Interno, cui capiterà di dovere riconoscenza per aver svegliato qualche coscienza letargica che non si era accorta dei quello che avevano già fatto altri cani altrettanto spietati ma dotati di diverso pedigree. E quindi con procedura immediata riconosciuto subito come neo fascista, mentre pare ci si metta un po’ a dare la stessa definizione del permanere nei nostri codici di disposizioni adottate proprio nel Ventennio e dopo e mantenute perché alla base vi è lo stesso intento, punire chi non ha per tranquillizzare chi ha, confermando la convinzione più antica del mondo, che i poveri sono tutti delinquenti o potenziali delinquenti e gli stranieri, condannati alla clandestinità, ancora di più perché la condizione di irregolari li espone a trasgressione e illegalità anche per il solo fatto di respirare, calpestare il sacro suolo, essere visibili, e colpa ancora peggiore, sedersi sulle panchine dei nostri giardinetti e prendere i nostri bus.

E infatti a essere ancora sanzionati con maggiore severità sono i fatti che destano allarme sociale tra i benestanti ora beneficati dalla opportunità di farsi giustizia da sé qualora il reato predatorio: rapina, furto, venga consumato tra le pareti di casa, mentre vengono proporzionalmente punite di meno o addirittura restano impunite le condotte criminose lesive del bene comune e del patrimonio di tutti: illeciti fiscali, delitti societari e fallimentari, che hanno comportato la perdita di risparmi di investitori e correntisti, se si pensa che per la bancarotta fraudolenta la pena massima prevista – 10 anni di reclusione- è la stessa di un furtarello pluriaggravato. E allo stesso modo i reati alla persona sono soggetti a scale di giudizio e interpretazioni arbitrarie e discrezionali se il danno alla salute dovuto al degrado ambientale è sanzionato perlopiù con contravvenzioni e solo dal 2015 sono entrati nel codice penale i delitti di inquinamento e disastro ambientale  descritti con formule vaghe e soggetti a scappatoie, per non dire degli incidenti sul posto di lavoro, quando l’imprenditore in attesa degli applausi a scena aperta in Confindustria, se la cava   con una multa da 500 e 2000 euro, visto che la reclusione da 3 mesi a un anno è prevista in via alternativa.

A volte nemmeno occorre il doppio binario della giustizia forte coi deboli debole coi forti, che non accade di sovente che un abitante dei Parioli o di via del Vivaio venga sorpreso a rubare nei supermercati o a equipaggiarsi di un allaccio abusivo di corrente e gas, azione criminosa cui si sono sottratti solo quelli di Casa Pound che si limitano a non pagare le fatture continuando a godere dei servizi. Né  tantomeno si è saputo di un villeggiante di Capalbio preso con le mani nel sacco dove ha custodito la legna rubata sui mondi dell’Amiata o mentre si dedicava alla “spigolatura” o a “rastrellare” in fondi agricoli non suoi.  E se Arsenio Lupin non è mai stato perseguito per il possesso di chiavi alterate e grimaldelli, altre pittoresche prescrizioni restano inalterate a dimostrare che i poveracci rientrano sempre nella cerchia dei soliti sospetti.

Abbiamo visto che questo vale anche per assembramenti potenzialmente sediziosi, si tratti di eversori che pronunciano la paroletta proibita: NO, si tratti di frange di oppositori che si permettono di disturbare i manovratori, fossero Boschi, Renzi o Salvini, sottoposti ai controlli e alle limitazioni preventive della Ps e delle polizia municipali promosse a operazioni di ordine pubblico anticipate da ordinanze di sindaci sceriffi bipartisan, Pd o Alemanno che aveva disposto la chiusura dei siti del centro di Roma perfino alla Cgil, e ancora prima dalla repressione anche feroce di chi si era macchiato dell’invasione die terreni pubblici, come, tanto per fare un nome, Danilo Dolci, mentre non viene vista come pericolosa per l’ordine pubblico la calca nelle lunghe e intemperanti file per approvvigionarsi di IPhone di ultima generazione.

Allo stesso modo che non dovremmo sentirci rassicurati dalle sanzioni che puniscono la vendita di prodotti contraffatti, quelli stesi sui tappetini delle vie del centro o trasportati in carovane stanche sui nostri litorali, perché è vero che si tratta di un mercato al dettaglio controllato dalla criminalità ma è altrettanto vero che non si tratta di delitti contro la fede pubblica: chi compra una borsa griffata a un prezzo irrisorio sa bene che non è autentica e chi l’acquista la vuole esibire facendo credere di averla pagata cara, bensì di affronti a interessi protetti, non quelli del consumatore bensì quelli delle imprese che temono di vedere ridotti i profitti accumulati grazie allo sfruttamento, magari nei paesi d’origine del vucumprà, in una implacabile catena di speculazione predatoria.

Arriva solo ultimo anche se particolarmente scrupoloso quanto indecente il ministro Salvini.  Negli ultimi decenni la maggior parte dei paesi occidentali ha proposto e concretamente applicato nuove pratiche del controllo a livello locale,  indirizzate al controllo di un’ampia gamma di comportamenti,  soprattutto di quelli che si manifestano nello spazio pubblico, che sono posti in essere dai gruppi più marginali delle nostre società e che sono percepiti come problematici per l’ordine sociale indipendentemente dall’essere definiti, o meno  come reati dal codice penale.  L’intento è quello di dare una risposta repressive o almeno fortemente dissuasiva ai bisogni di  comunità,  cavie di sperimentazioni per istillare e aumentare la percezione della paura, della minaccia e  dell’incertezza,  in modo che si dividano, si fronteggino e  combattano tra loro perdendo di vista gli stregoni all’opera per criminalizzare la povertà per cancellare i confini tra crimine e disordine, per attuare una repressione penale e anche amministrativa come con l’istituto dell’ allontanamento o con il Daspo urbano. Mentre continuano a agire indisturbate le reti criminali che organizzano e sfruttano la sopravvivenza degli “ultimi” nelle economie di sussistenza, cui è riservata in casi eccezionali qualche compassionevole gesto di carità.

Se la scuola deve essere un posto dove si coltiva senso critico, autonomia di giudizio, rispetto per la dignità propria e altrui, il minimo è aspettarsi uno sciopero generale a sostegno dell’insegnante. Il giusto aspettarselo contro la Buona Scuola, il Jobs Act e i decreti sicurezza.

Annunci

Barbari h24

barbari-672x372-620x350 Anna Lombroso per il Simplicissimus

A proposito del manifestarsi imprevisto, improvviso e pare incontrastabile della barbarie, giova ricordare che l’articolo 52 del codice penale recita che non è punibile chi  è stato costretto dalla necessità a difendere con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo, un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale   di un’offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. La disposizione si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Sulla norma, senza grandi reazioni della società civile e dell’opposizione di allora, è intervenuto nel 2006, Ministro in carica il Castelli della Lega, un cambiamento in senso più favorevole ai “derubati”. E tanto per essere precisi, nel 2017 è stata approvata alla Camera con un non sconcertante sodalizio  una proposta di riforma che porta il nome di Ermini ( ora vice presidente del Csm) che definiva “legittima difesa”, in caso di violazione di domicilio,  la “reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte”.   Oggi la lega conquisterà l’approvazione della norma estendendone l’applicazione a tutte le ore della notte e del giorno, in vigenza della luce del sole, di neon, di lampade alogene o di torce come potrebbe accordarsi con i nuovi e vecchi cavernicoli al governo.

Non vale nemmeno la pena di addentrarsi nei terreni scivolosi di interpretazioni e pandette (ne avevo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/25/giustizieri-in-pigiama/ ). E ormai la satira ha avuto la meglio sul buonsenso davanti alle decodificazioni aberranti del “grave turbamento psichico” del minacciato di furto sia in umiliante pigiama o in smagliante doppiopetto da gioielliere di via del Babuino,  che fa il paio con la “tempesta emotiva” dell’innamorato ferito nell’orgoglio che accoltella la fidanzata, criteri parimenti applicati per giustificare e infine legittimare chi ammazza.

Resta invece da interrogarsi su un ampio fronte ben rappresentato  da un ministro dell’interno che indossa abitualmente ogni sorta di divisa per testimoniare al sua appartenenza e la sua testimonianza dello spirito di sacrificio e dell’abnegazione delle forze dell’ordine, che promuove misure che consolidano la sfiducia nei confronti dei tutori della legge e la disaffezione incredula dalla giustizia, un sentimento che ha grande radicamento e diffusione in quella brava gente, pubblico e informazione, che ha deciso di farsi possedere dalla paura e dal sospetto delegando scelte e responsabilità a una pistola fumante. Quelli che in caso di notizia della cronaca nera si preoccupano della nazionalità, dell’appartenenza religiosa e della carnagione del malfattore. Gli stessi che si sono reincarnati in un telefilm crime renitenti a ogni tipo di rilevazione statistica che li informi che il nostro è uno dei paesi più sicuri, che morti nella propria dimora per mano di un criminale se ne contano tre in un anno, che la percezione del crimine indotta ad arte non ha nulla a che fare con le statistiche che confermano come omicidi e furti siano  in costante calo. Sul fronte delle rapine, il punto massimo si è toccato nel 2013, quando le denunce relative a questi crimini hanno superato le 44mila unità. Mentre l’ultimo rapporto del 2018 ne conta appena 28mila, con una contrazione del 35,8%.

Invece sono in aumento altri crimini e assassini, l’ultimo dei quali in ordine cronologico registra una vittima di 63 anni, un lavoratore morto in un incidente alla piattaforma  dell’Eni, cui cadavere è stato localizzato a 70 metri di profondità al largo di Ancona. Così verrebbe da dire che per lui e le centinaia di innocenti caduti sul lavoro servirebbe sì la legittima difesa in assenza di giustizia, se 11 anni dopo il  Rogo Thyssen, a cercare e inseguire mentre fanno jogging i manager tedeschi ancora liberi a oltre due anni dalla sentenza definitiva  sono solo le Iene, se a Taranto l’emergenza ambientale ha costretto il provveditore a sospendere le lezioni in due scuole e i cittadini del quartiere Tamburi a chiudere con una catena non solo simbolica i cancelli dell’Ilva, se a denunciarla è stata un’associazione che ha registrato un aumento delle emissioni inquinanti nei primi mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, cui si è accodata l’Arpa  Puglia che tra gennaio e febbraio ha confrontati quei dati col medesimo periodo del 2018, rivelando picchi di sostanze pericolose come Ipa (più 191 percento), benzene (più 160 per cento), idrogeno solforato (più 111 per cento), pm10 (più 29 per cento Env e più 18 per cento Swam) e pm 2,5 (più 23 per cento).

In compenso l’ordine regnerà a San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria, dove   circa 900 uomini, in assetto antisommossa, tra polizia, carabinieri, guardia di finanza ed esercito sono scesi in campo con tanto di irrinunciabili ruspe e idranti, a tutelare ordine pubblico e decoro contro un numero imprecisato di “irregolari” che sopravvivono in una baraccopoli nella quale nel corso di un anno si sono verificati numerosi incendi con tre vittime accertate. Fonti del Viminale che hanno messo a punto il formidabile dispositivo di sicurezza dicono che nel posto ci sarebbero 1500 migranti, ma pare che ora non siano più di 300 con un rapporto di tre a 1 per le forze dell’ordine.

Per carità, si tratta di uno di quei pogrom incruenti, di carattere amministrativo che prevede lo spostamento di qualcuno in un altro accampamento, qualcuno negli ex Sprar mentre la più parte raggiungerà quelli che sono già sfuggiti alle maglie della rete di controlli e fermi disseminandosi nelle campagne come animali braccati, diretti in altri posti dove nessuno li vuole, incarnazione vivente del pericolo costituito da un ospite indesiderato che assume le fattezze del nemico. A meno che non prenda quelle del raccoglitore di frutta e ortaggi nella vicina Rosarno, preferibilmente invisibili allora, indistinguibili, immemorabili, come d’altra parte lo erano quelle della bracciante di “etnia italiana” morta  di fatica sotto il sole crudele della Puglia.  Che tanto la colpa degli uni e dell’altra è la stessa, e uguale è la pena in vita e perfino la morte che pure quella non è più ‘a livella.

Con i barbari che abbiamo qui, quelli riconosciuti, quelli che ne rivendicano la distanza, gli aspiranti e i volontari per stato di necessità, tocca sperare vengano quelli da fuori, aspettarli sull’agorà, lasciare che siano loro a legiferare. Ma ormai fa buio, non vengono, e chi arriva di là dalla frontiera dice che non ce n’è neppure l’ombra.  Forse nemmeno a loro piace stare qui con noi e tra noi.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: