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Aleppo, armi di disinformazione di massa

media-magical-trasformationNei mesi che è durata la battaglia di Aleppo non so quante volte è stato colpito “l’ultimo ospedale” da russi e siriani brutti e cattivi (qui un video imperdibile), non so quante foto di distruzioni  avvenute altrove e in anni lontani sono state riproposte come quelle dell’ultim’ora grazie a volenterosi informatori cui non fa eccezione il nomen omen Zucconi. Insomma l’occidente non ci sta a vedere andare in fumo i progetti americani per il Medio Oriente e mentre gli Usa proteggono l’Isis senza attaccarne i convogli che si vedono a occhio nudo a decine di chilometri di distanza o colpiscono “per errore” le truppe di Assad, assistiamo alla più vasta  campagna di depistaggio e disinformazione dai tempi dell’Iraq. Certo è degradante, ma non sorprendente visto che i vertici di Washington, della Nato e l’onesto Blair si inventarono le armi di distruzione di massa di Saddam pur sapendo che si trattava di pura e pretestuosa fantasia.

Ciò che sorprende è invece la credulità delle opinioni pubbliche, specie di quelle europee meno rudimentali rispetto agli Usa: eppure giornali e televisioni che cianciano continuamente di Siria come se avessero un filo diretto e possedessero la verità non hanno il becco di un inviato sul terreno. Del resto se l’intenzione è quella di mentire sempre e comunque per sostenere la tesi fasulla della guerra civile siriana, avere inviati sul posto, per quanto embedded possano essere, è sempre un problema in più. Allora le notizie da dove arrivano visto che comunque le menzogne vanno coordinate? Lo ha svelato una giornalista indipendente canadese, Eva Bartlett, di fronte ai suoi increduli e svergognati colleghi nel corso di una conferenza stampa presso le Nazioni unite: giungono per gran parte  dall’ Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), visto che sul campo non ci sono nemmeno vere o sedicenti organizzazioni internazionali. Meglio di niente si dirà perché comunque si tratta di un gruppo che lavora sul campo, ma disgraziatamente non è così: l’Osservatorio è formato da una sola persona che si trova a Coventry, ossia a 3000 chilometri da Aleppo e dunque anche volendo concedere, per pura ipotesi di lavoro, la buona fede non può controllare proprio nulla.

Per la verità notizie giungono anche dai caschi bianchi, un’organizzazione fantasma che accorre misteriosamente dal nulla fra le macerie che non si sa a chi attribuire come la troupe di un film: nessuno ad Aleppo li ha mai visti in altri contesti o ne ha mai sentito parlare. Ma anche se fossero veramente ciò che dicono non si può certo sostenere che sono una fonte neutrale e credibile: questi caschi sono stati fondati nel 2013 da un ex ufficiale britannico, James Le Mesurier, attualmente consigliere del governo inglese per gli affari esteri e finanziati con 100 milioni di dollari da Usa, Gran Bretagna, Giappone e Germania: forse è per questo che compaiono spesso accanto a bambini truccati da feriti o si fanno fotografare armati accanto a soldati siriani morti o si trovano a salvare due volte la stessa persona a mesi di distanza per giunta diffondendo il medesimo filmato o ancora si fanno immortalare assieme a terroristi freschi di un taglio di testa.  Del resto uno dei massimi responsabili di questi caschi bianchi è Zouheir Albounni, guarda un po’ impiegato dell’Usaid  (United States Agency for International Development).

In realtà non c’è nemmeno bisogno di andare a scoprire questi altarini, basta andare sulla pagina dell’organizzazione per leggere che loro sono contro Assad di cui vogliono la destituzione e amici se non commilitoni dei terroristi di al Quaeda che in Siria ha opportunamente assunto il nome di Al Nusra perché l’uomo della strada non venga indotto nella tentazione di vederci chiaro. Eppure tutti i media occidentali e quelli italiani con particolare ottusità e servilismo, grazie alla Rai renziana, si affrettano a dargli credito come fossero un vangelo siriano e ne esaltano le gesta, senza ovviamente dare al lettore o all’ascoltatore gli strumenti per capirci qualcosa, mostrandosi contenti che addirittura si parli per loro di nobel per la pace e tacendo sul fatto che la petizione on line aperta per impedire un simile scempio sia misteriosamente scomparsa  ( qui il video che assieme a numerosi altri documenti supportava l’appello).

Ora se pensiamo che tutto questo non ci riguardi da vicino siamo pazzi. Questa capacità di menzogna senza limiti, questa macchina della disinformazione globale che si serve anche della rete e di gente che fa eco a ogni squallida bugia per mestiere o per pura imbecillità, non viene usata solo contro Assad, la Russia, il popolo siriano o chiunque intralci i disegni delle oligarchie, ma anche contro i cittadini e la democrazia dei Paesi occidentali ai quali viene riservato lo stesso trattamento  tentando di intorbidare le acque, di creare reazioni pavloviane, di costruire falsi eroi e miti fasulli, soprattutto cercando di stroncare sul nascere ogni capacità critica. Tutte cose che funzionano egregiamente fino a che le persone non sbattono la testa contro la realtà e la futilità pretestuosa delle narrazioni ufficiali. O come quando nell’intrico di bugie e interessi si è costretti a rivelare  una verità preterintenzionale.

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Guerre di trucco e parrucco

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Miroslava Berdnik

Sappiamo bene quale cuoricino pietoso batta nel corpaccione dei media globalizzati e così non ci stupisce di vedere il bimbo palesemente illeso dato in pasto agli obiettivi dall’Aleppo media center secondo modalità tipiche dello studio fotografico così che il buon pubblico occidentale, alieno da ogni violenza, si indigni contro il tentativo del governo siriano di tenersi la seconda città del Paese appena riconquistata ai tagliagole mercenari. Una scena che si è ripetuta decine di volte in questi anni, con protagonisti i “caschi bianchi” che non si sa bene chi siano, se non che sono sostenuti , ma che sorpresa inaspettata, da Usa e Gran Bretagna e dalle loro organizzazioni “non governative” solo per i fessi,  e che come si può vedere e leggere qui compaiono regolarmente e in favore di telecamera a salvare bambini illesi, mentre poi scatti e riprese vengono diffuse con date a piacere. Del resto  il sapore di preparato domina in questi prodotti della cinematografia medio orientale, anche se per la verità qualche volta le comparse non resistono e se la sghignazzano.

Certo non si può pretendere la perfezione, anche se a volte bisognerebbe fare maggiore attenzione come in questo video in cui si vede un ragazzotto che dovrebbe fungere da attentatore suicida anche se la scena è interpretata da veri cani da palcoscenico,  catturato da guardie curde nei dintorni di Kirkuk. Un vero peccato che le guardie curde parlino turco, un particolare di cui pochi sono in grado di accorgersi, per cui il prodotto è stato licenziato senza problemi per il mercato occidentale.  La prossima volta fate meglio e magari, lo dico ai servi sciocchi del Corriere, evitate di raccontare dell'”ordigno segreto ” con cui Putin controlla le menti, ultima demenziale caduta di intelligenza  del quotidiano, e badate piuttosto agli ordigni che altri vi hanno messo addosso e che non sono poi così segreti, anzi arrivano in busta paga.

Però diciamo che tanta spasmodica attenzione al cinema e ai pessimi copioni di fantascienza ha purtroppo una conseguenza molto negativa perché distoglie l’attenzione da altri fatti importanti. E probabilmente solo per questo che i media occidentali abbiano bucato, anzi proprio rimosso la notizia di questo agosto, ovvero l’arresto a Kiev della giornalista Miroslava Berdnik ( qui il suo profilo su Facebook ) colpevole di aver denunciato gli abusi e le violenze del regime di marca strisciostellare, nonché  la vicinanza del governo alle falangi nazifasciste. Ma come si permette costei di ipotizzare che questo possa succedere nella gloriosa Ucraina il cui golpe è così gradito alla Nato da aver prodotto sanzioni contro la Russia, nonostante l’apparecchio per il controllo delle menti di Putin? Giornalisti in galera dunque, ma è sempre meglio non farlo sapere in giro, semplicemente censurando a priori la notizia: per quanto possano essere addormentate le opinioni pubbliche occidentali, per quanto narcotizzate dal cinema quotidiano, non si sa mai che nel dormiveglia non riescono a vedere cosa stiano facendo quelli che li difendono dai terroristi. E magari riescano ad accorgersi che la rivoluzione democratica di Kiev della democrazia non è nemmeno lontana parente. Fosse stata arrestata in Russia avremmo già da una settimana le prime pagine piene e nuove sanzioni, non bastassero quelle ridicole che l’inconsistente Obama minaccia con l’accusa peraltro non provata, se non integralmente falsa di aver sbugiardato e mostrato nella sua realtà Hillary Clinton.

 


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