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Accolte e sfruttate

ucrAnna Lombroso per il Simplicissimus

Immaginate di essere alle soglie del Duemila, di essere moldava o ucraina o romena. immaginate di avere dei genitori anziani, dei figli piccoli o adolescenti. un marito indolente e depresso da quando ha perso il posto in fabbrica o a scuola e che ha contratto un bel po’ di debiti, immaginate che anche voi non troviate più da svolgere quei lavoretti che facevate quando vi restava tempo dopo aver badato all’orto, raccolto le patate, preparato le conserve per l’inverno, raccolto e tagliato la legna, fatto il bucato. Immaginate che dopo tante discussioni notturne l’unica soluzione sia che partiate per cercar fortuna in Italia, dove si parla una lingua che un po’ assomiglia alla vostra e dove non si rimpiange come da voi l’impero che almeno assicurava cibo e istruzione, poerchè c’è un premier che regala sogni di case e soap e quiz.

Immaginate di  aggiungere un debito a quelli che avevate già, perchè c’è uno che per 5000 dollari cvi assicura la trasferta su un pullmino o un furgone. Ne trovate solo 3000 ma il vostro sponsor vi ha già trovata un’occupazione a Mestre, a Frascati, a Palmi, così da subito si tratterrà il salario per finire di pagarsi il servizio. Lasciate casa, figli, genitori, marito, che vi mette fretta.

Mettete in una borsa due stracci e scoprite di essere fortunate: ai passaggi alle frontiere, scendete un po’ prima, uno degli autisti guida voi e le altre viaggiatrici in mezzo ai campi e passato il posto di blocco, potete risalire, meglio di quelle delle quali avete saputo che hanno evitato i controlli appese sotto il camioncino al telaio del mezzo. Anche al vostro arrivo scoprite di essere fortunate, troppo vecchie o troppo stanche o troppo trascurate per finire a battere, così vi portano in una trattoria dove laverete i piatti, mangerete gli avanzi e dormirete su una  sdraio da spiaggia, aperta in cucina, finito il turno.  Oppure potreste anche fare le faccende a servizio dal vostro contrabbandiere e dalle sue ragazze, purtroppo più giovani e attraenti. E poi, non vi lamentate, potete beneficare di un telefonino e una volta alla settimana sentite casa, vostro marito che si lagna perchè dovete smaltire il debito e non arrivano soldi in patria.

Ma, ripeto, siete fortunate, dopo qualche mese avete “saldato” il conto e potete andare  a fare la badante, la cameriera o la baby sitter in una casa con gli elettrodomestici, l’acqua calda per la doccia. Potete cambiare pannoloni, curare anziani, badare a ragazzini maleducati o malati. Ma attente a non prendervi troppe libertà col nonnino, a cucinare ma per favore con meno cipolle,  a stirare ma facendo attenzione ai colletti delle camicie del dottore che è molto esigente, anche quando si aspetta che diciate di sì a qualche avance. E di domenica potete uscire, ma per favore tornate entro le sette, che lo fate comunque  per la paura di essere fermate per strada, che vi chiedano i documenti in autobus,  che vi investano sulle strisce perchè al pronto soccorso possono scoprire che siete clandestine,  quando  non siete abbastanza invisibili da passarla liscia.

Poi nel 2002 può passare almeno quella di paura: siete state estratte nella lotteria grazie alla generosità del vostro datore di lavoro, di una  Miss Rossella che mostra di beneficarvi facendovi sborsare i contributi di tasca vostra. Non siete più irregolari, abusive, occulte e fuorilegge, potete addirittura sostenere anche voi il sistema contributivo e pensionistico del grande paese che vi ospita, avere la tessera sanitaria e andare in ospedale se state male e non solo per lavare i pavimenti.

Ecco, adesso immaginate che siano passati un bel po’ di anni, che dopo la conquista del permesso di soggiorno, della possibilità di andare a trovare la vostra famiglia, di essere presenti al funerale o al matrimonio di un vostro caro, possiate avere la cittadinanza.

E ricomincia la trafila dei documenti, di quelli da fare in patria e quelli da fare qui: ormai siete più scafate e ci provate a farveli da sole. Ma non è facile, alla prefettura, agli uffici immigrazione le informazioni sono imprecise e contraddittorie, quei pomeriggi di domenica nel bar della stazione dove vi trovate tra connazionali, vi scambiate notizie  come in un tam tam.

E arrivate alla stessa conclusione suggerita anche negli uffici amministrativi: dovete rivolgervi a un patronato che sbrigherà la faccenda assicurandovi la buona riuscita dell’operazione. se seguirete scrupolosamente le sue indicazioni in vista delle nuove prescrizioni del decreto sicurezza bis  e dei suoi illustri precedenti che hanno reso la vita difficile a chi vuole arrivare, ma pure a chi c’è già in questo Paese del quale volete sorprendentemente prendere la cittadinanza.  Così anche  le badanti che sono state regolarizzate nel 2002  dovranno dimostrare con una prova da svolgersi in prefettura la buona conoscenza della lingua italiana, migliore dunque di  quella di un qualsiasi Borghezio e di un follower, padano e non, del Ministro dell’Interno, del vecchietto che lavate e vestite e dell’adolescente svogliato cui preparate i pasti.

Ma non è sicuro che quel test, malgrado i buoni uffici a pagamento del patronato, che ti è diventato indispensabile per il conteggio dei contributi, delle ore lavorate, delle ferie, della liquidazione, tu lo possa superare. Per esserne certa è consigliabile che tu segua un corso   presso un apposito ente  di formazione, indipendente ma raccomandato dal vostro Caf e che ti equipaggerà del certificato di frequenza, viatico indispensabile per essere esaminate.

Adesso sì che sareste veramente pronte per essere cittadine italiane, una volta esercitati tutti i doveri imposti dalla repressione amministrativa inventata e messa in atto per rendere finalmente tutti uguali, immigrati e indigeni, tutti ricattati, intimoriti, assoggettati a regole irrazionali e macchinose incomprensibili e contraddittorie come tanti  Comma 22, pensate per farci diventare come cavi nelle gabbie, che corrono su è giù per le scalette affaccendati a pagare rate, fatture, bollette e consulenze di un ceto diventato indispensabile alla sopravvivenza perchè proprio come i trafficanti che hanno portato qui le badanti, quelli che armano gli scafi, fanno da guide nella giungla che hanno loro stessi creato per riportarci a condizioni ferine.

Una differenza però è tutelata, quello di assicurare agli italiani il loro  ius soli,  con l’unico diritto, quello di sentirsi superiori e poter esercitare  questa prerogativa prendendosela con gli ultimi arrivati, qualcuno dei quali – o i suoi figli – vorrà uscire dal recinto e prendersi delle rivincite, alimentando quelle guerre tra poveri già dichiarate a colpi di posti in graduatoria per l’assegnazione di case, per il piazzamento al pronto soccorso, per  gli asili nido, perfino per la baracca e la casuccia di lamiere delle bidonville che premono sui quartieri del centro abitati da linde coscienze umanitarie.

Ci mancava solo il nuovo consociativismo di chi ha abbandonato la missione della quale era incaricato, quella di rappresentanza degli sfruttati, per dedicarsi al brand dell’assistenza e della consulenza, trasformando i sindacati in patronati addetti al Welfare contrattuale grazie all’offerta e alla gestione di fondi pensionistici   mutue integrative,  in sostituzione privatistica dello Stato sociale.

E’ nato e si è sviluppato in coincidenza con i governi nazionali e locali di quelli che oggi rivendicano il loro istinto umanitario il business dell’accoglienza e della carità pelosa, ben incarnata dagli Odevaine, dalle cooperative compassionevoli di Buzzi, delle onlus che forniscono manodopera al caporalato della frutta, delle associazioni che distribuiscono badanti per l’assistenza domiciliare su incarichi remunerati regionali o comunali e si fanno dare la stecca dalle lavoratrici, arrivando alle altre associazioni – apertamente per delinquere- che vendono permessi contraffatti o generosamente erogati da qualche addetto non disinteressato.

Che sollievo, eh? che non siete ucraine, moldave, romene, magari nemmeno donne? beh non rallegratevi troppo,  ci vuol poco a diventare  “dannati della terra” in patria.

 

 


Dopo il danno la beffa

imagesLa truffa politico – mediatica ai danni dei pensionati si arricchisce ogni ora che passa di renzismo, ossia di quell’atteggiamento ai confini tra ottusità di fondo, tracotanza e beffa  che è la cifra più autentica del premier. Subito dopo aver deriso la legalità e stabilito di risarcire i pensionati non come indica la Corte Costituzionale, ma con un pourboire di gran lunga inferiore alle modeste cifre dovute, non ha resistito a fare fino in fondo il paraculo. E ha accusato i critici di incoerenza: “Quando questa norma è stata votata io tappavo le buche della città di Firenze. E’ il colmo che chi l’ha votata ora venga a dirci di restituire tutto”.

Veramente sarebbe la Corte Costituzionale che lo imporrebbe, ma lasciamo stare: il fatto è che Renzi al tempo dei professori incompetenti, fu un  entusiasta della riforma Fornero:   “La riforma delle pensioni della Fornero è seria, quella del lavoro timida e inefficace. Bene sulle pensioni, maluccio sul lavoro” . Per fortuna che ci ha pensato lui con il job act a rimettere le cose a posto. E ancora “La riforma Fornero andava bene, perderò qualche voto, ma lo dico”, dichiarazione fatta 10 giorni prima delle primarie in cui ha trionfato.

Lui certo non ha votato perché pensava alle buche invece che ai buchi, ma era toto corde con il governo Monti. Però non esageriamo, non chiediamo a Renzi di essere onesto, non cerchiamo di spillare dalla botte vino che non c’è. Piuttosto questa vicenda che dimostra come di fatto la legalità e i diritti sono divenuti carta straccia, dovrebbe metterci di fronte a un interrogativo: possibile che chi ha cominciato a lavorare negli ultimi dieci anni non si renda conto che se tutto va bene, se non ci saranno lunghi periodi disoccupazione, dopo cinquant’anni di lavoro  prenderà una pensione nemmeno da fame, ma giusto una mancia che non gli consentirà di campare? Possibile che queste persone non vadano ad informarsi all’Inps ( nel caso si degni di dare una risposta) o ai Caf o ai patronati per capire grosso modo cosa prenderanno e per rendersi conto che il sistema pensionistico di fatto non esiste più, non perché non sia sostenibile, ma semplicemente perché quelle risorse verranno risucchiate tutte dalla finanza? Possibile che si siano fatti prendere per il naso al punto tale da non capire che con i salari che corrono e in costante calo anche le soluzioni integrative, presentate come un toccasana della modernità, non produrranno che spiccioli, perché tutta questa ricchezza non finirà che in poche mani?

Alle volte mi viene il dubbio che la maggioranza delle persone non voglia sapere per evitare di ribellarsi, che voglia illudersi o non possa fare altro che illudersi avendo perso l’idea stessa di progresso sociale. E cominci ad amare le bugie disperando della verità.


Un dc al governo un craxiano al partito: il Pd targato Caf

cafMa chi dice che il cambiamento è stato tradito dal Pd? C’è eccome , però verso il passato, l’unica direzione possibile vista  la mancanza di una credibile elaborazione politica. Tra un apparato ancora ad istinto leninista e una sostanziale adesione al liberismo, il Pd nella crisi è riuscito a resuscitare il Caf, il celebre asse Craxi, Andreotti, Forlani, la radice della seconda Repubblica e ci propone il democristiano Letta al governo  in alleanza con paron Berlusconi e con tutta probabilità  l’ex craxiano ed epico volta gabbana Epifani, alla guida temporanea del partito. Si direbbe un capolavoro da macchina del tempo se non si avesse la sensazione che in realtà la parte ex comunista non sia mossa di un passo rispetto alla Bolognina decretando come moderno  il mercatismo ossessivo e cieco, mentre gli ex cattolici popolari non abbiano in mano altro che l’osso della conservazione sacrestana.

“Così il Pd implode” avvertono gli Occupy, ma ripensando a questi ultimi anni si può serenamente dire che proprio l’idea  del Pd, nasceva dall’implosione delle culture che avrebbero dovuto rimescolarsi. E forse per capirlo più che all’assemblea balcanizzata del partito bisogna guardare a Bologna, al referendum sulla scuola pubblica del 26 maggio: lì c’è l’elettorato del Pd che si batte perché le risorse della scuola pubblica non vengano aggredite e disperse per dare lauti aiuti alle scuole private che sono poi quelle degli asini divenuti “clienti” o quelle confessionali. Così come Costituzione vorrebbe. Ma il vertice del partito in santa alleanza con i vescovi e la destra baciapile si è mobilitato contro i referendari, come se fossero loro il nemico. E’ lì che si può vedere chiaramente la faglia che attraversa il partito e che passa tra la base e i dirigenti, non più tra le due cosiddette anime, unite ormai dalla accanita volontà di conservare lo statu quo ante e con esso anche se stessi.

Altro che implosione, qui siamo già alla marcita, senza che tuttavia vi sia il sentore che le truppe di rincalzo, i “giovani” e meno giovani che si profilano all’orizzonte, siano portatori di idee diverse: al massimo le novità riguardano l’organizzazione o i linguaggi, ma non la sostanza, dimenticando che la struttura si costruisce sulle idee, i programmi, gli orizzonti e non viceversa. Perciò tutto questo sa ormai di accanimento terapeutico: solo una separazione può ridare energia e senso alla socialdemocrazia che si era ridotta al solo anti berlusconismo di facciata e che alla fine ha dovuto abbandonare anche quello, facendosi di fatto alleato del blocco storico nato proprio col craxismo e con la tecnica del debito pubblico gonfiato a dismisura non per investimenti pubblici e produttivo, ma per consumi e rendite. Dunque anche in questo senso le scelte del Pd hanno un senso, un terribile senso

La sinistra di governo, quando ha avuto occasione di governare si è tirata indietro perché sostanzialmente era solo sinistra di potere, non dissimile dall’avversario con il quale ha convissuto in una sorta di simbiosi avversativa, di divergenze parallele come le avrebbe chiamate Moro nel quadro di compromessi non storici, ma quotidiani.


Polillo, il caramelliere di corte

Licia Satirico per il Simplicissimus

Il governo Monti sta cambiando il linguaggio della politica. Non si tratta di una mutazione aulica, ma di una brutalizzazione dei toni solo apparentemente in contrasto con l’aria compassata della nuova classe dirigente: abbiamo illusioni, monotonie, paccate, caramelle, spaghetti, sfigati, diseducati, santi sociali, mamme e papà e paesi non pronti, in un crescendo che non ci dà tregua. Non può più trattarsi di una coincidenza, ma di un fatto di stile. Rozzo, per completare la carrellata lessicale à la page.
Il maligno fenomeno si complica nel sottobosco verbale dei viceministri. Malinconici, rampanti e a volte riciclati, i sottosegretari del governo Monti sono spesso affetti da esternazione precoce: una patologia aggravata dai media, per la quale non si conoscono efficaci mezzi di contrasto. Si tratta della difficoltà, da parte del viceministro, di esercitare il controllo sull’esternazione. Può essere situazionale, se occasionata da particolari contesti, o generalizzata se sistemica. Se ne conoscono una variante emotiva e una organica: alla prima appartengono le considerazioni impulsive sui laureati sfigati, alla seconda le dichiarazioni eclettiche di Gianfranco Polillo.

Il consigliere economico del Pdl alla Camera, attuale viceministro dell’Economia, è un esternatore compulsivo sistemico. Non pago di aver definito Elsa Fornero una fontana che piange e Berlusconi il salvatore della democrazia italiana, divagando anche sulla superfluità di inesistenti agevolazioni fiscali per i possessori di animali domestici, il sottosegretario è approdato agli esodati. «Non lasceremo queste persone per strada», dice un Polillo palilalico ai microfoni de La7. Le centinaia di migliaia di persone che non hanno più lavoro né pensione grazie all’aumento postumo dell’età pensionabile voluto da LaFornero, potrebbero rivolgersi al giudice per il riconoscimento della nullità degli accordi aziendali, chiedendo quindi di tornare in servizio. Polillo assicura che in Parlamento ci sono orecchie sensibilissime a questo problema, pronte a dichiarare nulli gli accordi già valutati carta straccia dalla ministra del Lavoro: il governo Monti, del resto, «ha fatto dell’equità uno dei cardini della sua azione politica».

Non è dato conoscere quale sia il costo della pilatesca operazione per gli esodati e per le aziende, oltre ai tempi biblici di un contenzioso di così ampia portata. Per il momento si sa solo che il gelido ministero del Lavoro ha invitato Polillo a farsi carico personalmente del problema degli esodati, se ha una buona ricetta. Polillo ha fatto subito dietro front: si sarebbe limitato a sollevare il caso per far capire come la questione sia sotto esame, ma non c’è ancora una presa di posizione ufficiale del governo. Insomma, abbiamo scherzato. Mentre le ricette della Fornero evocano polpette sinistre e spaghetti indigesti, le sortite irresponsabili del sottosegretario all’economia rimangono un mistero. Un mistero è, soprattutto, la sorte di persone travolte dopo da ciò che avrebbero dovuto sapere prima: da ciò che, in un Paese attento ai diritti, sarebbe dovuto restare impregiudicato.

Nel frattempo si scopre che anche il nuovo volto dell’Imu è precoce: a poche settimane dal versamento dell’acconto sono ignoti sia l’aliquota applicabile che  i limiti discrezionali dei Comuni. Nell’incertezza generale, il Caf chiede una proroga. Strano destino quello dell’acronimo Caf: un tempo simboleggiava l’alleanza Craxi-Andreotti-Forlani, ora designa i Centri di Assistenza Fiscale. È la perfetta parabola discendente del nostro paese: dai clientelismi istituzionali della Prima Repubblica a quelli oligarchici della Seconda fino ai sacrifici tecnici della Terza, scanditi da tasse rigogliose e pensioni cachettiche per la nostra salvezza. Gli aedi dell’incontinenza verbale accompagnano loquaci la nostra caduta.
Poche le strategie contro l’esecutivo precoce, al di là della reiterazione di esercizi progressivi di stop and start per ministri e viceministri e della somministrazione di anestetici – specie in prossimità di microfoni – da parte di zelanti collaboratori. Nel caso del governo Monti, si consiglia opportuna terapia di gruppo.


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