Annunci

Archivi tag: Bolsonaro

Fascismo a passo di samba

maxresdefaultSentire una frase come quella che riporto qui sotto tra virgolette non è inusuale in questo Paese, anzi diciamo che con formulazioni diverse  l’abbiamo sentita molte volte, prima a partire da destra nella sfacciata protervia berlusconiana per poi arrivare alla sinistra sebbene incartata nell’ipocrisia aulica e implicita del mercato: “ho molta pena degli imprenditori, perché è una disgrazia essere un padrone nel nostro paese, con tanti diritti dei lavoratori”. Si tratta di una locuzione che nella sua rozzezza rappresenta molto bene la realtà antropologica contemporanea, una volta sfrondata dalle sovrastrutture dei filosofemi paraliberali e delle ideopatie economiciste. Quindi non stupirà apprendere che stata è stata pronunciata da Jair Bolsonaro, l’ambiguo personaggio di estrema destra neoliberista  che con tutta probabilità si appresta a diventare il presidente del Brasile e rappresentante del marasma massmediatico in cui è caduto il discorso pubblico e non solo in sud america ( vedi qui).

La frase citata si accompagna anche ad una galassia di esternazioni in stile puramente fascista che sono prezioso patrimonio anche di molta parte della nostra piccola borghesia di bottega e di ufficio, sia puree riservata ad amici e conoscenti, perché la vergogna non va cancellata, ma semplicemente nascosta. Ne farò un piccolo e grottesco florilegio: “Se dovessi vedere due uomini baciandosi in strada, li prenderei a cazzotti!” Se poi per caso qualcuno non avesse capito ribadisce: “Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò ipocrita: preferisco che muoia in un incidente, piuttosto che si faccia vedere in giro con un baffuto. Tuttavia ce n’è per tutti: “L’errore della dittatura è stato di torturare e non uccidere” oppure “Dio sopra ogni cosa. Non esiste questa storiella dello stato laico, no. Lo stato è cristiano e la minoranza che fosse contro, che se ne vada! Le minoranze devono curvarsi alle maggioranze!” E poi sui discendenti degli schiavi neri: “Non fanno nulla! Io credo che nemmeno per procreare servono più. Spendiamo più di un miliardo all’anno per loro!”. Non a caso Bolsonaro esclude che i suoi figli così bene educati possano sposare delle “negre”. Siccome sono abbastanza stanco di riportare le immortali fesserie di questa macchia umana terminerò con una citazione che si ricollega alla prima: “Tra un uomo e una donna giovane, che cosa pensa l’imprenditore? Accidenti, questa donna fra un po’ sarà gravida, sei mesi di licenza maternità. Bello sto cazzo! Chi pagherà il conto?”. Sarà anche espresso in modo brutale ma scommetto che trova molto consenso tra la nostra imprenditoria e quella europea tanto che le legislazioni del lavoro a tutela della maternità hanno via via ridotto i diritti delle donne mentre è aumentato enormemente il ricorso a comportamenti illegali che solo raramente sono sanzionati e anche in quei  casi a fronte di pene che valgono la candela.

Ora questo personaggio così straordinariamente aperto ha scelto come suo ministro della Finanze, in caso di elezione, l’economista Paulo Guedes, allevato alla famigerata scuola di Chicago, fondatore del Millenium Institute un think tank brasiliano con lo scopo di propagandare il pensiero liberale,  ha creato e diretto fondi di investimento,  ha insegnato alla Pontifícia Universidade Católica di Rio de Janeiro e pure all’università del Cile su chiamata di Pinochet, ha fondato il banco Pactual ed è stato direttore dell’Istituto brasiliano dei mercati finanziari. Ora si appresta a procedere a massicce privatizzazioni, a una riforma fiscale a favore di ricchi e aziende e al massacro delle pensioni sulle quali peraltro sembra abbia indebitamente lucrato attraverso i suoi fondi di investimento. Ma questo è solo un particolare. La figura del neoliberista Paulo Guedes sia in se stessa, sia associata a quella del fascista Bolsonaro ci restituisce finalmente un frammento di verità, ovvero una percezione non inquinata di dove realmente si trovi il fascismo e di come il dirittismo civile di cui si ammanta il neoliberismo spesso sia una crosta che copre le stigmate del fascismo: se le condizioni lo permettono, magari fuori dal centro dell’impero perché la cosa rimanga in penombra. assieme ai diritti sociali vengono anche sacrificati quelli individuali. E i presunti liberali si alleano ai certificati fascisti senza alcun problema, anzi dando l’impressione di appartenere allo stesso schieramento, al medesimo brodo di coltura. Viene da ridere quando una nutrita serie di  abitanti delle macerie intellettuali contemporanee pensa che siano i poteri finanziari ed oligarchici con le loro regole, le loro austerità rivolte solo verso il basso, l’adorazione del mercato come se fosse l’arca dell’alleanza. la distruzione dei diritti e della rappresentanza democratica possa rappresentare una barriera contro il fascismo. Si tratta invece della forma attuale del fascismo che quando può si allea volentieri e quasi naturalmente con le sue manifestazioni più rozze.

Annunci

Bolsonaro, la fascio marionetta

bolsonaro--conhea-os-mais-de-630-projetos-de-lei-do-deputado-kofh-u3040420763596ld-1224x916corriere-web-sezioni_MASTER-593x443 (1)L’egemonia culturale e il  sistema economico produttivo sul quale si fonda hanno due capisaldi che rendono difficoltosa la lotta contro il sistema che si illude di essere la fine della storia: il primo è la rassegnazione che nasce dal presentarsi come senza alternativa dopo che quella storicamente concretizzata è collassata. Il secondo è invece la retorica, del nuovo che oltre ad essere ovviamente funzionale al consumismo più folle, è diventato un vero e proprio sistema di culto che prescinde da qualità, opportunità, buon gusto, consistenza, beneficio, per assolutizzare un unica caratteristica, ovvero la novità reale o immaginaria che sia. Questo vale per qualsiasi cosa, dal più infimo oggetto di consumo alla politica, tanto che in epoca di leaderismo mediatico, l’essere nuovo è sempre vincente come abbiamo cominciato a vedere con Berlusconi e confermato in purezza con Renzi o Macron.

Ma il diapason di questo fenomeno può essere osservato con meno schermature culturali in Sud America dove personaggi nuovi o più spesso spacciati come tali  predicano quel vecchio contro il quale c’era stata una sorta di rivolta popolare a partire dagli anni ’90 e che tuttavia paiono costituire un’attrazione fatale. Il Brasile è ora sotto l’effetto Bolsonaro, un ex militare di estrema destra, contrario ai diritti umani e favorevole alla tortura, sessista a un livello inconcepibile, razzista (che è un bel problema in Brasile)  oltre che, naturalmente, ultraliberista, il quale rischia di diventare presidente del Paese dopo l’uscita di scena forzata di Lula e Rousseff  grazie a un colpe morbido organizzato molto a nord dei confini . Jair Bolsonaro, che a quanto pare è il candidato Washington, è un predicatore d’odio, un imbarazzante ritorno al passato più oscuro e tuttavia riesce ad apparire, grazie alla retorica dell’uomo nuovo, addirittura come rivoluzionario, arrivando a intercettare  il  voto di protesta. La cosa è assolutamente grottesca perché quella protesta si leva contro le promesse mancate del lulismo, ma si concentra su un personaggio che disprezza quelle promesse e nemmeno nel più remoto angolo della mente pensa di realizzarle, anzi il suo programma si propone di distruggere anche quel poco che è stato fatto e che non sia già stato disfatto da Temer.  Eppure ha preso il 47% .Non è un caso che il suo elettorato sia composto principalmente da giovani che trovano in lui, in maniera del tutto acritica. una via d’uscita dalla corruzione, dalla crisi attuale e la possibilità di un futuro migliore, nonostante egli sia sia una sorta di giacobino delle ricette economiche e sociali che ha sottratto futuro alle persone.

Tutto questo è possibile però non soltanto grazie al peso dei media che sono le cinghie di trasmissione dell’egemonia culturale e dei suoi “valori” vuoti, ma anche grazie ai colossali errori delle politiche fatte a sinistra che hanno spostato l’enfasi dai diritti sociali collettivi verso sistemi di inclusione finanziaria individuali. Così che quando le difficoltà economiche hanno messo in crisi il modello lulista, non c’è stato più un chiaro spazio politico di azione. Ma dopo la caduta di Lula e della Rousseff invece di riconcentrarsi su un programma di risocializzazione, la sinistra si è limitata alla denuncia del golpe strisciante e del pericolo del fascismo, elementi necessari, ma di certo lontani dall’essere sufficienti e dal riempire uno spazio politico lasciato vuoto o al volte riempito con le idee dell’avversario, mentre si sarebbe dovuto chiarire in termini molto semplici che il problema di fondo non era la corruzione, ma ciò da cui fondamentalmente nasce ovvero la miscela tra ricette neoliberiste e forme di economia del sotto sviluppo. L’altro errore è stato quello di creare una sorta di incomunicabilità con la base sociale, conservando gelosamente un’ obsoleta modalità gerarchica di fare politica e non concedendo credito ai gruppi giovanili.  Come dice Rosana Pinheiro-Machado, docente di antropologia , “dal 2013, ciò che abbiamo visto è una sinistra paralizzata che rifiuta tutti i gruppi che non può né comprendere né trattare. Questo è un errore strategico. Il bolsonarismo ci mostra come la frustrazione radicale verso il sistema possa essere sfruttata per ottenere un guadagno politico in favore dello stesso sistema. Gli attivisti di sinistra devono comprendere e accettare questa insoddisfazione agendo attraverso le lacune delle contraddizioni del capitalismo, offrendo al contempo un’agenda radicale alternativa che abbia senso per i cittadini comuni”.

Sarebbe un errore ancora più grande archiviare tutto questo sotto il capitolo del cosiddetto populismo, termine peraltro privo di definizione e dotato solo di connotazioni, anche se a prima vista vi si potrebbero scorgere delle analogie: lo dimostra una delle voci del padrone, certamente fedele ai riti dionisiaci del nuovo ossia il Financial Time che in merito al duello tra Bolsonaro e il leader della sinistra Fernando Haddad scrive che si tratta  di “una competizione tra populisti dell’estrema sinistra e della destra”. Qui invece si tratta di uno scontro fra una forma di fascio liberismo ( rifiutata a parole, ma in realtà auspicata e aiutata dal sistema almeno fino a che obbedisce) e  una di socialdemocrazia per così dire leninista che perde contatto con la sua base. Una battaglia tra elettori soli per definizione ed elettori lasciati soli.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: