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Archivi tag: Assange

Miserabili a loro insaputa

Ecuador to allow Swedish officials to question AssangeLa lettura dei giornali di questi giorni (guardare i notiziari tv va oltre le mie forze) in relazione all’arresto di Assange è qualcosa che noi umani liberi non possiamo nemmeno immaginare: uno zibaldone di idiozie scritte da chi finge di servire la libertà di espressione e lo stato di diritto, ma solo a tempo perso o magari a prestazione, perché basta fare un fischio e si trasformano in lustrascarpe dello zio Sam , disposti a dire qualunque cosa pur di compiacere chi gli dà la mancia. A cominciare da quelli che soffrono di downismo culturale per i quali il fondatore di Wikileaks è un agente di Mosca, coinvolto nel Russiagate (ormai destituito di credibilità a loro insaputa) e quindi fucilabile all’istante, passando attraverso la gaia definizione di personaggio “ambiguo” che evidentemente si riferisce più a chi scrive che all’oggetto dei sublimi consumatori di mediocre inchiostro, per arrivare ai vertici del raffinato machiavellismo all’amatriciana o al risotto giallo secondo cui gli stati devono avere le loro zone d’ombra che non possono essere toccate. Insomma un pout porry nauseabondo e cambronniano di tutto il servilismo e il frasifrattismo d’autore recuperabile nella  territorio della repubblica.

Non ci sarebbe nemmeno da parlarne di questa Italia miserabile e venduta, per giunta al peggior offerente, se non fosse che essa esprime appieno una realtà desolante dello spirito neo liberista: non esiste più riflessione, pensiero, mente o politica, ma tutto questo diventa mero comportamento rispetto a un ambiente e ha valore solo in tale dimensione. Non ha alcun rilievo ciò che si può credere o pensare o elaborare, ma l’atteggiamento, il modo di fare e la maggiore o minore convenienza ad attuarlo. Questo coinvolge l’intera  società, ma piano piano è risalita dagli ambiti più oscuri fino alla testa o almeno quella che si considera tale dove naturalmente diventa più evidente. Non è nemmeno più che si pensi di dire bugie, di rafforzare sciocchezze e nemmeno di tradire ciò in cui si crede perché nulla di tutto questo ha più un valore di verità – falsità in sé, ma solo come modo di porsi oggettivo condizionato dall’ambiente. Se vogliamo andare alla radice o alla scomparsa delle ideologie dobbiamo considerare proprio questo: che la convenienza determinata dalla pressione ambientale sta diventando il vero discrimine teoretico, prendendo il posto di idee e di ideali. Così ognuno dal localaro incallito all’intellettuale, secondo un mia personalissima scala dei valori, ritrovano una qualche infame innocenza perché in realtà non raccontano e non si raccontano bugie, ma sono in certo senso raccontati dalla bugia che li coinvolge, di cui fanno parte, che è loro stessi.

Mi rendo conto che non sia un’ipotesi facile da digerire e che sarebbe molto più semplice dire che l’informazione scrive sempre ciò che vuole il padrone e quindi non può fare sconti a uno come Assange che ha mostrato  i segreti del boudoire del potere, ma non sarebbe così semplice se si dovesse combattere con visioni diverse, a volte radicalmente diverse, se si dovesse continuamente fare violenza alle idee: ma il fatto è che ormai il vero coincide con con ciò che determina il comportamento. La vera miseria è ciò che ha portato a tutto questo, all’elisione del pensiero e alla sua sostituzione con le azioni da mettere in atto come fossimo nello studio di un comportamentista: in fondo dobbiamo avere un’idea semplificata di mente per far parte di un mondo semplificato dove il manicheismo teleguidato messo in essere dal neoliberismo sostituisce il criterio di verità. E di certo Assange da questo punto di vista è pericoloso perché mette di fronte a cose che non possono essere inglobate in questo universo pavloviano di stimolo e reazione che costituiscono il sistema vero – falso. dicendo che è ambigui che ha violato segreti che debbono rimanere costituzionalmente tali, che è ambiguo o un agente segreto, si fa rientrare tutto nella

 

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Da Assange alla corte internazionale: il medioevo è tra noi

Julian-Assange-immagine-via-WikiLeaks-FacebookForse è l’ora di dire basta, ma non  soltanto di scriverlo, di sentirlo dentro di noi, di dichiarare senza alibi, sconti e ipocrisie la fine di un certo mondo, di scrollarci dalle spalle tutte le suggestioni accumulate in decenni di neoliberismo e neo infantilismo di massa, di leggende, riti, paure e di pigrizie tutte appositamente coltivate: l’arresto di Assange costituisce l’esatto contrario della scenografia nella quale abbiamo vissuto e di cui è molto difficile decostruire le concrezioni. Difficile dentro di noi intendo. Per questo dopo il post di ieri oggi mi accingevo a parlare di nuovo del fondatore di Wikileaks e delle trappole di un potere che si mostra come un medioevo mascherato, ma un’altra notizia, sempre parte dello stesso panorama, mi induce a cambiare leggermente rotta e nel tempo stesso a suggerirvi caldamente la lettura di questo articolo, Le 10 rivelazioni di Assange che hanno cambiato la visione del potere  (in spagnolo, ma facilmente comprensibile) nel quale vengono riassunti tutti i segreti rivelati, capitolo per capitolo, e, cosa non trascurabile, vengono forniti tutti i riferimenti per andare a vedere direttamente su Wikileaks. Com’è noto i giornali giurarono suo tempo di riferire tutto e invece dopo le prime e più innocue rivelazioni hanno chiuso tutto nei cassetti e fatto da tappo all’informazione sensibile: quindi questa lettura può essere un salutare bagno antisettico con i fatti nudi e crudi, quelli che peraltro sono esplicitamente vietati ai militari americani e ai civili che lavorano per il complesso bellico a riprova per la loro pericolosità per la narrazione ufficiale.

Io mi occuperò di una notizia collaterale, ovvero del fatto che sotto pressione degli Usa, i giudici della Corte Penale Internazionale, hanno rinunciato a condurre un’inchiesta sui crimini contro l’umanità commessi in Afganistan con tre motivazioni assolutamente incredibili che contraddicono il ruolo di qualunque giudice o qualunque tribunale; la prima è che passato molto tempo dalle indagini preliminari iniziate nel 2006 e dunque le cose sono probabilmente cambiate, la seconda che probabilmente una inchiesta approfondita non sarebbe consentita da Washington e dunque sarebbe meglio occuparsi di indagini che abbiano più probabilità di successo e infine che  “che un’indagine sulla situazione in Afghanistan in questa fase non servirebbe gli interessi della giustizia”. Questo dopo aver ammesso che c’erano tutte condizioni per credere che fossero stati commessi crimini.  Mi chiedo che cazzo di giudici siano costoro, con quale faccia rimangano al loro posto e prendano il loro sontuoso stipendio. Ma questa resa senza condizioni si è avuta dopo una settimana dopo che gli Stati Uniti hanno revocato il visto del procuratore capo della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, per indagare sugli eventuali crimini di guerra commessi dai militari Usa nel martoriato paese asiatico così mirabilmente riportato alla civiltà hollywoodiana. Un segnale inequivocabile alla corte di togliersi dai piedi, che tuttavia risale in maniera più generica già a oltre un mese fa quando il Segretario di Stato Mike Pompeo, aveva avvertito che Washington avrebbe negato  i visti di ingresso in Afganistan a chiunque facesse parte della Corte penale internazionale proprio per impedire ogni indagine sulle violazioni dei diritti umani delle truppe Usa nel Paese asiatico così come in qualsiasi altro luogo e aveva anche associato a questa impunità anche Israele. Insomma essi sono al di sopra di quei diritti umani che vengono invece utilizzati come pretesto in decine di situazioni e per giunta vietano ai militari .

Ancora una volta dobbiamo constatare che nel mondo occidentale la denominazione di internazionale è una pietosa ipocrisia che sta per nazionale statunitense o a guida statunitense, dunque qualunque organismo a cominciare dall’Fmi, passando attraverso questi tribunali di facciata voluti per fornire giustificazioni e impunità al padrone, per finire ai più ambigui think tank, se è “internazionale” sappiamo a chi fa riferimento. Che è tutto fuorché un luogo dove si incontrano diverse visioni e volontà e men che meno buone volontà.  D’altra parte questa è proprio la conclusione a cui si arriva quando si leggono i documenti “rubati” di Wikileaks ed per questa ragione che gli Usa vogliono una punizione esemplare per Assange che distolga chiunque per il futuro dal rivelare la trama degli arcana imperii.


Golpe a Brasilia con l’amico americano

13173911_1326907447323073_8142690849734513925_nQuattordici  anni fa uscì un libro che si intitolava “Tutto ciò che sai è falso”divenuto in pochissimo tempo il testo fondativo della controinformazione finalmente uscita dal mugugno e dal complottismo per scendere sul campo dell’informazione, dell’analisi puntuale e dell’inchiesta. Un’ opera pericolosa per l’establishment, così pericolosa che  libro pur essendo diventato di culto e dato avvio ad una serie di grande successo, non ha nemmeno una voce su Wikipedia, dove invece è possibile trovare auliche recensioni di qualsiasi inutile e sconosciuta robaccia scritta, filmata e orale. Non è un’accusa, è una constatazione che purtroppo porta a dover fare inevitabili considerazioni sul tentativo di minacciare, marginalizzare e/ o infiltrare qualsiasi voce fuori dal coro della narrazione ufficiale. In 14 anni sono accadute molte cose anche sul piano della capacità di scovare gli arcana imperii e di rendere pubbliche le segrete cose, in primo luogo la nascita Wikileaks sul cui stampo sono poi sorte altre iniziative tese a fare rivelazioni clamorose, ma teleguidate, come quelle del consorzio dei giornalisti investigativi pagata e controllata dagli Usa.

Tuttavia se per gli scandali tipo Panama si sente odore di operazione fasulla lontano un miglio, altre cose lasciano sconcertati e fanno capire che la inaudita persecuzione di Assange costretto nel recinto dell’ambasciata dell’Equador a Londra per non essere arrestato e magari successivamente suicidato, non serve solo come esempio per chi intenda mettersi contro il potere costituito di Washington di cui Londra non è che una colonia, ma anche ad allentare le maglie della controinformazione. Proprio ieri Wikileaks ha rivelato che Michel Temer insediato presidente ad interim  del Brasile dopo il golpe contro Dilma Rousseff, è un vecchio informatore dei servizi segreti statunitensi e ha pubblicato il testo di un documento inviato da São Paulo (città di Temer oltre che suo collegio elettorale)  al Comando Sud degli Usa, con sede a Miami e al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti nel quale Temer analizza la situazione politica in Brasile sotto Lula da Silva e suggerisce di intercettare e allargare l’area di disillusione per portare la destra al potere. Si tratta di cose che poteva osservare e arguire qualunque diplomatico in grado di comprendere la lingua e non asserragliato dentro il guscio protettivo dello stile di vita, ma proprio questa circostanza sottolinea il ruolo operativo, propositivo e quinto colonnare di Temer. Non è certo strano anzi consolante che il Brasile ribolla e che si vadano preparando grandi manifestazione contro il presidente ad interim.

Ma una cosa colpisce: visto che il documento non è recentissimo e già si trovava nei file leaks, che esso serve solo a focalizzare la figura e il ruolo di Temer rendendo agevole capire dove il personaggio tenterà con tutte le sue “force” di andare a parare, ovvero alla restaurazione della destra, esso non poteva essere rivelato prima del combattuto impeachment della Roussef, rimasto incerto fino all’ultimo, quando cioè avrebbe potuto avere un peso notevole, se non decisivo sulla scelta? Perché la rivelazione a posteriori, quando anche la reazione popolare non può che manifestarsi come protesta e non come appoggio attivo non solo a un presidente, ma anche alla stessa sovranità del Paese? A che gioco si sta giocando? A tutto quello che sai è falso compreso questo? Sarebbe interessante capire se si sia trattato solo di una leggerezza, di una svista strategica  oppure del fatto che qualcuno si è consapevolmente tenuto il documento nel cassetto elettronico per poi farlo uscire a cose fatte.

Per carità Wikileaks ha milioni di problemi, tanti quanti sono i suoi files e per fortuna che c’è, ma si ha come l’impressione che comincino a comparire manine estranee o che la pressione contro l’organizzazione sia così forte da indurre una certa prudenza. O infine, ancora peggio può darsi che la stessa rassegnazione e impotenza con cui le popolazioni reagiscono ai vari golpe in atto dal Brasile di Temer alla Francia della loi travail per citarne solo alcuni, finica per rendere il lavoro degli scopritori dei segreti meno gratificante.


Nobel: miseria e nobiltà


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