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Ma Alfano ci fa o ci è?

Ugo GenesioPresidente aggiunto onorario della Corte Suprema di Cassazione, per il Simplicissimus

La sentenza di assoluzione in appello dei due imputati nel noto processo di Perugia starebbe a dimostrare ancora una volta, secondo l’ex-guardasigilli e neo-segretario del PDL Angelino Alfano, che “in Italia per gli errori giudiziari nessuno paga”.

Ma chi, secondo Alfano, dovrebbe pagare in questo caso ? Forse i giudici di primo grado, che avrebbero sbagliato tenendo in carcere per quattro anni due innocenti ? E se la corte di cassazione, accogliendo i ricorsi già proposti dal pubblico ministero e dalla parte civile, dovesse tra qualche mese o qualche anno annullare la sentenza di appello e dare ragione ai primi giudici, dovrebbero in quel caso pagare, secondo la logica di Alfano, i giudici del secondo grado che avrebbero mandato liberi due feroci assassini ?

Non può credersi che l’ex-ministro della giustizia ignori in buona fede che il nostro ordinamento statuisce, a differenza di altri ordinamenti meno evoluti sul piano delle garanzie del cittadino e della civiltà giuridica, una pluralità di gradi di giudizio, sì che la possibile difformità di convincimenti e di decisioni tra un grado ed un altro della giurisdizione è prevista dal nostro sistema processuale come dato fisiologico per il conseguimento del più alto livello di certezza giudiziaria. Nel caso in questione la corte di assise aveva giudicato argomentando prevalentemente in base ai risultati delle indagini tecniche condotte dagli specialisti della polizia scientifica, risultati poi smontati o almeno messi seriamente in dubbio dalle perizie disposte ad istanza delle difese nel processo di secondo grado: e questo spiega in modo del tutto piano e comprensibile la diversità dei giudizi.
Dovrebbe comunque essere ben noto ad un ex-ministro della giustizia che secondo le nostre leggi l’imputato va assolto non solo quando sia risultato innocente, ma anche nell’ipotesi in cui la sua colpevolezza non sia stata accertata oltre ogni ragionevole dubbio: e proprio questa seconda ipotesi sembra essere, come meglio potrà emergere dalla motivazione della sentenza, quella fatta propria in questo caso dalla decisione di secondo grado.

Si deve rilevare infine che il processo in esame si è svolto, in primo grado come in appello, davanti ad una corte di assise, che come tutti sanno è composta per tre quarti di cittadini estratti a sorte (c.d. membri laici), con due soli magistrati togati su otto componenti. Pertanto, è ben possibile nei giudizi di assise che i due magistrati, o l’uno o l’altro di essi, vengano posti in minoranza nella decisione, ciò che non potrà mai appurarsi per il segreto imposto alle deliberazioni in camera di consiglio. Ma allora, nel caso di ritenuto errore chi dovrebbe essere chiamato a pagare? Forse ciascun componente della corte giudicante e quindi anche i sei membri laici e anche chi si fosse dichiarato contrario alla decisione assunta ?

Non meno assurda ed incredibile risulterebbe la pretesa di ‘farla pagare’ ai magistrati della procura, la cui posizione accusatoria si è basata nel caso in oggetto sull’esito delle analisi e degli accertamenti compiuti dalla polizia scientifica. Il magistrato del pubblico ministero non ha ovviamente alcun ruolo né preparazione per svolgere di persona sofisticate indagini di natura scientifica, cui sono preposti legittimamente qualificati organismi tecnico-amministrativi: come si potrebbe quindi renderlo responsabile di aver fatto affidamento sui dati tecnici fornitigli da tali organismi ?

La stupefacente “gaffe” di Alfano risulta comunque illuminante, se non altro, circa la correttezza istituzionale, l’onestà intellettuale e la competenza in materia giuridica del personaggio che per tre anni è stato alla guida del ministero della giustizia nel nostro Paese.


Sunny killer

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando mi chiedono l’amicizia sui social network escludo a priori quelle che si definiscono “solari”. Avevo ragione di sospettare.. è solare a suo dire e a detta di amiche anche coinquiline più fortunate di altre, anche Amanda Knox. Si perché il 2 novembre 2007 la ragazza ventunenne che divideva l’appartamento con lei viene trovata con la gola tagliata e praticamente nuda, in un lago di sangue. Amanda e il suo ex-ragazzo Raffaele Sollecito sono stati condannati in prima istanza a 26 e 25 anni di carcere per avere inflitto a Meredith il colpo letale, mentre un terzo uomo, Rudy Guédé, ivoriano, avrebbe tenuto stretta la vittima perché si rifiutava di partecipare a giochi sessuali. Tutti e tre erano sotto l’influenza di droga e alcool. Guédé condannato in un processo distinto, sta scontando 16 anni di carcere. Ma lui è nero e quindi conta poco.

Amanda invece è wasp, bella e stronza, che sia colpevole o innocente. Amava i beatles e i rolling stones veniva dagli stati uniti d’america, proprio da Seattle, la città Microsoft gemellata con Perugia. Iscritta all’università di Washington, la ragazza arriva a Perugia per frequentare un corso di italiano, guadagnato con volti molto buoni. Ma si capisce che anche se non l’avesse conquistato con il merito avrebbe probabilmente potuto comprarselo, se la sua famiglia ha assoldato una società di Pr per effettuare un sapiente restyling della sua immagine. Bella, stronza e furba: grazie anche ai buoni consigli tace in tribunale ricorrendo la facoltà di non rispondere ma comunica instancabilmente direttamente e tramite i suoi fan su tutti i media e la rete. Fan che comprendono molte tipologie: cappellani del carcere, criminologi in tv, cronisti, gente che l’ha incrociata per caso e è stata incantata dai suoi occhioni, dalle sue torte, dal suo strimpellare delicato, dalla sua gioia di vivere festosa, tanto che le è stata anche comminata un bella multa per schiamazzi. Ma certo questo non fa di lei una colpevole. Però fa capire perché sia perfetta per il ruolo di protagonista – Sollecito sembra una grigia comparsa intenta a ubbidire sollecitamente ai suoi comandi – di un telefilm della novelle vague americana di polizieschi un po’ ermetici, con meno spari e più camici bianchi.

Spregiudicata, forse spietata, privilegiata, americana. E infatti tutta l’America si è mossa per lei in una di quelle sue operazioni umanitarie, intente a esportare spocchioso disprezzo per l’approssimazione e l’inadeguatezza del sistema giudiziario italiano controllato dalla mafia come tutto il Paese, se si dà retta ai gruppi foltissimi di fan in rete. E giù a accanirsi contro i nostri Ris (altri casi lo dimostrano effettivamente un po’ pasticcioni), i nostri giudici (ma non saranno comunisti?), sui nostri avvocati (usciti da Frine con De Sica), sui nostro giornalisti, (poco investigatori e molto guardoni). Sulle televisioni che alimentano nel popolo degli utenti l’attrazione morbosa per delitti efferati montando palcoscenici orrendi e perversi patiboli. E infatti per il New York Times la studentessa americana è innocente: c’è stata una “collisione tra un giornalismo rapace e una procura sciatta”.

In larga parte sappiamo quanto la perdita della credibilità, l’erosione dell’autorevolezza di istituzioni e poteri, le ridicole performance di un ineffabile presidente del consiglio deriso in tutto il mondo, la diffusa tolleranza dell’illegalità e della irrisione di regole e leggi, la corruzione, insomma sappiamo quanto le anomalie italiane ci espongano a critiche e a una meritata marginalità nel contesto delle democrazie.
Anche di quelle un bel po’ barcollanti, dall’incerta impalcatura e dall’oscuro passato come il Brasile, o da quella dalle auguste radici ma che tollera pena di morte in molti stati, torture a Guantanamo, carceri bestiali, incertezza di un diritto amministrato da cariche elettive non sempre limpide, un’economia ingiusta che ha avviato la speculazione globale.

Certo questo paese che ha trasferito la politica e le esistenze dei cittadini dentro a un apparecchio televisivo trasformando la democrazia in mediocrazia, che tollera un potere plutorcratico che avvilisce conquiste diritti e aspettative, che corrompe bellezza e sapere non piace più nemmeno ai suoi colonizzatori, che hanno fatto un proficuo export di miti, mode, egoismi, edonismi .
Siamo stati la patria del diritto che ha dimenticato e omesso la giustizia, ce lo rinfacciano, ma siamo soprattutto noi che non ce lo possiamo perdonare.


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