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Archivi tag: albergatori

E’ il solito mancia mancia

3Non è un reddito di cittadinanza, a mala pena potrebbe essere considerato una sorta di assegno di disoccupazione e pre – occupazione e tuttavia quello messo in piedi dal governo Conte, quale unico lacerto delle promesse dei Cinque Stelle ha colpito nel segno creando dei malumori tra i padroncini abituati da troppo tempo a esercitare senza ritegno il ricatto sul lavoro. Così l’appena eletto sindaco di Gabicce Mare, purissimo Pd,  ha ritenuto di sparare a zero su di esso, rivelando fino in fondo l’animus e la base sociale del partito a cui appartiene. Il bel tomo si è lamentato del fatto che esso crei una carenza inedita di personale alberghiero: “Molti giovani del sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi, quest’anno hanno risposto di non tornare perché stavano percependo il reddito. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere”. 

Da quanti anni leggiamo queste sciocchezze sul fatto che manca il personale perché la gente non ha voglia di lavorare? Da quanti anni non vediamo qualcuno che dica il fatto loro questi ignobili ipocriti i quali dovrebbero semplicemente dire che la gente non ha voglia di essere sfruttata dai salari da fame, anzi dalla mancia che essi offrono? A parte il fatto che in realtà il reddito si perde se non si accettano offerte di lavoro, il fatto è che le retribuzioni sono talmente basse da non essere appetibili se si ha un reddito di pura sopravvivenza. Per rimediare il metodo è semplice: basta pagare decentemente le persone per non avere problemi di personale. In effetti il sostegno al reddito ha un effetto deleterio per i padroni e i padroncini, ovvero attenuare il ricatto del lavoro costringendo ad alzare i salari ed è proprio questo che i mugugnatori padronali non vogliono assolutamente fare. Ed ecco perché ora si dice, con alla testa Tito Boeri, che i 700 euro sono troppi (ma in Francia sono 200 in più e il turismo transalpino gode di ottima salute, tanto per la cronaca): fossero 400 o 500 magari anche i salari da fame continuerebbero a funzionare. Del resto dovunque questi tipi di sostegno reddito sono stati studiati o magari introdotti sperimentalmente (come in Finlandia) o sono già esistenti come residuati degli anni d’oro come in Germania, il dibattito non riguarda se essi ci devono o meno essere perché la pace sociale e il mercato dei consumi lo impongono, ma quanto devono essere consistenti proprio per poter modulare i salari: praticamente dovunque il tormentoso iter è condizionato dalla necessità di studiare livelli e meccanismi di erogazione che consentano di tenere i salari al più basso livello possibile, chiamando in sostanza le finanze pubbliche a metterci ciò che il padrone non vuole concedere per presunti motivi di competitività che in realtà non c’entrano proprio nulla, almeno a questi livelli e invece riguardano da vicino i profitti di padroni e azionisti.

Ecco le ragioni per cui un vero reddito di cittadinanza deve essere alto se non vuole essere un’elemosina. Certo un sistema Paese, tanto per usare un’espressione cara a Confindustria, dove tutti vogliono campare senza inventarsi nulla e pretendendo di mantenere attività e rendite di posizione esclusivamente basandosi sui salari fame, non può che rivoltarsi di fronte a 700 euro al mese che costringono a proporre retribuzioni più alte. A questo proposito ci piacerebbe che il sindaco di Gabicce oltre che lamentarsi dicesse quanto vengono pagati gli sfaticati stagionali meridionali di cui si sente la mancanza: sospetto sia parecchio meno dei 700 euro, che si tratti di una sorta di schiavismo interno. Del resto non è solo lui a lamentarsi, anche dal Trentino gli albergatori lanciano il grido di dolore sostenendo che ” serve il personale non il reddito di cittadinanza”, frase che di per sé non avrebbe alcuna logica se non quella che deriva dalla volontà di sfruttamento intensivo. Ma anche da Rimini ci si addolora  del venir meno degli sfruttati: è un coro unanime che a tutti i costi vuole salvare il cattivo lavoro. Però onestamente bisogna capirli questi albergatori, la stragrande maggioranza dei quali ha semplicemente ereditato l’attività: il loro reddito medio di impresa o di lavoro autonomo non arriva nemmeno a 20 mila euro lordi l’anno che fa più o meno 1200 euro al mese, tredicesima compresa. Praticamente dei poveracci che gli infami stagionali costringono a vivere una vita grama a causa delle loro pretese.

Eppure è ben visibile sull’orizzonte l’unica linea di salvezza per un Paese che sta affondando: riequilibrare il divario enorme tra salari e profitti e lo sprofondo sociale che esso ha creato. non è non è certo un caso se la protesta contro il reddito di cittadinanza venga proprio dai quei settori che lavorando in buona parte con l’estero – e il turismo è uno di questi – sono relativamente disinteressati al mercato interno e pensano di poter sfruttare a loro vantaggio la disoccupazione senza problemi. Niente di nuovo, le solite ottusità di un solito Paese. Ma insomma questi sussurri e grida dimostrano che anche un progetto attuato al suo minimo e lontano dai progetti iniziali è stato come un sasso nello stagno:le rane hanno preso a gracidare.

 

 

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Il meteo lottizzato

423374563_2eff521137Per misurare il degrado del Paese, la sua incapacità di vedere oltre il proprio naso e l’aggrapparsi a ciò che resta del tempo che fu, è la grottesca polemica sul tempo che fa. La strana guerra degli albergatori alle previsioni meteorologiche, “sbagliate” che li danneggerebbero, qualcosa che non ha alcun riscontro al mondo e che sembra unire le Alpi al Lilibeo, passando per Liguria e Romagna. Cosa dovremmo fare? Abolire la meteorologia? Oppure dire che tutti i week end splende il sole? Lottizzare le previsioni ? Rivelare che sarà una lunga estate calda quando invece sarà fresca e piovosa, pena una causa per danni? Perché alla fine sotto la vuota retorica, anche un po’ degradante di previsioni “professionali”, l’indignazione contro il “meteoterrorismo” non c’è altro che questo: chiedere che si menta, che si abbia un occhio di riguardo al turismo. E naturalmente gli albergatori sono spalleggiati da mediocri politici come sindaci o presidenti di regione che per cassetta elettorale si lasciano trascinare in queste tragicomiche querelle.

Si sa che le previsioni hanno un’alea di incertezza e una variabilità di interpretazione dei dati, altrimenti non sarebbero previsioni ed è appunto per questo che alla fine gli errori si compensano, il week dato di pioggia in cui invece splende il sole si bilancia con quello dato per buono, ma nel quale invece ci sono le nuvole. Semmai bisognerebbe che albergatori, politici e comunità locali capissero che al turista non possono offrire soltanto il sole e la spiaggia: che occorre onorare la vacanza con strutture e progetti che possano all’occorrenza sostituire il cielo azzurro

Ma certo bisognerebbe avere idee e investire su quelle, con il sostegno eventuale anzi oggi essenziale dei soldi pubblici, evitare di devastare l’ambiente con insulse e squallide colate di cemento, migliorare i trasporti e i servizi, far fruttare tesori unici al mondo oggi in abbandono. Invece in Italia la pochezza è tale che il presidente Zaia non altro da dire se non che «E’ consigliabile, per tutti i meteo del Veneto, porre un bel simbolino col sole splendente per il prossimo weekend, allo scopo di non incorrere nelle ripercussioni di stampo inconsueto per un presidente di una regione».

Così abbiamo l’avvertimento mafioso anche sul tempo che farà, segno più che evidente dell’incapacità di affrontare i problemi per dedicarsi invece agli espedienti, ai sotterfugi e ai ripieghi più meschini , gli stessi che vengono messi in atto di fronte alle previsioni economiche quelle si ideologiche e radicalmente alterate che trasformano l’inverno del declino in un’eterna e bugiarda promessa di primavera. Tutte cose che finiscono per rivelarsi peggiori del presunto male: chi si fiderebbe più di previsioni evidentemente manipolate? Eppure di fronte a questi fortunali di ridicolo, non vengono reazioni, segno che dopotutto alla fine ci sarà proprio un avvilente adeguarsi delle previsioni alle necessità turistiche, come del resto è già accaduto qualche volta per ammissione di qualche stregone del meteo in forza a mediaset  e i clienti fregati se ne andranno altrove o si informeranno presso gli ottimi siti meteo francesi e tedeschi ( questi ultimi spesso dotati di specifiche e accurate previsioni sulla penisola) che se ne fregano del nevrotico Zaia e dei penosi trucchi all’italiana. Oltretutto c’è anche l’incapacità di comprendere le possibilità offerte dalla rete.

Poi si dice che l’Italia è un Paese inaffidabile. Per fortuna abbiamo Renzi che può testimoniare sul fatto the our contry its always sunny and funny like me, is competitive and make reforms even for.. for ..uhmm the weather.

 


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