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Il tiro dei media occidentali contro l’aereo russo caduto

00a256e294a35361d10c24d30cb6dbca-k1zE-U10601971965365aaH-700x394@LaStampa.itRicordate quando cadde l’aereo malese sull’Ucraina? Per giorni la notizia campeggiò nella prima pagina dei giornali e aprì i telegiornali anche perché si trattava di cogliere l’occasione per giustificare in qualche modo il golpe preparato a Kiev e il sostegno europeo a un regime filonazista.  La stessa cosa è accaduta per l’aereo di una società Lufthansa precipitato sulle Alpi. Ma questa volta un airbus russo cade in una zona intensamente militarizzata come il Sinai e dopo le prime quattro ore  viene via via rimossa dall’attenzione, nonostante le 224 vittime. Giusto il tempo di escludere con sospetta precipitazione e senza alcuna prova la possibilità di un attentato terroristico. Anzi attribuendo la tragedia alla circostanza in assoluto più improbabile vista la dinamica dei fatti finora conosciuti: il guasto tecnico. Questo quando da noi qualsiasi evento, anche il più banale, viene utilizzato per evocare lo spettro del terrorismo.

Ma ci sono almeno due ragioni per questo: la prima è che i russi non possono essere vittime del terrorismo perché così la campagna anti Isis di Mosca verrebbe  pienamente e psicologicamente legittimata e questo alla Nato proprio non piace. La seconda è che un abbattimento non potrebbe che derivare da armi fornite ai terroristi dai Paesi occidentali, mettendo così a nudo il giochino del terrorismo amico – nemico a seconda delle occasioni.  Anzi peggio perché se è vero che l’Isis dispone – come assicurano le intelligence israeliane e americane – solo di missili a spalla che non possono arrivare ai diecimila metri di quota alla quale volava il jet russo, allora si può sospettare che l’abbattimento derivi da un’operazione ad hoc messa in piedi dalle potenze coinvolte nella vicenda siriana.

Adesso sappiamo che c’è una rivendicazione del Daesh: ma sarebbe arrivata in ogni caso perché nel mondo parallelo del terrorismo è un atto dovuto e dunque non è certo sufficiente ad accreditare l’ ipotesi fin troppo ovvia. Ma sapete lo scarso spazio dato alla vicenda è anche dovuto all’evidente imbarazzo dei media maistream: la Stampa addirittura fa sapere, per allontanare dal lettore qualsiasi possibile relazione con l’occidente, che dagli arsenali di Gheddafi sarebbero spariti 5000 missili terra aria a lunga gittata ex sovietici. Purtroppo dopo aver sparato la notizia nel sommario perché fosse impossibile farsela sfuggire, di questa informazione si perdono quasi le tracce e il giornale fa solo un cenno al possibile ratto di S7 e S24 che sono però vetustissimi missili a spalla con una gittata inferiore ai 7 chilometri e certo meno efficaci di quelli già in possesso dall’Isis: il solerte cronista notoriamente di casa a Washington ha semplicemente fabbricato un falso in piena regola allo scopo di poter giustificare il blocco precauzionale dei voli di altre compagnie sul Sinai, allontanare qualsiasi amaro calice dall’occidente e per poter usare in modo accusatorio la parola russo pur in questo contesto.

E’ una variante ancora più imbarazzante della stessa tecnica con cui qualche settimana fa venne  data la notizia delle prime risultanze dell’inchiesta sull’areo malese abbattuto nei cieli dell’Ucraina: “colpito da un missile russo” hanno strillato giornali e tv, così che la parola russo si conficcasse nella mente. Ma la cosa in sé non dice proprio nulla visto le forze di Kiev dispongono solo di missili russi.  In questo caso il gioco è facile soprattutto perché Putin per primo ha tutto l’interesse a escludere la possibilità di un attentato a suon di missili, visto che questo potrebbe creare malumori nei confronti della campagna militare anti Isis e rischia di mostrare i rischi  dello scontro in atto e le fragilità russe. Se proprio non si potesse sostenere la tesi del guasto, allora meglio quella dell’attentatore nell’aereo stesso che se non altro renderebbe più concreta l’indignazione nei confronti del terrorismo islamico.

Vedremo cosa uscirà fuori dalle scatole nere e dai misteri delle comunicazioni tra aereo e terra che per ora navigano tra affermazioni e smentite: di certo si è trattato di un avvertimento alla Russia e qualora la tragedia fosse davvero frutto di un incidente si troverà il modo di trasformarlo comunque in un monito trasversale.

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Ucraina, graziosi abbattimenti

Yatsenyuk e RenziLe dimissioni del premier Yatsenyuk seguite allo sfascio della maggioranza parlamentare costituita in gran parte da tecnocratici di fiducia dell’ Fmi e dalle formazioni naziste, chiamata grottescamente “Scelta europea”, mostrano come l’abbattimento del boeing malese sia arrivata, anzi caduta come il cacio sui maccheroni di Washington. Una vera grazia di dio per un’ Ucraina la cui economia è stata messa in ginocchio e svenduta alle banche internazionali, che ha subito un vero e proprio golpe attuato da formazioni paramilitari, che ha perso la Crimea e il cui tentativo di riconquistare le facilmente le regioni dell’est è già ampiamente fallito.

Le fazioni golpiste, come asseriscono apertamente , hanno una fretta dannata di andare alle elezioni prima che la situazione precipiti definitivamente e venga meno la possibilità di immergere un golpe sostanzialmente alla Pinochet nella pastella dell’apparente democrazia: ancora qualche mese e i nostri nazi – europeisti non raccoglierebbero che qualche frazione marginale dell’elettorato ormai sempre più consapevole di essere caduto in una trappola nella quale dovranno essere fatti drammatici tagli alla spesa sociale per sostenere le spese militari, lasciando il Paese in completa balia dei noti cravattari globali.  La caduta del premier e il dissolvimento della maggioranza sono state con tutta probabilità concordate col presidente oligarca e cioccolataio Poroshenko visto il rapido degradare della situazione e il pericolo che il Paese sfugga di mano a chi lo ha comprato, ossia al fondo monetario internazionale con il suo “prestito” di 17 miliardi di dollari.

In questo quadro la caduta dell’aereo malese, con le certezze di Washington sul fatto che il tragico abbattimento sia stato opera dei filorussi, certezze peraltro fondate sul nulla, costituisce per gli Usa un agevole pertugio grazie al quale essere ancor più presenti presenti nel Paese sotto varia forma, per indossare il consueto costume di interventismo vagamente umanitario e per condizionare in funzione antirussa l’opinione pubblica occidentale, guidata dai pifferi dei media.  Insomma mai un disastro aereo ha avuto un tempismo così perfetto


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