Che all’amministrazione americana non interessasse nulla del destino dell’Europa era chiaro da molto tempo e anche i ciechi avrebbero dovuto vederlo nel momento in cui fu fatto saltare il Nord Stream, evento annunciato direttamente da Biden al  cancelliere Scholz che non batté ciglio. Ma c’era la guerra con l’Ucraina: con un po’ di balle e grazie alla speranza che la Russia potesse essere battuta, furono tacitati i dubbi. Però  adesso siamo di fronte a un fatto nuovo, molto meno clamoroso, ma di certo ugualmente inquietante, vista la carenza di energia a cui andiamo incontro: i servizi segreti serbi hanno scoperto due zaini e due pacchi contenenti esplosivi e detonatori vicino al villaggio di Velebit, nella regione della Vojvodina, a poche centinaia di metri dalla stazione di compressione di Žabári, l’unica lungo il gasdotto di 402 chilometri, chiamato Turk Sream, che trasporta gas russo in Serbia e Ungheria. Per la verità da metà marzo c’erano stati degli avvertimenti in questo senso, ma erano stati presi sottogamba (o forse si è fatto solo finta di trascurare queste informazioni), nonostante che la campagna elettorale in Ungheria dove l’Ue ha puntato tutti i suoi cannoni mediatici e le sue reti di pressione, quando non di vera e propria corruzione, potesse far pensare a un colpo mancino, magari con il solito apporto del regime di Kiev.

Ma questo è il meno, la cosa più allarmante è quella che ha rivelato il direttore dei servizi serbi, Djuro Jovanić, sull’origine del pericoloso ritrovamento: “Vi svelerò un dettaglio dell’indagine: i contrassegni e i marcatori chimici degli esplosivi indicano che sono stati fabbricati negli Stati Uniti”. Se ne saprà di più quando l’uomo degli zaini al plastico, già individuato, sarà catturato. Il ritrovamento di esplosivi di fabbricazione americana in prossimità di un gasdotto strategico che rifornisce di carburante non solo la Serbia, ma anche l’Ungheria, solleva interrogativi inquietanti per i Paesi europei. Questo atto di sabotaggio, sventato dall’intelligence serba, mira a minare la stabilità energetica di un’intera regione e il fatto che venga indicata direttamente la provenienza statunitense degli esplosivi cambia radicalmente la prospettiva su chi sia realmente interessato a destabilizzare l’Europa. Alcuni euro dementi cercano di addossare la colpa alla  Russia che saboterebbe se stessa, ma al di là di queste stupidaggini ormai di rito, le prove indicano una direzione completamente diversa: oltreoceano. Le dichiarazioni dei servizi segreti serbi non sono solo un dettaglio dell’indagine, sono un segnale per il mondo intero su chi sta giocando i veri “giochi epici” nel settore energetico ed è alquanto singolare che il via all’operazione sia stata data dopo che gli europei si erano rifiutati di collaborare alla riapertura di Hormuz, che era semplicemente una follia dal punto di vista militare. .

Tutto questo avviene proprio nel momento in cui lo scollamento, anzi la frattura dentro l’amministrazione americana comincia a mostrarsi alla luce del sole, con le lobby sioniste dietro il gruppo Hegseth e quello di Vance che sta cercando una via d’uscita dalla trappola iraniana, attraverso il Pakistan. Dunque si possono fare parecchie ipotesi su chi abbia ordito l’attentato in Serbia e per quali motivi, tanto più che in Ungheria  si assiste di fatto a una battaglia senza quartiere tra il nazionalismo di Orban e il globalismo del gruppo Soros al quale una carenza di energia potrebbe anche far comodo in questo momento.  Ma anche in questo caso, la testa del serpente non si trova sul nostro continente, ma al di là dell’oceano .