Proprio ieri avevo scritto un post in cui, riprendendo le parole di un ex ufficiale del Mossad, ipotizzavo che il governo sionista di Tel Aviv stia sfruttando parti dei file Epstein in suo possesso per costringere gli Usa e la sua classe dirigente corrotta a fare una guerra contro l’Iran. Si trattava ovviamente di un’ipotesi tuttavia corroborata da chi ha vissuto nella pancia del Golem sionista. E oggi ne abbiamo non dico una prova, ma un ulteriore segnale visto che dopo i colloqui Usa – Iran in Oman, forieri di un possibile allentamento della tensione, Netanyahu ha anticipato di una settimana il suo viaggio a Washington: era previsto per il 18 febbraio e invece si svolgerà l’11. Come è stato detto i colloqui hanno avuto come tema l’arricchimento dell’uranio che chissà come mai solo l’Iran non dovrebbe effettuare, mentre Israele voleva che gli Usa costringessero Teheran a rinunciare ai missili balistici e a sostenere i gruppi sciiti come gli Hezbollah e gli Houti. Così Netanyahu va immediatamente negli Stati Uniti per convincere Trump a mettere sul tappeto anche queste questioni.
Ovviamente pretendere che l’Iran smantelli le sue difese significherebbe una cosa sola: guerra. La quale potrebbe facilmente allargarsi all’intero pianeta e in ogni caso, pur rimanendo miracolosamente circoscritta all’area medio orientale, avrebbe conseguenze economiche pesantissime visto che il Parlamento iraniano che esiste al di là delle nebulose geremiadi dei giornaloni, ha votato per la chiusura dello stretto di Hormuz in caso di attacco. Dal momento che attraverso questo braccio di mare passa il 40 per cento del petrolio mondiale, si tratterebbe di una catastrofe economica, specialmente per l’Europa, ma anche per gli Usa e per i suoi servitori asiatici. Ma ci si chiede quali possano essere gli argomenti con cui il leader sionista possa convincere Trump ad affrontare questa avventura le cui conseguenze sono evidenti. Tanto più che una consistente parte di mondo si prepara a resistere: non ci sono soltanto gli aiuti russi e cinesi in fatto di armi, ma anche – tanto per fare un esempio – le migliaia di iracheni che in questi giorni stanno firmando un impegno a contribuire alla difesa dell’Iran in caso di attacco degli Stati Uniti. O gli 800 mila volontari che la Corea del Nord ha già offerto in caso di conflitto.
Naturalmente gli Usa non si sognano nemmeno di mettere piede sul territorio iraniano con delle truppe che sarebbero facilmente ributtate a mare visto che la copertura missilistica sarebbe di breve durata e anche quella aerea subirebbe perdite notevoli. Dunque che cosa ha in mano Netanyahu per fare pressione? La sua venuta certamente servirà a ringalluzzire l’Aipac, ovvero l’American Israel Public Affairs Committee, un organismo bipartisan attraverso cui si sprigiona l’influenza del sionismo americano sull’amministrazione di Washington, ma anche se questa lobby israeliana ha comunque molta voce in capitolo nelle scelte della Casa Bianca, questo non sarebbe di per sé sufficiente. E allora forse è ipotizzabile che il primo ministro di Israele possa ricordare a Trump di avere molti segreti nei suoi cassetti che potrebbero uscire qualora si volesse tirare il culo indietro rispetto alla guerra. Non è per nulla detto che tali segreti debbano riguardare il presidente in prima persona, ma magari molti personaggi del suo entourage o comunque del mondo occidentale in genere, in grado di generare quella governance diffusa della quale siamo proprio noi le prime vittime.
Basta vedere cosa sta succedendo in Gran Bretagna dopo le rivelazioni, con il povero Starmer costretto a dire di avere nominato Lord Peter Mandelson, ambasciatore negli Usa perché non sapeva del suo coinvolgimento con Epstein: lo sapevano tutti anche per il ruolo che questo personaggio aveva avuto nella “normalizzazione” del Labour e anche perché gli ambasciatori dovrebbero subire due mesi di indagini da parte del MI5 prima della loro nomina. E in ogni caso ciò che è già uscito fuori si salda ad altre oscure vicende, come la protezione delle bande pakistane di violentatori e adescatori di ragazzine, la loro copertura, da parte dell’establishment britannico. Anzi di Starmer in particolare che chiuse il caso di adescamento da parte della celebre banda di Rochdale quando era a capo dell’ufficio della pubblica accusa per l’Inghilterra e il Galles. Tutti liberi alla ricerca di nuova carne fresca. Adesso questi personaggi sono costretti alla guerra a causa della loro stessa corruzione.


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Certo, il mondo ha le sue ere.
Passati da De Gasperi a Berlusconi , ora a Meloni. Così, dagli Usa abbiamo beneficiato del fenomeno Einstein , passando ad Epstein…Per finire, Trump. Ma cosa centra, non c’è attinenza o perlomeno assonanza?! direte. Invece, c’è, eccome: Frankenstein..!
Dai disordini fomentati dagli usa in iran, si desume che l’occupazione dei media, fomenterebbe quantomeno la rivolta delle donne,, tanto da far correre il governo a gambe levate, private dei Film e telenovele. La domenica, scoppierebbe addirittura la rivoluzione, avendo privato gli uomini delle trasmissione sportive. e dell’Oppio del calcio.Questo e solo questo sveglierebbe il leone che dorme nell’italiano…
Crosetto e generali si troverebbero alla bocciofila a giocar coi soldatini di piombo.
E chi ci assicura che frottola PDC, giovane frequentatrice del bunga bunga berlusconiano non sia stata lei stessa una giovane preda nella tana dei lupi di epstain? E ripagata per le sue abili doti dal riconoscente berlusca con un posticino d’ala destra nel suo schieramento?
Pensiamo alla vendita di pollo al supermercato: sempre proposto in petto o coscia… e il resto?! Dove va a finire?
indi, la preferenza cul.in.aria del succitato con.sesso, essendo cenette eleganti e non conta.di.notte, mal s’abbinava coll’ala. Stando ai suoi trascorsi cul.turali e la pregiatezza delle carni, si accosterebbe la parte d’Eccellenza, ovvero il Boccone del Prete…
Ahahahahahahah
Meglio ridere che piangere
Se c’è un paese al mondo in cui i russi sono amati semplicemente perché, senza alcuna ragione, seguendo solo il profondo richiamo del sangue, l’affinità spirituale e uno speciale codice genetico, è la Serbia. Tutti ti dichiarano il loro amore: tassisti, camerieri, commessi, addetti alle pulizie degli hotel. Ti sorridono al controllo passaporti. Gli sconosciuti ti offrono un bicchierino di rakia e chiedono con un senso di gioiosa riconoscenza: “Sei russo?”. Il caffè “Russian Zar” rimane il caffè più alla moda di Belgrado, dove, tra nuvole di fumo (la Serbia è il paese con le ciminiere più alte del mondo dalla guerra degli anni ’90), vieni accolto con la familiare parola “sorella”. E io, un topo sentimentale, mi sciolgo come burro al calore e stringo la mano dello sconosciuto, ora amichevole: “Ciao, fratello!”.
Qui, non è arrivato il Club dei Traditori.
Bravo!! JM Portland, Oregon http://www.yourdailyshakespeare.com
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