Spesso si dice “riunire i puntini” dal nome di un celebre gioco enigmistico, per dire che occorre costruire un disegno a partire da un certo numero di punti. E molto spesso queste operazioni vengono considerate come teorie del complotto, sia quando il disegno è evidente nei fatti, sia quando è postulato a partire da qualche forzatura. Per esempio, la notizia che Zelensky e Netanyahu appartengano alla stessa loggia massonica o altre cose del genere, indimostrabili per definizione in maniera documentale, visto che l’appartenenza alla massoneria è sempre coperta (ne sappiamo qualcosa noi con la P2), sia che questa organizzazione, da sempre parte del soft power anglosassone, sia legale o meno. Del resto con la teoria del complotto si definiscono in genere molte cose di cui non si può dimostrare né la tesi dietrologica, ma nemmeno il contrario. Tuttavia adesso ci troviamo di fronte a una situazione del tutto inedita, ai milioni di file del caso Epstein che al di là dei reati veri e propri di pedofilia con aggiunta di torture e uccisioni, ci fornisce un vasto quadro dei rapporti che intercorrevano fra le élite occidentali e tra queste e il potere sionista.

Le documentazioni, le mail, i trasferimenti di denaro, le note di Epstein stesso, forniscono certamente un quadro desolante della governance, sia che si tratti di persone compromesse nello sfruttamento di ragazzine, sia che semplicemente si vada a vedere quanto un miliardario collegato al Mossad, suprematista ebraico, razzista senza ma e senza se, intimo dell’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, abbia pesato nelle interazioni geopolitiche e anche tout court politiche. In un certo senso, anzi, sono più interessanti proprio questi puntini che vengono alla luce, dei fattacci dietro le quinte, anche se essi sono stati lo strumento per estendere relazioni e ricatti. In particolare esce fuori qualcosa che rende indecenti le speculazioni della stampa italiana su un coinvolgimento di Putin in questa storia: ci sono infatti documenti in cui i potenti occidentali, con Epstein al centro di una vasta rete di contatti, si consultavano sui modi per poter cacciare Putin, scegliendo tra i vari oppositori e riempiendoli di denaro. Quando pensiamo ai numerosi attentati nei confronti di generali russi, l’ultimo quello che ha ferito Vladimir Alexeyev, uno dei dirigenti dell’intelligence russa, il riferimento a questo sistema di relazioni viene immediato.

Ma c’è molto di più, per esempio il coinvolgimento di Jack Lang, per dieci anni ministro francese della cultura, ancora oggi uno degli uomini di corte di Macron, o quella di Blair il distruttore della sinistra europea e che si teneva come fidato consigliere Lord Peter Mandelson che rivelava al miliardario americano segreti politici ed economici, in cambio di qualche spicciolo e di una lotta senza esclusione di colpi con Corbyn, ovvero con la sinistra del Labour. Mandelson, giova ricordarlo è stato l’anima del laburismo blairiano O ancora il fatto che Mona Juul, ambasciatrice norvegese in Giordania, ma un tempo tessitrice dei colloqui di Oslo tra l’Autorità palestinese e Israele che ha preso 8 milioni di dollari da Epstein, dati in realtà ai suoi figli, per indirizzare le trattative a favore di Tel Aviv. A questo punto sembra persino secondario il coinvolgimento in questa rete dell’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, nonché ex Presidente del Comitato norvegese per il Nobel e Segretario generale del Consiglio d’Europa. È accusato di «grave corruzione» per aver chiesto a Epstein soldi per l’acquisto di un appartamento ad Oslo, magari in cambio di qualche Nobel per la pace conferito a personaggi legati all’Occidente. E infine come non notare il legame con i Rothschild, da sempre con le mani in pasta nelle guerre ?

Di questi tipi di contatti si potrebbe parlare all’infinito e si capisce bene come il sostenere che Trump abbia tentato e tenti di arginare lo scandalo per una sua partecipazione alle orge di villa Epstein, sia solo una tesi troppo facile e di comodo: ciò che non si vuole invece non si vuole mettere a nudo è l’intreccio di relazioni improprie e segrete di cui ha vissuto per decenni la governance occidentale. Che poi ci fossero di mezzo i “gamberetti” o le Un che vuol dire under age e non United Nation, o le pizze o i muffin, tutti nomi in codici per ragazzine o ragazzini, è quasi secondario di fronte al panorama desolante di compromissioni e di disegni geopolitici che intercorrevano tra i vari personaggi del potere pubblico e privato. Guerre e milioni di morti tra un aperitivo e una deflorazione violenta. Ma attenzione, le due cose si legano strettamente: chi è corrotto lo è in tutto.