Adesso tutti sono indignati e sgomenti, anche se proteste ufficiali sono giunte solo da Paesi dell’America Latina, dalla Russia e dalla Cina: la cattura del presidente di un Paese sovrano, facendo finta che si tratti di un dittatore e non di una persona regolarmente eletta, sembra l’azione di uno psicopatico che dal suo ingresso alla Casa Bianca ha già bombardato sette Paesi peraltro pretendendo il premio Nobel per la Pace, una medaglia di legno che non vale ormai proprio nulla. Ma questa scusa della psicopatia, che verrà adottata a breve anche per l’Iran, è paradossalmente proprio l’estremo elemento di  schermo per evitare fino all’ultimo di vedere le cose come stanno e proseguire nella propria condizione di servaggio senza farsi problemi: ovvero che gli Usa sono il vero e unico stato canaglia del pianeta. Trump e la sua squadra non sono un’eccezione, ma la regola e anche se il linguaggio della violenza è particolarmente esplicito, non deriva solo da una personalità delirante e senescente, ma dall’urgenza che hanno gli Stati Uniti di procurarsi risorse materiali per dare un minimo di “sottostante” a una enorme massa di denaro creato dal nulla e sul nulla. Il tempo stringe, i principali analisti o comunque quelli maggiormente ascoltati danno pochi ani di tempo, tre nella maggior parte dei casi prima di una tempesta economica.

Non è certo un caso se l’ostilità è rivolta verso due Paesi, il Venezuela e l’Iram che dispongono di enormi risorse petrolifere. E d’altronde sono decenni che gli Usa cercano di sbarazzarsi in ogni modo del chavismo venezuelano che pretendeva – immaginatevi in po’ che pretese  – di gestire il petrolio che sgorga dal sottosuolo per il bene del Paese e non per arricchire una classe di oligarchi parassiti che facevano tutto ciò che Washington ordinava. In oltre vent’anni hanno tentato di tutto pur di sbarazzarsi del governo socialista, dagli squadroni della morte, secondo una tattica adottata da Biden in Colombia, alla rivoluzione colorata, senza mai riuscirci perché i termini della questione erano tropo chiari per confondere la gente. Così via alle solite bombe con aggiunta di rapimento, probabilmente grazie alla corruzione. Un’azione spregevole che oltretutto ha anche lo scopo indiretto di impaurire i Brics.

È troppo semplice, troppo ipocrita prendersela con Trump come via d’uscita dalle contraddizioni: tutti i presidenti americani, repubblicani o democratici hanno fatto almeno una guerra, ne hanno propiziata e preparata qualcuna poi portata avanti da altre amministrazioni e hanno fatto dalla seconda guerra mondiale in poi trenta milioni di morti. Basta fare l’elenco:

Mi fermo qui perché immagino che le vicende di Trump I, Biden e Trump II siano note e si chiamano Siria, Ucraina e Gaza. A questo proposito va sottolineato che esiste una profonda inimicizia tra il sionista Netanyahu e i governi socialisti venezuelani cominciata ormai più di vent’anni fa e allargatasi drammaticamente durante la guerra del Libano del 2006, quando Chávez accusò Israele di aver compiuto un genocidio. Nell’agosto 2006, il Venezuela richiamò il suo ambasciatore da Israele e in seguito dichiarò : “Israele è impazzita. Stanno massacrando bambini e nessuno sa quanti ne siano stati sepolti”. La rottura definitiva avvenne il 14 gennaio 2009, durante l’Operazione Piombo Fuso a Gaza. Chávez descrisse l’offensiva militare israeliana come una “crudele persecuzione del popolo palestinese, diretta dalle autorità israeliane”. Il ministero degli Esteri venezuelano annunciò la rottura delle relazioni diplomatiche, affermando che la decisione era stata presa “data la disumana persecuzione del popolo palestinese perpetrata dalle autorità israeliane”. Possiamo tranquillamente supporre che questo aumento di aggressività sia stata suggerita dalla potente lobby sionista di Washington. Tutto si tiene, soprattutto fra canaglie.