Nell’immagine di apertura vedete il documento grazie al quale Thomas Mann fu espulso dalla Germania nel 1936. Trattandosi di un premio Nobel, cosa che allora aveva un valore, e visto che lo scrittore non aveva ascendenze ebraiche, la cosa si presentava abbastanza delicata e così l’espulsione venne richiesta ufficialmente da Ernst von Weizsäcker, allora inviato del governo nazista a Berna, a causa di una lettera di Mann pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung, il giornale di Zurigo, fortemente contraria alla politica del Terzo Reich. Caso del destino, il figlio di von Weizsäcker, Richard, diventerà il presidente della Germania appena riunificata. Ci si potrebbe domandare se sia una mera coincidenza, oppure il contesto dei veleni di allora non abbia continuato a vivere sottopelle in attesa di rispuntare alla prima occasione propizia. E questa ha un nome inequivocabile: Ue. Sì perché sta accadendo di nuovo: il Consiglio dell’Unione Europea ha imposto sanzioni per la prima volta contro due giornalisti tedeschi, Alina Lipp e Thomas Röper che ha fama internazionale.

Le accuse nei confronti dei due sono stanzialmente analoghe e si riferiscono al fatto che essi diffondono “sistematicamente disinformazione sulla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e delegittimano il governo ucraino, soprattutto allo scopo di manipolare il sentimento pubblico tedesco riguardo al sostegno all’Ucraina”. Inoltre, in particolare Röper, “è coinvolto e sostiene l’uso della manipolazione e dell’interferenza delle informazioni e facilita un conflitto armato in un Paese terzo“. Siamo evidentemente nel Paese di Alicee dove decisori che non sembrano avere un’età mentale di molto superiore a quella in cui normalmente si legge il racconto di Lewis Carroll, fanno carne di porco di ogni regola della democrazia: la disinformazione consiste nel dire che la Russia sta vincendo la guerra, fatto inequivocabile, e che il governo ucraino è illegittimo, cosa del tutto ovvia visto che le elezioni sono saltate da oltre un anno e questo, anzi, è uno dei problemi che si pongono sulla via della pace. La disinformazione semmai viene da chi dice il contrario.

Ma in ogni caso ci si chiede che fine abbia fatto l’articolo 11 della carta fondamentale dell’Unione secondo cui “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere e comunicare informazioni e idee senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà e il pluralismo dei media devono essere rispettati”. Buttato nel luogo dove dovrebbe stare tutta l’Ue. Però ecco la trovata pseudo giuridica, anzi meramente linguistica: visto che in mancanza di reato, non ci può essere punizione, il Consiglio dice che devono essere prese delle “misure” che sono di fatto peggio della galera, ovvero il divieto di ingresso in altri Paesi dell’Unione e il “congelamento” di tutti i beni che equivale al sequestro. Secondo la legge tedesca la confisca dei beni è attuabile solo in presenza di un reato penale (ma in questo caso non esiste) che abbia direttamente a che fare con i beni stessi. Ma evidentemente la decisione del Consiglio diventerà preminente, specie con il cancelliere BlackRock. Il livello intellettuale, oltre che etico è così deprimente che alla fine di questo riaccendersi dell’inquisizione, il Consiglio dice che tutto questo sarebbe conforme alle leggi europee, anche se non tenta minimamente di spiegare come mai le opinioni sono libere solo quando coincidono con quelle della Ue e dei suoi capetti corrotti. In questo caso il mascheramento di decisioni contrarie a qualsiasi legge di uno stato di diritto, corrisponde allo smascheramento della dittatura di fatto che si va preparando.

Faccio notare che nel testo di questo scellerato Consiglio di assoluti servi del potere finanziario, si trova uno dei topoi del globalismo, ovvero l’idea che esprimere un’opinione, sia perciò stesso “manipolare”. In un certo senso è ovvio che sia così, visto che da anni le opinioni pubbliche vengono condizionate attraverso narrazioni inconsistenti e del tutto contrarie alla realtà delle cose: si teme che la corrente principale del discorso pubblico venga perturbata. Il globalismo delle menzogne insomma concepisce l’informazione esclusivamente come manipolazione dal momento che è ciò che fa in continuazione. Viviamo infatti in una mediocrazia che ha reciso qualsiasi legame con i cittadini. Certo non è un caso che le decisioni contro Alina Lipp e Thomas Röper, arrivino dopo che quest’ultimo ha decostruito e ridicolizzato le ragioni con cui l’Ue si appresta ad istituire un tribunale farsa contro la Russia, cui non parteciperanno gli Stati Uniti. Un tribunale che tra l’altro costerà un miliardi di euro, senza tenere conto degli “incentivi” ai giudici che dovranno far passare tesi del tutto contrarie ai fatti. Ma tutto questo alle fine servirà a Bruxelles per rubare alla Russia i 300 miliardi congelati dalla Ue. Cosa che sarà l’atto finale dell’euro, moneta con cui nessuno vorrà più avere a che fare.