L’Europa è giunta a un tal punto di declino che un faticoso ritorno al pensiero politico, alla decenza e alla coerenza, rappresenta per la maggioranza della popolazione un ostacolo quasi insormontabile. E così si scende verso l’inferno a passo leggero dicendo e leggendo sciocchezze, facendo battute e gridando parole d’ordine vuote, imitando l’unico linguaggio che le ultime generazioni conoscono, ovvero quello pubblicitario che è intrinsecamente futile e falso. L’importante è non capire, fare il morto sull’acqua. abbandonandosi alla corrente. Faccio un esempio che viene da oltre Atlantico, ma che illustra bene la nostra situazione mentale: più di cinquanta rabbini newyorkesi hanno scritto una lettera al sindaco della città e al governatore dello Stato per implorare che essi facciano tutto il possibile “per resistere al terrificante programma anti-immigrazione di Trump” e per opporsi “alla deportazione di massa“. Lasciamo stare che vengono rimpatriati i clandestini che si sono resi colpevoli di reati, ma non si capisce come si possa essere indignati di questo e non dire una parola su ciò che sta facendo Israele con Gaza, davvero sottoposta alla deportazione di massa con contorno di stragi indicibili. Su questo né lettere, né parole indignate, ma appoggio e adesione incondizionata.

Questo ci mostra un’altra cifra di questo vuoto contemporaneo ovvero l’ipocrisia elevata a virtù. Sì l’ho presa da lontano, ma per dare una cattiva notizia: le elezioni in Germania non cambieranno sostanzialmente nulla, almeno per ora. Infatti c’è una generale conventio ad excludendum nei confronti dell’Afd, considerato come estrema destra dall’informazione cretina e/o venduta: ci sarebbe da ridere visto che è l’unico partito, assieme a quello dei Sahra Wagenknecht che si schiera con la pace e non con la guerra, anzi vorrebbe un ritorno al rapporto con la Russia. Ma questo è il trattamento standard di chi non aderisce in pieno al globalismo. Così se, grosso modo, la partita elettorale avrà gli esiti dei sondaggi, ovvero 21% all’Afd, 30% per la Cdu, 15% per la Spd, 13% per i Verdi e 7% per la Linke, c’è il caso di ritrovarsi con un governo non molto diverso da quello attuale e anzi con lo stesso Scholz come Cancelliere. Sappiamo che i sondaggi sono addomesticati, ma anche se dovessimo attribuire il 3 per cento in più all’Afd e il tre per cento in meno a Cdu, Spd e Verdi la cosa non cambierebbe di molto e al limite ci si troverebbe in una condizione di ingovernabilità, ma governata dall’esterno, come accade spesso per l’Italia. La Germania insomma dovrà bere l’amaro calice fino in fondo e finire distrutta da una battaglia che sta conducendo su due fronti: la Russia e l’America. Sappiamo com’è andata a finire nelle due guerre mondiali: la definitiva scomparsa della Germania dai radar della geopolitica finirà per trascinare il continente nello stesso destino.

Il fatto è che ormai i meccanismi rappresentativi, tipici delle democrazie occidentali, sono saltati con la conquista globalista dei media e del discorso pubblico per cui – al di là della rete – è impossibile sottrarsi a una cupa propaganda a reti e giornali unificati. Il dibattito non più allargato a diverse posizioni, ma mera subornazione a parole d’ordine. È fin troppo chiaro che l’informazione non può essere trattata come elemento di mero mercato, ma deve avere regole che consentano un pluralismo reale, anche se questo che dovrebbe essere la normalità, pare ormai un’utopia. Tornando a noi ci troviamo di fronte ad una situazione di paralisi che è tra le più drammatiche e al tempo stesso assurde: prima si sono seguiti servilmente gli Usa di Biden – Obama in un conflitto che doveva essere il trionfo del globalismo, accettando tutto, il tradimento delle basi stesse su cui si fonda l’Europa e persino la distruzione fisica dei gasdotti ultimo, cordone ombelicale con la Russia. Questa guerra però è stata persa, provocando danni economici enormi all’Europa e alla Germania, ma mentre negli Stati uniti si è preso pragmaticamente atto della sconfitta del globalismo, a Berlino, Parigi e a Londra si fa finta di nulla e si tenta pateticamente di tenere insieme il fallimento della guerra e in definitiva del sistema stesso che l’aveva preparata, con la continuazione ad oltranza del medesimo progetto e delle medesime narrazioni, anche contro l’America. Ovvio che un milieu politico privo di idee e di fatto nient’altro che una maschera del potere finanziario, teme di essere scalzato e cerca nella continuazione di una guerra che non può vincere, un’ ancora di salvezza.

I leader europei, anche ammesso che si possa attribuire questa espressione a figure ambigue e del tutto impari alla loro funzione, sono diventati a loro modo degli Zelensky che non sanno più uscire dalla trappola in cui si sono cacciati, mentre noi siamo come ucraini coscritti forzosamente o con l’inganno o semplicemente con le menzogne.