Quando ero bimbo, un secolo fa, Babbo Natale alias Santa Claus era solo un dio minore degli splendori natalizi: tutto era ancora focalizzato sul presepe, sui suoi sfondi stellati, e al massimo levitava sotto forma di carta stagnola e cioccolato appeso ai rami dell’albero assieme alle palle traslucide e alle prime lucine intermittenti. I regali li portavano in prevalenza la Befana o Santa Lucia o Gesù bambino e Babbo Natale pareva un’invenzione. Era meglio così perché nelle ancora rare apparizioni del vecchio barbuto tirava fuori un OH OH OH che metteva i brividi, che non apparteneva al personaggio panciuto e bonario cucitogli addosso: aveva come vedremo un’altra più vera e più inquietante natura. Soltanto a partire dagli anni ’60 in poi Santa Claus è diventato il monopolista del Natale man mano che esso si trasformava da ricorrenza religiosa o se si vuole da ancestrale rito di passaggio tra la morte della natura e la promessa della sua rinascita, a culto commerciale ovvero a epicentro della modernità ludica ed inerte al tempo stesso.
Certo con tutto quello che succede sembra ozioso perdere tempo a parlare di queste cose, ma in realtà la presa di potere di Babbo Natale è l’esempio quasi perfetto ancorché laterale dei meccanismi dell’egemonia: innanzitutto è un caso di scuola, per giunta familiare a chiunque, della strategia del pensiero unico che prende un elemento culturale, sociale, politico e senza minimamente cercare di cancellarlo, lo lascia intatto da fuori, ma lo svuota da ogni significato originario per poi riempirlo dei propri. In questo senso la democrazia sta facendo la fine del Natale. Poi, come vedremo, alla celebrazione della divinità viene inopinatamente sostituita l’adorazione di uno spirito del male che appartiene a tradizioni lontanissime ed estranee, profilandosi come emblema di un imperialismo culturale costruito a insaputa delle sue vittime e più omogeneo al sistema di valori e di memi sui attualmente si regge il potere. Non c’è dubbio, come vedremo, che il Natale di oggi è più affine al demoniaco che non al divino.
Partiamo dunque dal Babbo Natale storico, l’omone gioviale vestito di rosso che come tutti sanno fu inventato nella sua iconografia attuale dalla Coca Cola sullo stampo delle immagini prodotte nelle seconda metà dell’Ottocento dal disegnatore di origine tedesca Thomas Nast, una specie di fotoreporter del tempo che usava la matita al posto della macchina fotografica ancora in fasce. Per inciso a lui dobbiamo anche parecchia dell’iconografia garibaldina, avendo seguito la spedizione dei Mille per l’ Illustrated London news, ma la sua opera di addomesticamento di Babbo Natale, non è del tutto casuale visto che Nast, la cui famiglia era dovuta emigrare a causa delle idee socialiste, era anche fortemente anti cattolico e probabilmente la sua interpretazione bonaria di un personaggio per molti versi oscuro era già diretta a una sostituzione laica e sassone del natale tradizionale. Le precedenti iconografie
erano davvero diverse e spesso inquietanti come quella che compare nell’ immagine a sinistra perché in realtà avevano un’origine molto diversa dalla narrazione costruita nell’Ottocento. Secondo quest’ultima Santa Klaus non sarebbe altro che San Nicola, noto nel medioevo per i suoi miracoli in soccorso di fanciulle e per elargire doni ai bambini. Ma solo agli inizi del 17° secolo in Olanda nacque ufficialmente il mito di Sinterklaas e i bambini olandesi iniziarono la tradizione di appendere le loro calze al caminetto la sera del 5 dicembre per celebrare la memoria del vescovo. Si dice che quando gli Olandesi nel 1626 fondarono in America la colonia di Nieuw Amsterdam (divenuta poi New York) portarono anche questa usanza peraltro abbastanza recente e peraltro combattuta dal rito protestante. Ma probabilmente si tratta solo di una leggenda metropolitana: bisognerà aspettare il 1809 anno nel quale il saggista americano Washington Irving nella sua sua satira popolare sulla nascita di New York intitolato A Knickerbocker History of New York, facesse diventare Santa Claus un personaggio diffuso della cultura popolare con i suoi caratteri essenziali come ad esempio la slitta volante (anche se era ancora un carro trainato da un cavallo), la discesa dal camino o l’abitudine magica di riempire una calza con i doni. Anche la data di arrivo venne spostata alla notte di Natale, facendo del vecchio una creatura tipicamente americana che si cementerà irrimediabilmente nel pantheon delle american things una ventina di anni dopo con la celebre ( e peraltro davvero brutta) poesia di Clement Clarke Moore, The Night Before Christmas.
Certo è un po’ difficile conciliare tutto questo con un santo ecumenico del cristianesimo e infatti San Nicola non c’entra proprio nulla come origine di Santa Claus, se non nelle assonanze del nome. Del resto non abbiamo alcuna traccia della sua reale esistenza e per questo stessa Chiesa cattolica nel 1969 decretò la rimozione della festa di San Nicola dal calendario romano cattolico, unitamente a quella di altri 40 santi.
Dopo il secondo conflitto mondiale Santa Claus fu richiamato con tanto di slitta, renne ed elfi nei meccanismi propagandistici della guerra fredda. L’estremo occidente americano doveva in qualche modo attrarre e normalizzare l’Europa appena conquistata, ma anche vaste aree dell’ Asia alle quali imporre le proprie allegorie e pure Babbo Natale divenne una cosa seria, anzi preziosa perché lavorava sia sulle vecchie che sulle nuove generazioni cui portava un messaggio di abbondanza e benessere purché si fosse buoni ed obbedienti. L’America stessa si presentava come un Babbo Natale. Proprio per questo Santa Claus e tutto l’universo che si era creato attorno a lui cominciò a suscitare l’interesse di studiosi attratti dalle incongruenze della sua figura e l’incertezza della sua nascita. La prima citazione scritta di Santa Claus compare nel bollettino di Rivington del 23 dicembre 1773 nel quale si dice “Lo scorso lunedì l’anniversario di San Nicola, altrimenti chiamato Babbo Natale, è stato celebrato nella Sala Protestante, presso il signor Waldron; dove un gran numero di figli di quell’antico santo celebrava la giornata con grande gioia e festa”. Dopo questo accenno c bisognerà aspettare Washington Irving perché Babbo Natale fosse salutato come il primo notevole lavoro di immaginazione nel Nuovo Mondo.
In aggiunta a questo si è scoperto che il nome non deriva da uno storpiamento fiammingo (olandese ) di San Nicola, bensì da un’espressione coniata molto tempo prima in Germania e portata dai migranti in America, cosa che del resto è anche più naturale visto che la maggior parte dell’immigrazione bianca più antica nel Nuovo continente è di origine tedesca. E poi perché se il giorno celebrativo di San Nicola era il 6 dicembre per quale motivo la data fu spostata al 25 dicembre? Certo di adattamenti è pieno il mondo, ma è improbabile che un santo venerato in maniera cosi estesa, cambi radicalmente funzione e celebrazione. Evidentemente Santa Claus è un adattamento linguistico, ma si tratta di un personaggio assai diverso da San Nicola.
E seguendo la pista tedesca la maggior parte dei ricercatori giunse alla conclusione che si trattasse di una commistione di elementi che avevano tuttavia la loro radice in alcune leggende nordiche incentrate su un mago che punisce i bambini cattivi e premia con dei doni quelli buoni. Di qui il passo ad individuare il prototipo di Babbo Natale in Wotan o Odino che solca i cieli del solstizio di inverno sul suo carro è persino ovvio, anzi funziona ancora meglio con Thor, dio del fuoco, rappresentato come una divinità corpulenta, gioviale ed amichevole verso gli umani, con una lunga barba bianca e abituato a viaggiare partendo dal suo palazzo tra gli iceberg del polo Nord su un carro trainato da due capre, Cracker e Gnasher. Per di più essendo padrone del fuoco gli erano sacri i camini da cui spesso scendeva per incontrare gli uomini.
Non c’è dubbio che i punti di contatto siano davvero molti, ulteriormente avvalorati dal
fatto che Thor ( a sinistra in un dipinto di George von Rosen) è stato il dio pagano che è sopravvissuto più a lungo alla evangelizzazione delle terre del nord, tanto che ancora adesso in Svezia Babbo Natale è identificato con lui, ancorché americanizzato e anch’esso passato attraverso il bagno iconografico della Coca Cola. Così, con grande sorpresa vediamo che il Natale di Cristo è oggi rappresentato, attraverso un lunga catena di trasformazioni e di suggestioni sinergiche da uno dei suoi antagonisti il che è un risultato davvero sorprendente. Non c’è dubbio che la formazione di Babbo Natale abbia attinto inconsapevolmente o meno alla mitologia nordica per così dire più nobile e meno inquietante. Tuttavia queste genealogie dai grandi dei del nord sanno molto di Jane Austen e di quella tradizione letteraria che avrà poi un lungo seguito nella letteratura anglosassone sia come fondazione di un’astratta e salvifica correttezza, ma anche sotto le molte forme di evasività e minimalismo che vanno dal gotico. al giallo, dall’ironia di Wilde al cachinno di Bukowski. Le origini troppo nobili lasciano sempre dubbi e dunque conviene tornare proprio al punto nel quale abbiamo cominciato, ossia a San Nicola o meglio alla sua leggenda trasferite al Nord dall’ambiente mediterraneo nel quale è nata.
C’è un elemento nella leggenda di questo santo, spesso trascurato e per ragioni evidenti: il santo soprattutto è sempre accompagnato da un sinistro aiutante che nelle aree nordiche prende molti nomi a seconda delle lingue e dei Paesi: Scuro, Tenebroso, Aiutante nero, Knecht Rupprecht, Pelznickle, Ru-Klas, Black Peter, Zwarte Piets, e soprattutto Krampus ( da Krampen, artiglio in tedesco) cui sono ancora dedicate sfilate e feste popolari: viene definito diavolo, maligno Satana ad onta del suo lavoro per il santo dentro una evidente commistione di caratteri. Egli interpreta “il ruolo di spauracchio: un nero, peloso, cannibale incubo cornuto, armato di bastone. Impersona il male assoluto, l’orrore finale che potrebbe accanirsi sui bambini negligenti”. Fa ogni cosa al posto di San Nicola, anzi in molte aree e in particolare nella vasta fascia che va dall’ Olanda all’Austria è identificato col santo. Non è certo un caso che la primissima immagine prodotta a suo tempo da Nast fu proprio quella dell’aiutante del vescovo Nicola con l’incarico accessorio di portare le anime dei peccatori all’inferno.
Del resto il nomignolo di Santa Claus è Nick che è pure quello del diavolo. Ma da qui è facile risalire a quell’ inquietante OH OH OH: nelle rappresentazioni e nei giochi del basso medioevo era una sorta di invocazione e di avvertimento ogni volta che il diavolo entrava in scena. Uno studioso di folclore e di mitologia, Phyllis Siefker, ha dedicato molto tempo alla questione e, in un saggio pubblicato nel 1997 scrive: “Il fatto è che Santa Claus e Satana sono alter ego, fratelli, hanno la stessa origine. Superficialmente le due figure appaiono opposte, ma sotto la superficie condividono lo stesso gene”.
Insomma nel caso specifico
Babbo Natale prende la sua origine da leggende del nord, in seguito adattate promiscuamente al cristianesimo in cui spiriti maligni e demoni insidiano i bambini e pretendono da essi regali. Spesso sotto forma di capri che sembrano essere gli animali che dalla tragedia greca a Babbo Natale hanno caratterizzato quella che viene definita civiltà occidentale, o meglio del complesso assemblaggio di elementi diversi che la costituisce. Nel paese dove c’è la casa di Babbo Natale, ovvero in Lapponia, il vecchio benevolente si chiama in realtà Joulupukki, ossia Caprone di Natale. E secondo la leggenda si tratta di un antico demone che la notte di Natale va di casa in casa e pretende regali dai bimbi altrimenti li mangia. Più o meno la stessa cosa che fanno i vari Krampus, Schmutzli, Belsnickel, Zwarte Piet e insomma tutta la lunga schiera di demoni in forma caprina via via divenuti gli elfi, ma che in origine erano figure orripilanti uno dei cui prototipi è nell’immagine sopra a destra.
Non è certo facile affrontare le ragioni di ciò che per qualche verso sembra essere una caratteristica ad ampio spettro delle comunità umane e che sono state analizzate nei più diversi modi, ma se il Natale non è più la nascita del figlio di un Dio, Santa Claus è diventato il modello universale sul quale far confluire le culture locali ed è in qualche modo un missionario, un evangelizzatore del capitalismo. Naturalmente, come sempre accade nel mondo contemporaneo, il lato oscuro di Babbo Natale è stato commercializzato sia pure per accenni e ormai le caratteristiche negative del vecchio o di chi li impersona sono al centro degli sforzi hollywoodiani, dei gadgets e delle clip art dal momento che i nuovi tratti portano soldi e profitti. Ma soprattutto Santa Claus è diventato il rappresentante monopolistico, il sovrano maligno e divino insieme dell’ipermerce, ovvero di quei prodotti il cui valore d’uso o utilità pratica è sovrastato dal valore simbolico propiziato dal marchio o dagli sponsor, dai battage a tappeto o anche dal valore immaginativo e illusorio che contengono. In questo senso le ipermerci non solo diventano il legame sociale principale e un sistema di rassicurazione, ma rappresentano sempre anche doni.
Quelli che appunto porta Babbo Natale il quale diventa l’educatore per eccellenza: siamo partiti dall’inesistente San Nicola per comprendere meglio Santa Claus e ci ritroviamo nel bel mezzo del mito del Cargo che risale alla Melanesia e immagina che una nave carica di beni, sia inviata infine dagli antenati per ricompensare le popolazioni della devozione profusa. Il vero problema è che non si tratta più di un rito di passaggio che riguarda i bambini: tutti ormai in un modo o nell’altro avvertono che se saranno buoni verranno premiati oppure saranno mangiati, non c’è più un’età massima per credere alla favole. Solo che ormai quell’ America dei regali si mostra ormai chiaramente il vecchio Krampus, che invece porta sangue. E qualcuno nelle torri che si elevano qui e là nel mondo occidentale fa risuonare il suo sinistro OH OH OH.


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Nel libro da poco uscito per Chiarelettere – I Demoni di Salvini: i post nazisti e la Lega – lancio un allarme equivalente. Sui derivati del fascismo, un “prodotto politico” che da cinque anni Matteo Salvini sta vendendo a più non posso, moltiplicando il proprio patrimonio politico.
Se oltre dieci anni fa i banchieri sono riusciti a lucrare sui derivati finanziari è stato perché chi li comprava non li capiva. Lo stesso è successo con i derivati del fascismo: Salvini ha a mio giudizio lucrato anche per via del fatto che i suoi interlocutori non sanno cosa sono, né sanno cosa c’è dietro. E quando qualcuno si preoccupa perché istintivamente capisce che c’è qualcosa che non va, non riesce a trovare le evidenze che confermino i propri sospetti. Il motivo è semplice: cercare tracce di fascismo in Salvini è come cercare tracce di mutui nella contabilità delle regioni. Non è così che si troveranno evidenze dei derivati.
Parafrasando Leonardo Sciascia si può dire che la storia sia fatta di concetti eterni che emergono e si eclissano, un’alternanza di progresso e regressione, evoluzione e reazione che però si ripropongono sotto forme sempre diverse. Il fascismo è finito con Mussolini. Quella che non si è mai spenta è la fiamma culturale e ideologica che lo ha alimentato.
Savoini contiguo salvini, contigui a editoriale ritter. Un bel connubio con vannacci contiguo alla xmas ed alla saga dell’anello col fascio littorio, Un fascio di verghe di legna acerba, in un unico leta , oops Legame, orbo ungherese e gallina dal Le Pen-ne d’oro…
https://www.instagram.com/grande_flagello/reel/DD68mnnChiU/
Il salario dei servi.
I leader skinhead hanno deciso di unire le forze con l’Alleanza Nazionale per utilizzare il gruppo neonazista come braccio politico. Compilarono anche un elenco di individui e gruppi nemici che includeva l’allora coordinatore del movimento nazionalsocialista Bill White, che accusarono di essere un “informatore ammesso”, e tutti i membri del Volksfront. Il consiglio ha proposto di adottare “testi più tradizionali” in aggiunta a quelli palesemente razzisti, con l’obiettivo di guadagnare denaro dai concerti per il grande pubblico. Inoltre, una quindicina di skinhead hanno superato il corno dell’idromele, un rituale nella variante razzista della religione odinista.
Come tutte le strade menano a Roma, corni, nazisti e razzisti portano a pontida e annessi e connessi.
La Lega dei nazisti va sciolta, non solo i satelliti.
Troppi indizi, prove, dalle mafie con berlusconi e le ndrine con belsito a questi epigoni del nazismo.
Blood & Honor è stata fondata in un incontro organizzato da Stuart e a cui hanno partecipato diversi importanti gruppi razzisti, tra cui Brutal Attack, Sudden Impact, No Remorse e Squadron, e “rappresentanti di partiti politici che normalmente prenderebbero le distanze gli uni dagli altri”, secondo il rapporto. Sito web di Blood & Honor in tutto il mondo. Blood & Honour, così chiamato per lo slogan del movimento giovanile hitleriano, pubblicò una rivista elegante con un logo che raffigurava una svastica a tre braccia. Ha anche riunito gruppi razzisti che in precedenza erano stati in disaccordo e ha contribuito a stimolare la crescita del movimento razzista degli skinhead al di fuori della Gran Bretagna. Negli Stati Uniti, l’ex leader del Klan Tom Metzger, amico di Stuart, ha svolto un ruolo chiave nella costruzione del movimento.
Br4vi r4g4zzi, S4lvini non ne s4 niente. Ed int4nto m4ng4nell4no studenti ed oper4i…
Parliamo di due gruppi che si ispirano dichiaratamente ad ideologie neonaziste, razziste ed eversive – dice – I Do.Ra, a cui nel dicembre 2017 è stata sequestrata la sede di Caidate, sono sotto inchiesta per tentata ricostituzione del partito fascista, vanno a processo da rei confessi dal momento che il loro capo non nega le imputazioni ma dice che “non hanno ancora i numeri per farlo”, e si dicono pronti all’uso delle armi contro le istituzioni. Blood Honour è un gruppo neonazista che si dichiara già dal nome, che è il motto della gioventù hitleriana; espressione italiana di un circuito internazionale dell’ultra destra, legato in città alla tifoseria storica del Varese Calcio. Gruppi che predicano odio, violenza, razzismo ed antisemitismo che dovrebbero essere sciolti secondo la Costituzione italiana, la legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993».
Gruppi che, analogamente a tanti altri che formano la galassia nera ed affollata del “fascismo del terzo millennio” non solo non vengono sciolti «ma – prosegue il giornalista – negli ultimi anni hanno rialzato la testa, forti di un clima politico che in qualche modo li ha sdoganati, con un ministro dell’Interno che ha letteralmente scippato lo slogan “Prima gli italiani” a Casapound per farlo diventare la parola d’ordine della nuova Lega sovranista e nazionalista, amica di Marine Le Pen e degli altri partiti ultranazionalisti europei».
Paolo Berizzi accompagnato dalla scorta che ne tutela la sicurezza dopo le minacce ricevute per le sue inchieste, ha nuovamente acceso i riflettori sulla nostra provincia: «In “Nazi Italia c’è tanta Varese, purtroppo, perché qui ci sono due gruppi dichiaratamente neonazisti, i Do.Ra e i Blood Honour, che lo Stato deve sciogliere perché oltre ad inneggiare all’odio razziale, all’antisemitismo e alla violenza, si pongono fuori dalla Costituzione italiana. Dissento da chi dice che non c’è un rischio per la democrazia in Italia, oggi i tempi sono maturi per un ritorno del fascismo, perché si è creato un rapporto stretto tra certa politica e la galassia nera, un rapporto che ha permesso che queste formazioni si sentano in qualche modo “sdoganate” e oggi si permettano di rialzare la testa».
Berizzi ha lanciato una proposta a tutti i presenti, ma soprattutto alle istituzioni varesine, rappresentate ieri sera dal sindaco Davide Galimberti: «Creiamo una commissione antifascista che presìdi le istituzioni di Varese, che porti avanti con determinazione la richiesta di scioglimento di questi gruppi. Sono disponibile a partecipare, perché in questo momento c’è bisogno del massimo impegno su questi temi, c’è stata troppa disattenzione e si è perso tempo prezioso».
Or4 4sserire che il p4g4nesimo si4 superiore 4l cristi4nesimo è d4 c4proni. Non è l stori4 um4n4 4 deciderlo, m4 l4 DIgnità dell’essere Um4no. I frutti deip4g4ni, si perdono nei s4crifici um4ni, occultismo, s4t4nismo. L’opposto del motto 4ro 4gli um4ni: io mi prenderò cur4 di te.Il p4g4nesimo veicol4 il concetto del satanismo inteso non necessariamente come devozione alla figura biblica di Satana, ma anche e soprattutto come negazione di Dio in quanto tale. Satanista cioè, non è necessariamente colui che adora Satana, ma anche colui che, negando Dio, si eleva e si paragona a Dio.4vvincente è la storia del satanismo, le sue chiese sparse per il mondo , le simbologie sataniche e le filosofie che si ispirano al satanismo in maniera velata e mai espressa, e quindi in maniera decisamente più pericolosa: la corrente della new age, alcune correnti dei figli dei fiori (Charlie Manson, asseritamente, era in parte collegato al movimento dei figli dei fiori), la filosofia dell’Età dell’Acquario. Vengono messi sotto inchiesta i maggiori gruppi della musica rock e pop (dai più famosi: Led Zeppelin, Queen, Eagles, Beatles, Madonna, Prince; ai più underground e meno conosciuti: Death SS, Entombed, Authopsy, e i simpatici Burzum, che, tra una messa nera e l’altra, hanno trovato anche il tempo di ammazzarsi tra di loro).Un cretino qu4lsi4si puo’ tr4smettere un mess4ggio p4g4no, m4 l4 ricchezz4 delle filosofie positive è incomp4r4bile. Puoi non credere 4 Gesù, m4 non 4 Dio. Chi Cre4, uomo compreso, lo si riconosce d4lle Opere che sono Buone. E’ così semplice: Dio non opprime un popolo con t4sse 4bnormi per f4rlo morire in guerr4. Luce, Verità, 4ltro che solstizio delle Tenebre. 4Ndte 4 c4g4re, Leghisti ignor4nti di merd4.
R4mmenti il dio Po? Se non è 4g4nesimo s4t4nico questo… Poi dir4nno, no, er4 solo un4 not4 di folklore. Come lo fu bruci4re milioni di zing4ri, omosessu4li, ebrei nei forni n4zisti. In nuce, l’ideologi4 è quell4. L4 neg4zione dell4 verità storicà.
I caproni sono quelli che cianciano di satanismo.
Punti di vist4. Lo decide l’Olf4tto…
cosa si festeggia davvero a natale? la rinascita, non dell’infante, ma del giorno sulla notte, della luce sul buio, il solstizio d’inverno, poi qualcuno ha deciso di interpretare la cosa a modo suo, vedi chiesa e altri, ma in realtà era una festa pagana a quel che sembrerebbe… buon Yule a tutti…
Nella tradizione germanica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno. Nel paganesimo e nel neopaganesimo, soprattutto in quello germanico, rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Etimologia
Yule è la variante inglese del norreno Jól e del tedesco Jul. L’etimologia della parola non è chiara. È diffusa l’idea che derivi dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”. I linguisti suggeriscono invece che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropeo. Nelle lingue scandinave, il termine Jul (danese e svedese) o Jól (islandese, faroese, e Jol in norvegese) ha entrambi i significati di “Yule” e di “Natale”, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese Joulu), sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.
(prima parte)
(seconda parte) :
La festa di Yule tradizionale
Disegno del 1864 che raffigura il trasporto del “Tronco di Yule”.
Non si sa molto sulla festa di Yule nella tradizione nordeuropea. È certo che la celebrazione avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana. Nonostante vi siano numerosi riferimenti a Yule nelle saghe islandesi, vi si trovano solo pochi e parziali resoconti circa la natura delle celebrazioni. Si trattava comunque di un periodo di riposo e danze, che in Islanda continuò a essere celebrato per tutto il Medioevo, fino all’epoca della Riforma. Si sa anche che durante la festa avveniva il sacrificio di un maiale in onore del dio norreno Freyr, una tradizione che è rimasta nella cultura scandinava, in cui a Natale si consuma carne di maiale.
Lo storico francese Michel Rouche riporta che le gilde di artigiani del IX secolo, furono denunciate dal clero cattolico per i loro patti di reciproco sostegno, formulati in banchetti annuali che si tenevano il 26 dicembre, “giorno di festa del dio pagano Jul”, in cui venivano evocati demoni e spiriti dei morti.[1]
Relazioni con il Natale moderno
Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso papa Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche[2]), così come l’immagine di san Nicola di Bari venne sostituita a quella di Odino o di personificazioni dell’inverno, trasformandosi in Sinterklaas e poi nel moderno Babbo Natale/Santa Claus. La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie. Fra i simboli moderni del Natale che derivano da Yule compare, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio (di origine celtico-druidica e nella religione nordica legata al mito di Baldr) e dell’agrifoglio (anch’esso legato alla leggenda norreno-germanica di Baldr) e l’albero di Natale[3]. Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale negli originali culti degli alberi. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. La birra e il pane venivano offerti agli alberi in Scandinavia. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato.
Yule nel neopaganesimo
Nella Wicca e nel druidismo e celtismo Yule è una delle feste minori degli otto Sabbat e viene festeggiata il 21 dicembre del calendario gregoriano. Viene celebrata anche dall’etenismo. In alcune tradizioni si commemora la morte dello Holly King (“Re Agrifoglio”) che simboleggia l’anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King (“Re Quercia”), che simboleggia l’anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole bambino, (vedi anche l’antica festività Romana del Sol Invictus, innestata sulle precedenti feste del Sol Indiges e dei Saturnali e fissata dall’imperatore Aureliano il 25 dicembre del calendario giuliano).
Il rituale tradizionale è una veglia celebrata dal tramonto all’alba successiva (la notte più lunga dell’anno) per assicurarsi che il sole sorga nuovamente. Fra i sabbat neopagani, Yule è preceduto da Samhain e seguito da Imbolc.
La Yulefest australiana
Poiché, nell’emisfero meridionale, Natale cade nel periodo più caldo dell’anno, alcuni australiani celebrano una seconda festa nel solstizio d’inverno a giugno; questa festa è nota come Yulefest.
https://it.wikipedia.org/wiki/Yule
Il giorno 6 di dicembre si festeggia ogni anno regolarmente San Nicola. Chi ha detto che non è mai esistito? Attenti a non fornire notizie false!
Più che una squadra, una squadraccia. Il simbolo del ‘Sodalizio Sportivo dei Dodici Raggi‘ non lascia molto spazio all’immaginazione. Quella doppia S accanto all’acronimo Do.Ra. (Dodici Raggi, appunto) ricalca a pennello quello delle Schutz Staffeln naziste, l’organizzazione paramilitare d’élite del partito nazista tedesco, diventata il simbolo della crudeltà di un sistema teso all’annientamento di ogni diversità. Una scelta, quella del sodalizio sportivo nato nel 2012 in seno alla Comunità militante dei dodici raggi di Varese, che va dunque oltre il cattivo gusto e rientra a pieno titolo nella scia di una politica della provocazione perseguita ormai da anni, non solo dal gruppo neonazista varesino, ma da tanta parte dell’ultradsestra radicale.
Ad aprile, mese in cui si concentrano date simboliche come l’anniversario della Liberazione, la nascita e la morte di Adolf Hitler, proprio in provincia di Varese era stato ospitato un grande raduno, che aveva richiamato all’ombra delle Prealpi uno stuolo di teste rasate in arrivo da tutta Europa.
Segnali che vanno sempre nella direzione della provocazione sono arrivati anche da Bergamo, in occasione dell’ultima festa della donna, quando il Manipolo d’Avanguardia Bergamo (il gruppo orobico di ultradestra) aveva tappezzato la città con volantini che ritraevano il volto di Eva Braun (l’amante di Hitler) sovrastata dalla scritta ‘donna… fino alla fine’.
Chissà cos4 ne pens4 l4 meloni?
Anche il battaglione Azov ucraino ha lo stesso simbolo. Come mai di quello non ne parlate?
forse perchè quelli stanno in Ucraina ed invece questi ce li abbiamo in casa? 😀
Ho come l’impressione che tutta la m tenuta “nascosta” per anni, dalla gente “per bene”, sia venuta a galla in un colpo solo.
Ripulit4 l’ukr, Putin dovrebbe invi4re i suoi sold4ti per un4 bell4 der4ttizz4zione del v4resotto e non solo…4ltro che b4bbo n4t4le… Il Pd che fà? Dorme o è Socio?
Non ho detto sorcio…(4nche se tr4 bi4nchi e neri è possibile l’4ccoppi4mento).
Padre Livio è lei? Comunque vi do una notizia terribile: in Russia il paganesimo a quanto pare è la seconda religione praticata. Questo si può agevolmente scoprire facendo una ricerca in rete, ma io me ne sono accorto anche guardando i video di una ragazza russa che mostravano la sua vita: a un certo punto va a una festa di paese e che ti vedo? Il palo del maggio e il rogo per bruciare la Baba (la vecchia). Entrambi riti felicemente pagani e legati all’agricoltura e al raccolto. Certo mancano proprio le basi se si confonde il paganesimo con qualche gruppo di nazistelli o anche con la lega, così come se si pensa che dal punto di vista etico il Crisianesimo abbia necessariamente portato un miglioramento.
Il cristi4nesimo h4 spieg4to che si4mo um4ni e non m4i4li. L4 leg4 continu4 4 procedere 4 qu4ttro z4mpe. Certo st4n bene così, un miglior4mento non è contempl4to d4 quelle cervici. $nche in russi4 puoi trov4re un4 m4i4l4, certo che non è solo prerog4tiv4 di vi4 delle scrof4…
Cuveglio, 1 dicembre 2024 – Ancora un oltraggio alla storia d’Italia e alla memoria condivisa da parte dei Do.Ra., la Comunità dei dodici raggi, gruppuscolo di ispirazione neonazista attivo soprattutto nel Varesotto, dove è stato fondato e ha la sua sede.
Ieri, sabato 30 novembre, i militanti di estrema destra si sono ritrovati a Cuveglio, davanti al monumento ai caduti, che ricorda anche una battaglia combattuta 81 anni fa fra partigiani e forze di occupazione. Di quello scontro, ieri, ricorreva l’anniversario.
I supporter neonazisti hanno srotolato uno striscione con la scritta “San Martino: il tuo nome è scritto con il sangue sopra il mio destino”. A sinistra della slogan campeggiava una svastica; a destra, un fascio littorio. L’immagine dello striscione, affisso alla recinzione antistante, è stata successivamente diffusa sul canale Telegram del gruppo.
Br4vi r4g4zzi, secondo meloni e s4lvini.
Questo sono i Do.ra. A settembre hanno tirato su barricate contro l’arrivo di quattro (di numero) profughi a Castronno. Cinque mesi prima – il solito 20 aprile – hanno festeggiato la nascita di Hitler al locale Never Done di Besnate. Militanti dai 18 ai 50 anni, pinte di birra, braccia tese. Un appuntamento fisso, il compleanno del Fuhrer. Dal 2013. La prima festa si svolse sotto il tendone dell ex scalo ferroviario di Malnate affittato ai nazi dall’associazione “I nostar radiis”, vicina alla Lega. “Il giorno dopo sono venuti a pulire tutto”, ricordam oggi il gestore Dino Macchi, ex assessore alla cultura a Vedano Olona. E i “sieg heil”? E gli insulti agli “schifosi ebrei”? E le legnate promesse agli immigrati dai “sergenti” finiti sotto inchiesta e daspati per violenze e razzismo da stadio? “Molti si girano dall’altra parte. Noi ci rivolgiamo alle istituzioni: possibile che una formazione nazista faccia tranquillamente propaganda sul territorio?” – chiede Gennaro Gatto, dell’Osservatorio sulle nuove destre.
Le donne della comunità hanno resuscitato il Servizio ausiliario femminile (Saf) della Rsi: volantini con il volto di Eva Braun, incontri a tema. “Non siamo subordinati alla figura e al ruolo dell’uomo – dice Silvia Malnati , un tempo legata a Limido – ma siamo per la società tradizionale: madre padre figlio patria famiglia”. Dietro le rune germaniche e i rituali della religione odinista cara a Hitler, il culto praticato qui, tra muscolari cortei anti immigrati e dibattiti sull’”assurdità della legge che persegue chi nega l’Olocausto”, i Do.ra., tatuatissimi dai polpacci alla carotide con croci celtiche e svastiche, organizzano la loro settimana. Tutto ruota intorno alla sede di Caidate
I Do.ra. – acronimo della Comunità militante dei dodici raggi (i raggi del Sole nero, simbolo del castello tedesco di Wewelsburg, sede operativa delle SS) – sono la più numerosa e organizzata comunità nazionalsocialista italiana. Quattro anni di vita sottotraccia. Formalmente “associazione culturale”. In pratica un micro pezzo di popolazione varesotta che, 71 anni dopo la fine del regime nazista, prospera sugli orrori incisi nella storia. “I veri eroi sono i nazisti che hanno combattuto.
Ditelo 4 s4lvini…
Caidate, nel varesotto, dove 300 naziskin vivono organizzati militarmente. Ecco come si raccontano. I nemici sono “immigrati, ebrei, gay, centri sociali, polizia, banche”. La festa per il compleanno di Hitler, la famiglia, i volantini col volto di Eva Braun per il gruppo femminile, il rifiuto di avere contatti con il resto dell’estrema destra
La runa di legno stava lì, sdraiata nel giardino ingabbiato da una rete metallica: la runa Tiwaz, simbolo dei guerrieri di Odino, mitologia germanica che influenzò l’ascesa del Terzo Reich. I neonazisti varesotti l’altro giorno l’hanno portata al monte San Martino e, posando in parata, hanno profanato il sacrario simbolo della lotta partigiana contro le SS nel ’43. “L’anno scorso ci hanno fermato i carabinieri…”, taglia corto il capo dei Do.Ra., Alessandro Limido.
Quello del dipinto è Wodan/Odino non Thor. Comunque avevi visto abbastanza giusto nello scrivere “Certo con tutto quello che succede sembra ozioso perdere tempo a parlare di queste cose”: è solo sbagliato il verbo “sembra”. Sul resto no comment.
P4dre o figlio, non c4mbi4 sostnz4. Son p4lle per dementi, 4d oggi.L4 versione consumistic4 dell4 mitologi4 del 3th reich oggi 4th. Son sempre quei soliti mitom4ni che 4ttecchiscono sin 4 quei bocc4loni dell4 leg4. Il gregge ovvio, i c4porioni 4m4no i soldi e lussi t4nz4ni, p4peete, etc… S4i qu4nti eversivi n4zi becc4 l4 digos nel v4resotto? Un intreccio fr4 rune e ndrine.
Ma che terzo reich e lega quello è una religione che precede il cristianesimo, piuttosto mi piacerebbe sapere come mai il blog semplicissimus è diventato una succursale di Radio Maria in cui commenta gente che scrive come i famosi bimbiminkia, a proposito di lavaggio del cervello consumistico ecc.
Inf4tti precede, qu4ndo le fole er4no f4cili. Poi, il Cristi4nesimo h4 p4rl4to di p4ce, rspetto. Sembr4 che tu ne si4 4lieno. Sei di r4dio Fuhrer?
L Leg4 è un4 colonn4 del neon4zismo che come ogni sett4 predic4 ordine e foment4 il delitto. Distorce le menti dei giov4ni con il l4v4ggio del cervello, piuttosto rozz4mente. Son 4ntecedenti 4l cristi4nesimo e d4ll4 civiltà primitiv4 di gol4secc4 non son m4i evoluti.vivono ment4lmente nelle cverne: pl4tone non li h4 neppur sfior4ti o sir b4con. Conoscono giusto le uov4, 4ll4 b4con. Poveretti.
inoltre thor mi par fosse il dio del tuono, forse che il dio del fuoco fosse vulcano? boh…cmq buon articolo, aggiungerei solo che a dare l’immagine al babbo natale commerciale presero a modello un postino paffutello e simpaticotto, presumo anche barbuto… a me da bimbino facevano aspettare gesù bambino, era lui a portare i doni, a testimonianza di ciò nel presepio c’è gesù bimbino, non babbo tale…
Il dio del fuoco era Loki, inoltre c’erano personificazioni dell’attività dei vulcani che evidentemente i vichinghi avevano visto in Islanda come Surtr.
Babbo Natale parte integrante e niente affatto secondaria… di cascata di merda propinataci da yankee da oltre settant’anni… a pari di cinema musica cibo bevande stili di vita mode demenziali più disparate!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Bellissima, estesa e particolareggiante disquisizione sul babbo natale. La vicenda è forse conosciuta dai più(?), ma forse non nella completezza storica qui rappresentata. Grazie! A casa mia il 5 dicembre la sera veniva il Nikolaus a portare doni semplici, soprattutto cose da mangiare non da tutti i giorni: arance, mandarini, noci, biscotti fatti dalla mamma e l’inevitabile pezzo di zelten. I veri regali, quelli grandi, li portava il Christkind il 24 la sera, dopo il rosario e la lettura del vangelo di Luca, mansione che spettava a me che ero il più grande. Non esisteva la Coca Cola nè il babbo natale, del tutto sconosciuto nella mia infanzia anche dai miei compagni di scuola. Ancora adesso nella mia famiglia propria tutte le americanate sono bannate e i miei figli sono cresciuti lo stesso senza subire danni.
Il figlio di Dio che porta i regali è chiaramente una reminescenza pagana che si è integrata nel Cristianesimo, infatti è qualcosa di gioioso e non cupo e triste.
Compiv4 mir4coli, 4ltro che reg4li!Don4re h4 del mir4coloso, specie oggi che tutto si compr4 e vende. Il buon s4m4rit4no non è un4 f4vol4 cup4 e triste. I suicidi sett4ri, le esecuzioni dei neri, i respingimenti di s4lvini quelli sono gioiosi? Sei fuori come un b4lcone…
Un po’ l4 f4vol4 di berlusconi: el4rgiv4 diseduc4zione e corruzione,in c4mbio si nutriv4 di vergini s4crific4li. Oggi si osserv4 l’inferno che h4 port4to d4 noi.
Pure Trump è un 4v4t4r del ciccione m4ligno in questione, M4nc4 solo l4 b4rb4 4l m4ngi4B4rbie.
Il prox 4nno, non ci s4rà il tr4dizion4le concerto. In vece, un ben più gr4nde Sconcerto…