Addestrati a vivere sin dalla culla in una società capitalistica ci riesce molto difficile se non impossibile sottrarci all’idea che il denaro è potenza, anche quando vediamo che questo assioma non sembra più funzionare a dovere o produce effetti bizzarri. In effetti non possiamo darci torto perché in sé l’equazione denaro – potere funziona finché il capitale cresce con la produzione di beni o di servizi reali, ossia quando prende forza dal lavoro e persino dal suo sfruttamento, ma fallisce nel momento in cui la fonte più importante dell’accumulazione di capitale diventa il capitale stesso, cosa che accade nelle fasi terminali della finanziarizzazione delle economie occidentali che vedono in testa gli Usa .

Così avanzando in un territorio sconosciuto, siamo disorientati ed è più facile essere ingannati. Prendiamo ad esempio la narrazione della guerra ucraina che da due anni a questa parte ci ha imposto sacrifici sia materiali che etici in vista di una immancabile vittoria finale. Essa era, come dire, nei fatti visto che gli Usa spendono per il loro gigantesco apparato militare il 40 per cento di ciò che tutto il mondo spende per i suoi eserciti, ma soprattutto quanto spendono i nove Paesi successivi nell’elenco dei maggiori bilanci militari messi insieme. Dunque enormemente di più della Russia, ragione per la quale le armi occidentali erano considerate invincibili a causa del loro “contenuto” in denaro.

Eppure qualcosa, anzi tutto non funziona. Non funziona molto al di là delle figuracce che hanno visto i celebri carri armati Abrams incapaci di salire piccole alture che un pandino 4×4 supererebbe con una certa facilità, gli altrettanto celebri Patriot riuscire nell’impresa di abbattere finalmente un aereo, peccato che fosse un F16 regalato ai nazisti di Kiev, gli obici precisissimi consumare le canne dopo un centinaio di proiettili sparati e mi fermo qui con quella che potrebbe essere un’intera giaculatoria. Il fatto sostanziale è che gli Stati Uniti sono indietro di decenni rispetto a Russia e Cina, (ma ora anche a Iran e Corea del Nord) nello sviluppo di armi ipersoniche che non possono essere intercettate; non sono stati in grado di competere efficacemente neanche nel settore dei sistemi di difesa aerea e spaziale dove i russi la fanno da padroni; il loro deterrente nucleare è vecchio di decenni e una parte consistente di esso è completamente fuori servizio, mentre la maggior parte del know-how necessario per aggiornarlo è semplicemente andato perso: devono ricostruire tutto e per questo ci vorranno anni; infine le loro basi militari sono sparse in tutto il mondo, ma sono diventate vulnerabili e spesso non riescono a difendersi dagli attacchi missilistici sporadici, mentre vengono mantenute più per intimidire gli alleati che i nemici.

Semplicemente la valanga di soldi per l’apparato militare più grande del mondo è stata spesa in maniera sbagliata e soprattutto per dare non il miglior risultato, ma il maggior profitto possibile alle corporation del settore che sono poi una parte preminente della governance reale di Washington. La parte che spende è in qualche modo anche quella che riceve e questo corto circuito tipico del capitalismo finanziario si sta rivelando disastroso. Tanto più che ora gli Usa devono affrontare una spesa per il debito che arriva a 1100 miliardi l’anno per i soli interessi e il bilancio per la Difesa (che in realtà si dovrebbe chiamare Offesa) va incontro a limiti strutturali.

In generale questo declino è cominciato negli anni ’90 ma è venuto alla luce con la guerra in Ucraina che ha denudato l’impero delle sue mutande di ferro. Eppure ancora non riusciamo a renderci conto della situazione e mentre la Russia avanza e sta sempre più investendo il bacino del Dnestr, sentiamo proclami di guerra, lanciati come se l’Occidente fosse immensamente più forte. E questo nonostante la grande flotta occidentale abbia fatto cilecca persino contro il movimento Ansar Allah dello Yemen. Si tratta di un fallimento che va tuttavia capito: il complesso politico – militare statunitense ne trae comunque vantaggio perché contro gli Houti sono stati sparati sia pure senza grande efficacia centinaia e centinaia di missili per un valore complessivo di miliardi. Ed è questo che alla fine interessa, non certo una sanguinosa invasione dagli esiti incerti e politicamente impraticabile nella situazione in cui versa un buon terzo della popolazione americana. Questo ovviamente vale anche per l’Ucraina dove la sconfitta si potrebbe rivelare più lucrosa della vittoria, almeno per un parte dello stato profondo che altro non è se non la longa manus dei conglomerati aziendali.

Ed è anzi proprio lo scontro tra chi vuole continuare a fornire armi anche se ormai inutili, ricostituire gli arsenali, magari aumentandoli, rinnovare sistemi d’arma rivelatisi mediocri, giocare di rimbalzo sull’ascesa militare russa e chi invece ha investito nelle risorse agricole e minerarie ucraine che nasce l’incertezza di azione tra una possibile pace e un’escalation della guerra. Sono affari, è il sistema.