La narrazione del virus della morte, che richiede la subordinazione di tutte le aree della società a un dettato di politica sanitaria con il quale si devono buttare a mare le democrazie o ciò che ne rimane, non può più essere mantenuta ancora a lungo perché le resistenze aumentano invece di diminuire. E comprensibilmente tutti vogliono farla finita con la pandemia, sia la gente comune che si è arresa e che non ha capito cosa stesse davvero accadendo, che in gran parte è stata o sarà rovinata, sia i discriminati da vaccino, sia i vaccinati sui quali peserà la spada di Damocle di un sistema immunitario meno efficiente non si sa per quando tempo, sia i poteri che hanno tenuto bordone alla narrazione i quali cercheranno contemporaneamente di farla franca e di mantenere le regole di eccezione – introdotte con il virus e come un virus – per il controllo della popolazione. La reazione istintiva della maggior parte delle persone sarà quella di recuperare ciò che si è perduto senza scavare nelle piaghe aperte da una mistificazione globale, di non guardarsi indietro per non ricordare i tempi bui delle segregazioni, della distruzione delle famiglie, delle amicizie, di molte attività economiche e tuttavia la devastazione sociale causata dal regime pandemico non può non essere affrontata. Dobbiamo renderci conto dei cambiamenti che vi sono stati e del tentativo autoritario messo in atto: non è più possibile tornare indietro e ancor meno far finta di nulla.

Nessun ambito della società dovrà sottrarsi a uno sguardo critico ed eventualmente al castigo a cominciare dai rapporti tra politica, multinazionali del farmaco, della tecnologia e dei media  che in questo caso hanno operato in stretto contatto con le burocrazie sanitarie che non hanno affatto svolto l’opera di controllo cui erano tenute, che da guardie sono diventate ladre. Non si tratta certo di un caso: la struttura stessa della società neoliberista permette che i processi di accumulazione e di accentramento cancellino i confini tra controlli e controllati e aprano ogni tipo di porta girevole fino a che ogni “riduzione” dello stato e dunque della politica messa in condizione di non poter scegliere, significhi solo aumento di potere privato e arbitrario, mentre quello pubblico si riduce esclusivamente al livello poliziesco e repressivo. Si è arrivati al punto da costringere le popolazioni ad iniettarsi sieri genetici sperimentali contro quella che è di fatto una sindrome influenzale indistinguibile dalle altre, fidandosi solo di frettolosi e menzogneri studi delle stesse multinazionali che su di essi fanno affari d’oro, secretando contratti, manipolando dati, vietando le cure e servendosi dei media come non accade nemmeno nelle peggiori dittature, imponendo censure sulle conseguenze degli pseudo vaccini . Se  i soggetti che hanno collaborato e speculato o indebitamente guadagnato non dovessero essere chiamati alla sbarra per ciò che essi hanno creato, per le menzogne dette e per ciò che hanno distrutto, accetteremmo di essere esposti all’arbitrio tutte le volte che un potere inattingibile voglia usare lo strumento dello stato di eccezione per ridurre all’obbedienza.

Non si può tornare indietro perché ciò quello che viviamo è l’approdo finale del sistema e dunque  occorre andare avanti e rifondare strumenti di libertà e di partecipazione, ma questo non sarà possibile se si sarà così contenti della fine delle restrizioni da non chiedere spiegazioni e punizioni: in questo caso il sollievo sarò solo temporaneo e la malattia diventerà cronaca, qualche mese di respiro  e poi di nuovo alle prese con qualche raffreddore, con qualche Greta, con qualsiasi cosa possa giustificare la riduzione da cittadini a sudditi. Guai ad accontentarsi della benevolenza dello stesso potere che ha creato il problema e che intanto è riuscito ad imporre un sistema di discriminazione sociale che si chiama green pass, utilizzabile per qualsiasi evenienza e qualsiasi problema.