Il parlamento europeo è una geniale invenzione per nascondere il trasferimento dei poteri dalle assemblee elettive dei vari Paesi a decisori privi di qualsiasi mandato se non quello del potere grigio economico: si fa finta di eleggere un certo numero di rappresentanti che in realtà non contano nulla, che non possono fare altro che approvare ciò che propone la commissione dal momento che se pure dicessero no ciò non sarebbe vincolante. Contano tanto poco che qualche giorno fa, quando la Commissione, ha deciso che anche i parlamentari devono avere il green pass per accedere ai loro uffici, soltanto sei di loro si sono ribellati e hanno convocato una conferenza stampa per protestare contro quanto ennesimo colpo inflitto alla libertà. La pattuglia  eccezionalmente piccola per un vulnus così grande ai principi sui quali si dovrebbe reggere l’unione continentale è stata capitanati dal rumeno Cristian Terheș il quale ha anche mostrato alla stampa che naturalmente ha immediatamente provveduto a soffocare la notizia, g i contratti che la commissione ha firmato con le aziende farmaceutiche per l’acquisto dei vaccini la cui visione è stata concessa ai parlamentari europei dopo un anno di insistenti richieste.

Ebbene si tratta di pagine quasi interamente censurate, piene di cancellazioni, insomma una vera e propria beffa. E allora ci si chiede cosa è stato scritto in quei contratti che non si può a nessun costo rivelare sebbene i cittadini dell’Unione abbiano tutto il diritto di saperlo? Quale infame mistero si cela dietro quelle carte che sono e devono rimanere misteriose? Possiamo immaginare molte cose:  che per esempio siano stati presi degli accordi su come agire nel caso di un numero molto altro di reazioni avverse ( che è esattamente il caso di fronte al quale ci troviamo) così da non mettere sotto accusa le aziende produttrici anche se si scoprisse che la documentazione presentata per ottenere le autorizzazioni di emergenza si rivelassero manipolate (e anche questo è il caso) o che magari sono stati  in qualche modo esplicitamente previsti i tempi durante i quali mantenere il divieto di cura, o ancora che siano stati previsti dei benefici nei confronti della burocrazia sanitaria continentale come ringraziamento per aver imporre la diffusione di preparati inutili. E ultimo, ma non ultimo, che si fosse già previsto di moltiplicare ad libitum le dosi. In ogni caso non si può giustificare il fatto che un cosiddetto parlamento non abbia nemmeno un piccolo sussulto di fronte alla censura di contratti così delicati e che sono comunque contratti pubblici, a meno che nel frattempo non si riconosca che la Commissione stessa non è altro che un’azienda privata, status che forse aderisce meglio alla realtà.

In ogni caso la sottomissione degli eurodeputati a un arbitrio di questo genere conferma che essi sono perfettamente coscienti della loro funzione puramente decorativa e dunque in cambio di 20 mila euro al mese, più l’eventuale quota versata dalle lobby, sono disposti ad accettare qualsiasi cosa persino la visione di contratti censurati come se si trattasse di lettere dal Gulag e di starsene belli zitti. Insomma si discriminano le persone in base alla volontà a o meno di vaccinarsi, si impedisce il lavoro e la vita sociale di chi non vuole farsi pungere con i preparati genetici sperimentali contro ogni principio europeo e nello stesso tempo si censurano le informazioni essenziali sui vaccini stessi: i contrati infatti non necessariamente riguardano la sola parte economica, ma investono anche quella medica e sanitaria e tuttavia si pretende che i cittadini e persino ai parlamentari non sappiano cosa c’è scritto nei capitolati di acquisto. Ciò dovrebbe rendere invalido qualsiasi “consenso informato” dal momento che non lo è per nulla.