Sorpresa nella Nato: un gruppo di alti ufficiali francesi, riunito nel gruppo Cercle de Réflexion Interarmées, hanno scritto una lettera aperta  al segretario generale dell’alleanza,  Jens Stoltenberg intitolata “Nato 2030: dobbiamo fermare questo pazzo treno prima che sia troppo tardi!” La missiva si riferisce allo studio Nato 2030, presentato il 18 febbraio scorso e che enuncia  in sostanza una doppia linea di azione contro la Russia e contro la Cina. La tesi degli alti ufficiali francesi è che l’alleanza ovviamente dominata da Washington stia cercando a tutti i costi di creare una inesistente minaccia russa per arruolare l’Europa  nella lotta degli Usa per contenere la Cina. E questo gioco riesce anche grazie all’aggiramento della regola del consenso attraverso vari sistemi, ma soprattutto con “la delega di autorità al Saceur , vale a dire al comando americano  dell forze alleate in Europa, sulla base dell’efficienza e dell’accelerazione del processo decisionale.”

La lettera  (qui la versione integrale) prosegue con toni molto più duri: “Leggere questo progetto “Nato 2030” mette chiaramente in luce un monumento di pacifica malafede, silenziosa disinformazione e strumentalizzazione di questa “minaccia russa”, una “minaccia” pazientemente creata e poi mantenuta, al fine di “mettere in riga” gli alleati dietro gli Stati Uniti, in vista della lotta incombente con la Cina per l’egemonia mondiale. Questo è il motivo per cui, signor Segretario generale, prima di ogni altra considerazione sul futuro come proposto nel progetto NATO 2030, è importante fare il punto sulle cause e sulla realtà di questa minaccia russa, attraverso alcuni richiami storici di seguito”. I militari francesi sostengono che solo “una monumentale malafede”  può giustificare il fatto che sia passati dal “partenariato costruttivo” al malvagio orso russo di oggi.

“È infatti la NATO che, a partire dagli anni ’90, ha intrapreso una marcia forzata nel suo allargamento verso est, certamente su richiesta dei paesi interessati, ma dimenticando le assicurazioni date alla Russia nel 1991 durante la firma del Trattato di Mosca  che anno dopo anno ha avvicinato i suoi eserciti ai confini della Russia, approfittando della decomposizione dell’ex Urss. È infatti la NATO che, senza alcun mandato delle Nazioni Unite, ha bombardato la Serbia  per 78 giorni, con più di 58.000 sortite aeree, e questo sulla base di una vasta operazione di manipolazione dell’Alleanza, (il presunto piano serbo “Potkova” e l’affare Racak), avviando così, contro ogni legittimità internazionale, la creazione di un Kosovo indipendente strappando parte di esso uno stato sovrano, in nome del il diritto dei popoli all’autodeterminazione, umiliando così la Russia attraverso il suo alleato serbo. Questo principio di autodeterminazione sarebbe a geometria variabile, non vale quando si tratta della Crimea composta da oltre il 90% dei russi e che si unisce alla Russia senza colpo ferire ?

È stata la Nato che nel 2008, forte della sua dinamica “conquista dell’Est”, ha rifiutato la mano tesa dalla Russia per un nuovo “Patto di sicurezza europeo” che mirava a risolvere i conflitti irrisolti:  Abkhazia e Ossezia del Sud) in cambio di una certa neutralità da Georgia, Ucraina, Moldova – vale a dire dall’immediato “entroterra” russo – nei confronti della Nato. Ed è sempre con questo stesso spirito di conquista, percepito come un vero e proprio strangolamento dalla Russia, che si è scelto, nel 2010, di favorire i gravi turbamenti dell ‘”Euromaidan”, un vero e proprio colpo di stato che ha portato all’eliminazione. del presidente ucraino legalmente eletto, considerato troppo filo-russo, in vista di proseguire la politica di riavvicinamento dell’Ucraina alla Nato”.

La missiva prosegue mostrando come la Nato abbia fatto di tutto per alterare i trattati sui missili per poterla meglio circondare “Quindi sì, signor Segretario generale, alla fine di questi vent’anni di sforzi sostenuti da parte della NATO per ricreare “il nemico russo”, essenziale per la sopravvivenza di un’organizzazione teoricamente puramente difensiva, sì, la Russia ha finito per irrigidirsi, e cercre in Oriente la collaborazione che l’Occidente gli ha rifiutato. L’impresa di separare la Russia dall’Europa, portata avanti pazientemente negli anni dai suoi  predecessori e da lei  stesso sotto la costante autorità degli Stati Uniti, è ormai ben avviata, poiché la Russia, finalmente ancora una volta “la minaccia russa”, giustifica gli esercizi più provocatori come Defender 2020 rinviato al 2021, sempre più vicino ai suoi confini, così come i più folli nuovi concetti di impiego mini-nucleare sul teatro europeo sotto l’autorità dell’alleato america  che detiene da solo la chiave.

Ma no, signor Segretario generale, oggi, e nonostante tutti i suoi sforzi, la Russia, con il suo budget militare di 70 miliardi di euro (appena il doppio di quello della Francia), non costituisce una minaccia per la NATO con i suoi 1.000 miliardi di euro, di cui 250 per tutti i paesi europei dell’Alleanza. Ma non è questo il problema, perché ciò che è ora preso di mira con il nuovo concetto della Nato 2030 è un progetto molto più ampio: vale a dire coinvolgere l’Alleanza atlantica nella lotta per l’egemonia mondiale annunciata tra Cina e Stati Uniti. Non è tutto, perché non solo  si pensa pensi di trasformare la NATO,  un’alleanza difensiva costruita per proteggere l’Europa da un nemico che non esiste in un’alleanza offensiva contro un nemico che non esiste per l’Europa.

Signor Segretario Generale,

questa organizzazione, da quando ha perso il suo nemico, non ha mai smesso di gettarsi a capofitto nella giustificazione politica della conservazione del suo strumento militare, riforgiando il suo nuovo nemico russo, che oggi tende a diventare un pericolo per l’Europa. E non contenta di aver fatto perdere all’Europa l’opportunità di una vera pace duratura desiderata da tutti, inclusa la Russia, la Nato animata solo dalla preoccupazione della sua sopravvivenza e della sua estensione, ha  provocato un vasto riarmo su entrambi lati dei confini della Russia, dal Baltico al Mar Nero, mettendo in pericolo la pace in questa Europa, che ora considera solo come il suo futuro campo di battaglia.

Come si vede si tratta di j’accuse durissime che per la prima volta contestano tutta la narrativa della Nato e dunque anche dei ceti politici subalterni e dei loro media. Verrebbe da chiedersi il perché di una posizione una posizione così “antagonista” da parte di militari e se essa sia stata in qualche modo “autorizzata” dal vertice politico: rimane  l’evidenza che l’Europa come continente non ha alcuna possibilità di sopravvivenza senza conquistarsi uno spazio di autonomia da Washington:  né in guerra dove sarebbe distrutta al primo attacco, né in pace dovendo rinunciare a un intesa con il suo naturale retroterra euroasiatico. Insomma morire o vivacchiare per Washington. Mais non, va te faire foutre.

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