I dissidenti dell’arcipelago google

Sono stato sempre diffidente nei confronti di coloro che al tempo della guerra fredda venivano chiamati dissidenti, per il fatto che le loro contestazioni, per giuste che fossero, finivano per essere estrapolate dal contesto politico – storico in cui nascevano e inserite in una macchina da propaganda che le banalizzava in funzione filo occidentale e fili imperiale. Tanto che col passare del tempo e caduto il muro di Berlino spesso era proprio la strumentalizzazione che creava il dissidente piuttosto che il contrario. E tuttavia il termine, divenuto sordido nel tritacarne dei servizi segreti, ha cambiato di senso e di significato quando anche l’occidente ha cominciato ad avere i propri dissidenti, ovvero persone perseguitate per avere esercitato quella libertà che doveva essere garantita e in nome della quale in passato si esaltavano i vecchi dissidenti del mondo sovietico e comunista: alcuni nomi li conosciamo tutti, Julian Assange, Chelsea Manning, Edward Snowden ma potremmo citarne anche molti altri che sono stati colpiti, isolati, infangati, strappati alle loro cariche grazie a volgari e palesi trappoloni, vedi, tanto per fare un esempio, Strauss Kahn. Si tratta sempre di uomini molto scomodi, di persone che hanno infranto il velo di Maia degli arcana imperii o che hanno turbato il Truman Show che viene servito alle sempre più esangui coscienze e menti occidentali.

E tuttavia non basta: al contrario delle dittature le sempre più pseudo democrazie occidentali hanno instaurato una censura morbida e praticamente invisibile che consiste nella concentrazione in pochi gruppi di potere di tutte le fonti di comunicazione e di informazione principali così da annegare nel rumore di fondo qualsiasi altra voce. Chi non sta al gioco non viene sbattuto in galera, viene semplicemente reso marginale e irrilevante e se non basta trattato come un malato di mente: si troverà sempre qualche imbecille fallito che attesterà questa diagnosi. Ma da qualche tempo questo non basta più al sistema perché man mano che cresce il furto di libertà in cambio di una pseudo sicurezza adulterata e invocata a seguito di minacce provocate se non direttamente organizzate dal sistema stesso. in parecchi Paesi “liberi” si è cominciata a mettere a punto una legislazione che contempla e punisce il reato di opinione: si tratta di un processo inevitabile perché più cresce l’omologazione più le diserzioni dalle verità ufficiali per quanto limitate e circoscritte risaltano e rischiano di attirare l’attenzione, di allargare lo strappo nel sipario mediatico che divide matrix dalla realtà. Così in Germania si fa una legge che proibisce di mettere in discussione il vaccino come se fosse il Santo Graal, cresce la violenza della repressione nelle piazze anche se naturalmente i report di quanto accade per esempio in Francia vengono edulcorati o cancellati, mentre le major della rete si sono mosse in maniera massiccia per cancellare i contenuti di qualsiasi tipo che non piacciono ai miliardari loro padroni. Che questa censura venga giustificata col fatto che si tratta di società private le quali  possono scegliere cosa sia vero o meno è solo uno degli evidenti sintomi di declino morale e intellettuale dell’occidente.

Naturalmente questa escalation è un segno di debolezza per la governance globalista la quale per affermare le proprie verità ha ormai bisogno di gettare la maschera della libertà, ma alla luce di quanto sta accadendo con la pandemia possiamo credere che tale maschera sia ancora necessaria? La legittimazione appaurata di una semplice ondata influenzale fatta passare da peste bubbonica, truccata nei numeri, ma esiziale per la cura delle altre malattie, l’ubbidienza a misure di contenimento palesemente inconsistenti, contradditorie, medioevali e ridicole dovrebbero aprire gli occhi a tutti se soltanto questi tutti volessero vedere, ma purtroppo non è così: dunque c’è un’autostrada aperta verso la messa in mora delle costituzioni e il varo di leggi liberticide. Non ho la minima speranza che generazioni  abituate alla passività e all’effimero, a un concetto di libertà rudimentale, riescano a difendere se stesse andando oltre alla semplice disillusione. Certo non è con questa enorme massa di potenziali inerti, di atarassici sul divano che l’occidente potrà mantenere la sua posizione di dominio globale che si va letteralmente disintegrando come sarebbe facilissimo vedere se si potesse avere una nozione della realtà. Ma la cosa più strana dal punto di vista personale è che in tarda età mi ritrovo io stesso ad essere non più un critico, ma letteralmente un dissidente per fortuna così piccolo da sfuggire, almeno per ora, ai filtri censori anche se non alle attenzioni della Digos. Del resto ormai siamo tutti in un arcipelago google, in città lager dove spadroneggiano i capò del globalismo.

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