Fare e disfare un’epidemia

First Image of a Black HoleL’anno scorso fu presentata, con un enorme battage mediatico, la prima foto fatta a un buco nero che è diventata poi anche l’immagine dell’anno secondo le classifiche orribilmente idiote che arrivano da oltre atlantico. Peccato che fosse un falso assoluto: sono state  prese le onde radio emesse da ciò che in relazione alla scienza standard possiamo interpretare come un buco nero circondato da gas che si precipitano nell’orizzonte degli eventi e sono state “tradotte” in un’immagine, dunque un’operazione dotata del suo fascino se fosse stata proposta nei suoi limiti, ma che  diventa ambigua se si vuole far credere che sa sia davvero una foto, cosa peraltro in qualche modo suggerita dagli stessi scienziati che hanno preso parte all’impresa:  “Quello che stiamo guardando è un anello di fuoco creato dalla deformazione dello spazio-tempo. La luce vortica e sembra un cerchio” disse a commento l’astrofisico Heino Falcke. Ma non c’era alcuna luce, perché era solo immaginata. La stessa cosa accade con i virus e con quello che ha segnato l’inizio dell’agonia occidentale, oltreché italiana, il famigerato coronavirus.

Per antica abitudine siamo abituati a pensare in termini di batteri e dunque anche dei postulati di Koch per capire se un organismo è infettato da determinati microrganismi secondo i quali:  il presunto agente responsabile della malattia in esame deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia; deve essere possibile isolare il microrganismo dall’ospite malato e farlo crescere in coltura; tutte le volte che una coltura del microrganismo viene inoculata in un ospite sano e suscettibile alla malattia questi si ammala; il microrganismo deve poter essere isolato nuovamente dall’ospite infettato in via sperimentale. Tuttavia i batteri possiamo vederli perché sono veri e propri organismi che vivono al di fuori delle cellule, mentre i virus no perché sono frammenti nanoscopici di materia organica che si moltiplicano dentro le cellule: ciò che “vediamo” sono dei sequenziamenti genici prodotti  delle ricostruzioni computerizzate a partire da alcune frammenti di Rna o Dna. Di qui nasce l’oggettiva difficoltà a seguire i postulati di Koch e a dimostrare il collegamento tra virus e malattia, cosa che può essere tanto più ardua quando l’agente patogeno produce sintomi generici, quando fa parte di una famiglia piuttosto diffusa nell’organismo umano, come i coronavirus, responsabili di molte patologie generalmente leggere delle vie aeree e quando ci si trova di fronte a un patogeno nuovo, non ancora ben conosciuto.

Questo pone dei problemi non da poco sul piano teorico perché l’esistenza presunta di un qualunque ente con determinate influenze sull’insieme sia esso un buco nero o un virus, influenza enormemente la ricerca perché come sempre accade si è più disposti a vedere ciò che ci si aspetta, eliminando le altre possibili ipotesi e attribuendo a questo riconoscimento un valore di prova per la teoria stessa. Trovo questo problema circolare assai più affascinante di qualunque falsa fotografia, ma uscendo da questi problemi che appaiono così astratti  la difficoltà di individuazione di un virus  porta al fatto che nei laboratori di analisi di fronte a sequenze di Rna non ben identificabili presi dai tamponi, ( ma il medesimo problema sia pure in termini differenti si pone anche per le analisi sierologiche) l’ordine di servizio è stato quello di attribuirli comunque al coronavirus. Insomma la pandemia è un po’ come la fotografia del buco nero solo che quest’ultima è un diversivo immaginativo su qualcosa di necessario per tutto il sistema standard della fisica, ancorché sia per molti versi problematico,  mentre il coronavirus è una semplice variabile in un campo dove le conoscenze sono veramente scarse e dove è anche più facile barare o cadere in errore o avere opinioni variabili come accade ai virologi da televisione. Al punto che la maggiore obiezione contro chi considera inutili le mascherine perché a maglie troppo larghe per fermare il virus è che nessuno può dirlo visto che non sappiamo quasi nulla di questo patogeno anche se abbiamo miriadi di immagini di fantasia, puri e semplici disegni. A tale proposito, visto che ci sono, debbo lamentare il fatto che molte persone non abbiamo compreso come il numero dei morti attribuiti al Covid è meno in relazione con le misure prese che con i criteri con cui sono classificati i decessi: tanto per fare un esempio in alcune aree il malato terminale di cancro con coronavirus viene considerato correttamente  un morto per cancro, in altre in maniera impropria un morto per Covid. In questo senso gli indirizzi generali che alla fine sono determinati dalla dialettica politica, possono fare o disfare un’epidemia e costituire una falsa fotografia della realtà.

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