Virus, danno ancora i numeri

dare-i-numeri-1Mi limito a ripubblicare parte di un post di una settimana fa sui dati diffusi nei primi giorni aprile dall’Istat per “preparare” il terreno all’allungamento della segregazione: con un trucco statistico che non sta né in cielo né in terra l’ Istituto fa figurare che nei primi tre mesi dell’anno vi sia stato il 20 per cento dei morti in più. Ripubblico perché  i giornaloni si sono serviti della manipolazione del resto preparata ad hoc per spargere ancora un po’ di terrore , specie in un momento in cui in tutto il mondo è cominciato il reflusso della narrazione pandemica e il governo sta cercando di portare a termine l’operazione Mes prima di essere costretto a riaprire qualcosa.  

Oh i numeri, la struttura del mondo fin dai tempi di Pitagora e del suo teorema che disgraziatamente era già stato formulato in India da Baudayana tre secoli prima senza che però la cosa sia mai stata presa in considerazione. Tuttavia i numeri bisogna saperli leggere altrimenti possono diventare la base di qualsiasi fantasia o narrazione ingannevole, compresa quella di una terribile epidemia da sfruttare per la  lotta di classe al contrario passando dallo stadio di crisi sanitaria per diventare  crisi economica, crisi finanziaria e in definitiva crisi sociale che si va a sostanziare anche nello sdoganamento di controlli capillari dei cittadini, dei loro movimenti, delle loro idee e dei loro contatti. Cosa per la quale – tanto per fare un esempio –  già da tempo Google e Microsoft hanno annunciato la realizzazione di un sistema di controllo via cellulare per scansionare i movimenti degli “infetti” ma anche dei loro contatti, idea subito accolta nelle sue accezioni più primitive e più spontaneamente fasciste dai più dementi tra i ducetti italiani della crisi che in maniera molto più primitiva . Per ottenere questo scopo bisogna ovviamente usare a piene mani il terrore e in sostanza enfatizzare sia la presunta origine del virus, ossia la Cina, sia la catastrofe che incombe per sparigliare il mazzo di carte non esaltanti in  mano all’elite. Insomma far saltare il tavolo con un trucco per non perdere.

In brevissimo tempo, anzi in men che non si dica il Covid è saltato dalla Cina all’Italia che è diventata il maggior serbatoio mondiale di contagio oltreché il Paese con in assoluto il maggior numero dei decessi e una mortalità decine di volte superiore a quella di altri Paesi come Svezia, Germania, Corea e la stessa Cina. Tutte cose piuttosto singolari che dovrebbero indurre i cittadini a riflettere sulla tenuta del sistema sanitario e sulla sua qualità della risposta piuttosto che su provvedimenti uccidi economia come la parziale segregazione dell’intero Paese, la cui utilità è negata da tutta la letteratura medica, ma che nello specifico risulta  costruita in modo totalmente insensato essendo frutto di una governance centrale e locale di infimo livello: così si può andare in metropolitana, ma non si può passeggiare nei parchi da soli, i bimbi e i ragazzi  che tra altro sono del tutto insensibili al virus, non vanno più a scuola, ma possono andare al supermercato, si mandano gli elicotteri e i droni a controllare le grigliate in terrazza , ma quando molta gente si sposta in barba ai divieti e forma ingorghi  come è accaduto nel periodo pasquale in parecchie aree del Paese, la sorveglianza  si squaglia ben sapendo che si potrebbe accendere la miccia di una immensa deflagrazione: abbiamo un governo che ormai campa sul coronavirus e sulla paura, più essa dura, più dura lui.

In occasione dell’estensione della segregazione al 4 maggio l’Istat  che ricordiamo, dipende dal Ministero dell’economia e dunque non è terzo e indipendente rispetto al governo, tira fuori dal cilindro statistiche parziali con le quali si dice, non c’è trucco, non c’è inganno, la mortalità generale nei primi tre mesi di quest’anno quest’anno è aumentata e dunque le misure di segregazione sono pienamente giustificate.  In uno specchietto ci viene mostrata la mortalità generale per qualunque causa di gennaio, febbraio e marzo negli ultimi cinque anni:

  • 34.339 decessi nel 2015
  • 30.411 decessi nel 2016
  • 35.018 decessi nel 2017
  • 33.520 decessi nel 2018
  • 33.575 decessi nel 2019
  • 40 244 decessi nel 2020 

e dunque ci sarebbero 6.669 morti in più  rispetto all’anno precedente, un aumento ovviamente attribuito tout court  al Covid 19 che giustificherebbe le misure  che stanno facendo letteralmente crollare l’economia. In realtà il trucco c’è e basta leggere la nota in cui l’Istat ci spiega che le cifre si riferiscono non a tutti i comuni del campione che rappresenta comunque un quinto di quelli italiani) , ma solo ai 1084 “con un numero di decessi che, nel periodo 1° gennaio – 28 marzo 2020, è risultato superiore o uguale a 10 unità e che nel mese di marzo del 2020 hanno presentato, rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019, un incremento della mortalità pari ad almeno il 20%” Insomma, tanto per dirla in soldoni hanno artatamente scelto i comuni dove si sono verificati il maggior numero di decessi, per rendere il dato più allarmante possibile in termini percentuali, ma siccome si tratta di una piccola parte dei comuni può benissimo darsi che la mortalità generale sia aumentata di pochissimo o persino diminuita come sta accadendo in Gran Bretagna dove il Covid 19 è stato depennato dal novero delle malattie infettive gravi. E di certo non si può proiettare questo dato come fanno i più scalmanati coviddisti ad ogni realtà. Vi faccio notare anche un’altra cosa, ovvero che nel  2017 c’è stato un aumento di morti (sempre sulla base dei medesimi comuni) di 5226 persone rispetto all’anno precedente,  quindi un ordine di grandezza assolutamente paragonabile a quello attuale senza che per questo nessuno si sia sognato di  chiudere il Paese, anzi senza che nessuno ne abbia mai parlato. Insomma c’è una certa oscillazione che dovrebbe indurre a considerare in maniera meno allarmistica le cifre, a parte la doverosa prudenza nell’attribuire comunque i decessi al coronavirus vista l’aleatorietà dei test. Basta tenere conto che in Italia muoiono annualmente circa 620 mila persone, ma con oscillazioni grandissime di anno in anno e tanto per fare qualche esempio nel 2012 sono decedute 612.883 persone, nel 2013 600.744, nel 2014 ancora meno ovvero 598.364, ma nel 2015 sono state 647.571 con un aumento di 50 mila morti passato nel più assoluto silenzio una, cifra del resto  di qualche migliaio inferiore a quella del 2017 , cioè 649.061 decessi che l’anno scorso sono stati 647.000. Dunque la cifra di questo olocausto virale con i 6669 morti eccedenti va vista in questa prospettiva.
Se poi andiamo a leggere dove si è verificato in specifico l’aumento dei decessi possiamo facilmente vedere che i due terzi  dei morti  in più rispetto allo scorso anno si è avuto nei comuni della provincia di Bergamo con 2043, seguiti da quelli del Bresciano 879, del Milanese con 639 e del Lodigiano  con 296, rendendo impossibile estendere il dato a livello nazionale e inducendo a ricercare cause specifiche. Tutte  le altre provincie hanno avuto numeri molto minori, anche considerando che stiamo analizzando i centri col maggior numero di decessi e dunque in queste zone l’effetto Covid sta dentro le comuni  oscillazioni tra anno e anno.

Dunque non siamo per nulla di fronte alla peste, ma più che altro al crollo del sistema sanitario in generale e a quello lombardo in particolare, semi privatizzato che fino a ieri  veniva preso a modello di eccellenza e che invece è miseramente naufragato alla prima ondata più forte del normale. Sarebbe compito di un Paese civile capire perché e cosa è davvero successo in quelle corsie, anche se le prove sono ornai state bruciate e il governo ha decretato l’impunità, invece di produrre generici epicedi funebri. Così si può spiegare  l’enorme differenziale italiano in fatto di decessi a fronte delle più severe e generalizzate misure di contenimento: il problema non è non venire a contato col virus, che comunque è già ampiamente diffuso, ma di avere buone e opportune cure, se per caso si è in quel 5 per cento di persone che hanno sintomi importanti, invece di rischiare di morire di ospedale come accade a 50 mila persone l’anno.  Il vero dato drammatico è invece l’ aumento di decessi che si è man mano verificato a partire dalla crisi del 2008: prima di allora praticamente la mortalità generale era di 50 70  mila persone in meno all’anno rispetto alla media attutale, combinato disposto tra condizioni di vita in via di peggioramento, minore accesso alle cure, distruzione progressiva del sistema sanitario: il virus, quello vero, è proprio lì.

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