Black Friday for future

151727731-80332fb3-0a43-4aa5-9478-dd9bfb3398ffOrmai non riempiono più le piazze e per la verità fanno fatica anche ad affollare i salotti buoni, cosi ci sono sono sinistre che si compiacciono dei cortei per Friday for future e fanno finta che abbiano qualcosa a che vedere con loro per consolarsi. Se almeno ricominciassero a parlare italiano si renderebbero conto che Venerdì per il futuro suona già dal nome come una cazzata, una stupidaggine, un fatto rituale non diverso dal black Friday o dai famosi “Giorni” dedicati a qualunque cosa dalla nonna in carriola, alla terra, a questo e a quell’altro semplicemente per stimolare i consumi e gettare fumo degli occhi. Beh almeno questo è consolante perché i riti sono ormai le loro uniche ragioni di vita,  ma non si accorgono che così stanno compiacendo gli avversari che riescono a  portare in piazza gente la quale non ha la minima la minima idea di lavorare proprio per coloro che devastano il pianeta e creano milioni di diseredati, di morti, di profughi. Peggio ancora se ci si illude che civettando con queste cose si può riuscire a rientrare in partita: si partecipa solo all’inconsapevolezza generale rendendola più ancora più omologata e trasformando tutto in evento da selfie.

Fa veramente  tristezza vedere come il potere abbia la capacità di mobilitare le persone contro i propri interessi o i propri ideali, persino riuscendo a bypassare la loro lingua per accedere a un gergo conformista globalizzato (il titolo di questo post li scimmiotta adeguatamente)  e non parlo solo di quelli in piazza che ci vanno per un giorno di vacanza, scrivono i temini, ma poi esigono il cellulare di moda, i jeans firmati, la scarpa giusta magari fatta da ragazzini di 8 anni e il motorino: l’incoerenza di cui sono vittime è stata semplicemente trasmessa loro dagli adulti che si sono arresi tanto tempo fa. Parlo anche di chi pensa di impegnarsi entrando nelle organizzazioni vagamente umanitarie che fino a qualche anno fa esprimevano la cattiva coscienza dell’occidente e oggi invece fanno pienamente parte della logistica del potere neo coloniale. Possibile che non ci si chieda, anche solo per pura curiosità, come è possibile che si organizzino in pochi mesi eventi mondiali di questo tipo quando ci vogliono settimane per mettere assieme una cena fra amici? E’ possibile ahimè, nonostante le informazioni non richiedano particolari capacità investigative visto che sono facilmente reperibili: bene questi “venerdì per il futuro” sono  sponsorizzati da soggetti come la Banca mondiale che ha assetato metà pianeta e persino da soggetti legati alla Cia, come l’ International Tibet Network e il famigerato National Endowment for Democracy, ma sono stati organizzati principalmente da One Campaigne,  finanziata in un primo momento da Bill Gates e fondata ufficialmente da Bono Vox  perché naturalmente serviva un personaggio conosciuto e pop come punto di attrazione. Si tratta di una no- profit, naturalmente con sede a Washington, come del resto la totalità delle organizzazioni umanitarie o pseudo tali che fanno riferimento ad essa e di cui fa parte gente inequivocabile come ad esempio Tony Blair l’umanitario della guerra in Irak e  Luisa Neubauer, oggi braccio destro di Greta Thunberg, ma, almeno fino a qualche tempo fa nel gruppo dirigenziale della Open Society di Soros. E infatti la Open Society figura tra i maggiori contributori, assieme a Bank of America, Coca Cola, Kraft, Bloomberg, Microsoft, Google e Apple. Insomma i massimi rappresentanti del cartello mondiale responsabile dell’inquinamento ambientale.

E non solo, ma anche tra i principali attori del disastro umanitario in Africa dove si trovano i  minerali necessari ad alimentare il mercato dei computer e dei telefonini e la loro dinamica di profitto. Non è che senza coltan, la preziosa materia prima rapinata al Congo ed altre nazioni africane non si possono fabbricare le stesse cose, ma non agli stessi livelli di profitto e soprattutto senza poter sfornare ossessivamente nuovi prodotti del tutto inutili, fatti per durare pochissimo e tenere così vivo il mercato con ricarichi anche di 20 volte il costo di produzione. In questo modo i soli cellulari sono responsabili dell’ 11% delle emissioni totali. Se poi si calcola tutta la filiera dall’estrazione, al trasporto, alla lavorazione, particolarmente inquinante, si raggiunge una cifra superiore a quello di tutto il parco automobilistico mondiale. Per giunta tutto questo si traduce in immensi cimiteri elettronici da smaltire visto che solo l’uno per cento dei cellulari viene riciclato.

Ma l’insieme di queste attività prodotte da chi finanzia le manifestazioni ecologiche sta anche provocando un disastro umanitario senza precedenti che finora è costato non meno di 11 milioni di morti  nel solo Congo (cifre Onu e dunque semmai errate per difetto) e straordinarie migrazioni di popolazioni che poi si riflettono sul mediterraneo. Non c’ da stupirsi se One Campaign sia stata tema di violente critiche da parte di intellettuali africani e si sia scoperto che solo l’1,2 per cento dei fondi vanno a cause benefiche o presunte tali, cosa peraltro comprensibile visto che l’organizzazione non è altro che un tavolo pubblicitario e promozionale, argomento con la quale appunto si è difesa. Dunque esiste non solo una contraddizione di carattere ecologico fra organizzatori e tema delle manifestazioni, ma c’è anche sullo sfondo un cuore di tenebra.  Sarebbe stato molto meglio che i manifestanti si fossero impegnati a non usare il telefonino per ameno 24 ore e a non cambiarlo per almeno 4 anni: ma questa sì che sarebbe stata una cosa seria e impegnativa, non un un semplice evento mondano organizzato dai soliti noti il cui unico scopo è quello di fornire copertura alla devastazione. Dopotutto un sms val bene una vita.

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