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Attorno alla merda di elefante

A_Pile_of_Dung_CakesUna vecchia barzelletta,  risalente agli ’70, racconta di uomo il cui lavoro consisteva nello spalare e smaltire la merda di elefante dopo il passaggio del circo, attività che lo faceva puzzare terribilmente, nonostante tutti i tentativi di togliersi di dosso l’odore penetrante che teneva a distanza le persone. Così un vecchio amico gli chiese perché continuasse a fare quel lavoro e non si dedicasse ad altro, ma lo spalatore rispose: “Cosa? E dovrei rinunciare al mondo dello spettacolo?” In realtà più che una storiella ironica sulla voglia di apparire ad ogni costo che già cominciava fare i suoi danni, essa delineava genialmente piano di battaglia del neoliberismo che alla fine di quel decennio si stava sviluppando con lo straordinario vigore delle erbacce: spalare merda di elefante con la convinzione di essere dei vincenti o dei protagonisti, sopportare qualsiasi sfruttamento in vista di una quasi inesistente possibilità di entrare nell’eden dei ricchi e/o famosi invece che cercare attraverso le battaglie sociali di diminuire per quanto possibile le disuguaglianza era  la chiave per dare una spallata psicologica alle socialdemocrazie, cosa che infatti avverrà nel giro di pochissimo con Reagan e la Thatcher, oltre che con il dissolvimento dell’Unione sovietica.

In fondo non ci vuole molto, basta agitare il bastone con chi resiste e la carota con gli illusi, basta trasformare attività inutili e/o superflue con titoli altisonanti inventati dalla “burocratia” privata e aziendale, meglio se nella lingua originale degli inganni, basta far credere che il nulla sia considerato creativo e innovativo, che il nuovo senza qualità sia un valore in sé. Del resto quando quella barzelletta cominciò a circolare era ancora viva la speranza, peraltro ben fondata che il progresso della tecnologia avrebbe diminuito di molto gli orari di lavoro, anzi in Gran Bretagna e in Usa si era calcolata una settimana di 15 ore proprio per il novero di anni che viviamo adesso. Questa ovviamente era una prospettiva nata all’interno della socialdemocrazia, ma non stava affatto bene ai padroni del vapore che avrebbero visto calare i loro profitti e comunque il loro peso e la loro influenza sulla società. Così dopo 40 anni bisogna constatare il fallimento di quelle distopie ancorché il progresso tecnologico ci sia effettivamente stato e forse in maniera superiore al previsto: oggi chi lavora, lavora molto più di prima per un salario minore, mentre cresce la massa di disoccupati, sotto occupati, nulla facenti dietro prestigiosi biglietti da visita oppure illusi resilienti ad ogni realismo che svolgono attività del tutto superflue. Il tutto tenuto insieme dalla orrida subcultura della masterizzazione e delle università in gran parte ridotte a licei fuori tempo massimo o a scuole professionali di modesta capacità.

Come mai quello che allora pareva un futuro inevitabile si è tramutato in questo presente che non ha nulla da invidiare alle deiezioni pachidermiche? In parte questo sembra dovuto all’iperproduzione  e all’iper profitto, ma al fondo si è trattato di una scelta politica delle elites economiche nord americane ed europee che temevano l’impatto sociale di una popolazione con salari decorosi, con lavori effettivamente utili e con molto più tempo libero rispetto al passato: per quanto i meccanismi di persuasione consumistica potessero diventare sofisticati, per quanto essi – come poi è effettivamente avvenuto – possano essere usati nel politico, tutta la struttura capitalista ne sarebbe stata profondamente scossa e assieme ad essi la galassia padronale comprese le forze politiche di riferimento. Quindi so è scelta un’altra strada, ma adesso, a quasi mezzo secolo dall’inizio di quel processo, ci si trova davanti al problema di una progressiva e oggettiva diminuzione del lavoro umano sia nella manifattura, che nei servizi e persino della progettazione, così che il lavoro inutile e/ o quello sottopagato. ovvero il lavoro più controllabile per definizione, non basta più a colmare i vuoti di domanda aggregata che si sono formati. Dunque il controllo sociale può essere assicurato solo con derive autoritarie di vario genere, poiché la libertà è divenuta esclusivamente la libertà del capitale: derive che comprendono anche quelle nascoste solo il velo di aggregazioni politiche ed economiche dove la rappresentanza è puramente rituale. Tra pochi giorni saremo comparse in questa rappresentazione e di certo non vogliamo uscire dal mondo dello spettacolo. Mano alla pala.

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